venerdì 15 febbraio 2013

Su René Guénon e i «Superiori Incogniti» Antonello Balestrieri


  

SU RENE' GUENON E I SUPERIORI INCOGNITI
 

Antonello Balestrieri

Nel n° 89 della «Rivista di Studi Tradizionali» (luglio-dicembre 1999) approfittavamo di una considerazione da noi emessa in una delle puntate del commento al «Documento confidenziale inedito» (allora per noi, ufficialmente, di «autore» ignoto) per ritornare su un argomento che avevamo già toccato, ma che sembrava ancora interessare alcuni dei nostri lettori, i quali parevano avere su di esso idee alquanto confuse. Si trattava della partecipazione giovanile di René Guénon a «scuole» neospiritualistiche del primo novecento, e il nostro scritto fungeva da introduzione alla traduzione italiana di uno dei primi studi di Guénon su tale materia; questo studio ci pareva, di per se stesso, del tutto sufficiente a sgomberare il terreno da ogni sospetto che si potesse ancora intrattenere sulle vere ragioni di simile partecipazione, fondamentalmente intesa, da parte di René Guénon, a documentarsi sulla illegittimità delle pretese all’intellettualità della maggioranza di tali «scuole», e, in questo caso, a demolire gli ambienti che facevano capo a esse, come Guénon stesso ebbe formalmente a dire in una sua lettera a Noële Maurice-Denis (1) a proposito della «Gnose».

Ci rifaremo qui nuovamente alle possibilità di sviluppo lasciate aperte nel nostro commento al «Documento confidenziale inedito» per proporre una documentazione, anch’essa risalente a Guénon, riguardante un altro tema che ha tutte le apparenze di essere spinoso per gli ambienti antitradizionali: quello dell’esistenza, della natura e dell’azione esercitata da coloro che la Massoneria settecentesca chiamava i Superiori Incogniti, delle quali Guénon dibatté dalle pagine del periodico «La France Anti-Maçonnique», vuoi sotto la firma di «Le Sphynx», vuoi anche – nel caso del primo degli scritti che presenteremo – sotto nessuna firma.

Come ricordavamo nella III parte del nostro studio sul «Documento confidenziale inedito» (2), il suo «autore» (la cui identità è ormai diventato di pubblico dominio essere stata quella di Jean Reyor) trovava, riguardo alla collaborazione di René Guénon alla «France Anti-Maçonnique», che essa era contraddittoria rispetto alle posizioni di questo periodico, perché egli parlava di esoterismo in una «rivista, o piuttosto un giornale, ultra cattolico, che aveva quale scopo il combattere tutti gli occultismi [?!] e le società segrete, letto nei presbiteri e nelle sacristie»; cosa che rendeva Reyor «perplesso». Quanto al fatto che Guénon, dalle pagine della «France Anti-Maçonnique» o in altre sedi, si occupasse della «R.I.S.S.» («Revue Internazionale des Sociétés Secrètes») e dei suoi collaboratori, Reyor non faceva mistero di condividere il parere di «quei molti ammiratori di Guénon che in epoche diverse» avevano «espresso la loro sorpresa e il loro rammarico nel vedere quest’ultimo dedicare tanto tempo e attribuire tanta importanza a polemiche con pubblicazioni apparentemente così poco serie e di diffusione così ridotta, quali la "R.I.S.S." e "Atlantis" di Paul Le Cour».

Rispondendo implicitamente a queste succinte e acide affermazioni contenute nel «Documento confidenziale inedito», Marie-France James, come dicevamo nel nostro commento, dava ad esse una clamorosa smentita, dedicando un quarto delle quattrocento pagine del suo libro su «Esotérisme et Christianisme autour de René Guénon» proprio ai rapporti tra R. Guénon e la «R.I.S.S.». Questo stava chiaramente a significare che le riduttive, e meschine, affermazioni dell’autore del «Documento confidenziale inedito» in merito alle relazioni Guénon-«R.I.S.S.» erano lungi dal soddisfare compiutamente gli intenti antitradizionali degli ambienti deliberatamente ostili alle posizioni di René Guénon e che anzi, aggiungevamo, «queste ultime non solo colpivano nel segno ma che questo segno era il "punto sensibile" di una costruzione messa in piedi con cura e pazienza, e che i colpi che veniva inferendole Guénon», con i suoi scritti portanti la firma di «Le Sphynx», «rischiavano di demolire irreparabilmente».

Facciamo ora rilevare che, all’interno delle cento e più pagine consacrate dalla James agli scambi Guénon-«R.I.S.S.», almeno trenta hanno come punto di riferimento la questione dei Superiori Incogniti, questione che travagliò gli ambienti massonici a partire dal secolo XVIII e che ancora oggi si presenta come fortemente enigmatica e, storicamente, irrisolta, almeno quanto ai «documenti scritti», sui quali si appoggiano in modo esclusivo i moderni.

Anche questa proporzione – di un terzo sul totale numerico delle pagine riservate all’argomento – è un indice dell’interesse portato alla specifica questione dagli ambienti antitradizionali, e del resto la stessa James questo interesse lo ribadisce con le seguenti parole: «Se non abbiamo creduto di dover sintetizzare di più questa faticosa [pénible] [?] e ardua controversia, è per la semplice ragione che essa costituisce un documento unico sulla questione dei "Superiori Incogniti", che Guénon non riprenderà [più] in modo così esplicito nel seguito della sua opera, ma che di quest’ultima costituisce nondimeno un asse essenziale» (3).

Per una volta non possiamo fare a meno di dichiararci d’accordo sul giudizio di merito espresso dall’autrice canadese sull’importanza di questa questione, non foss’altro che per ciò che riguarda la forma iniziatica massonica, soltanto che il nostro parere è diametralmente opposto – qualitativamente – a quello a cui Marie-France James cerca di far arrivare il lettore del suo libro: la totale negazione, cioè, di qualsiasi idea di esoterismo che soggiaccia alla tradizione occidentale, giusta l’interpretazione, moderna e antitradizionale, come abbiamo fatto notare nella nota precedente, degli attuali rappresentanti di quest’ultima forma tradizionale.

A questo tipo di conclusione sono tese tutte le citazioni (molto spesso straordinariamente estese) che a questo scopo la James offre ai suoi lettori, nelle parti del suo lavoro dedicate alla trattazione dell’argomento Superiori Incogniti, dagli interventi dei contraddittori di René Guénon che scrivevano sulla «R.I.S.S.», e talvolta persino dalle risposte di Guénon, scelte però queste ultime – naturalmente – in modo che non si contrappongano troppo pericolosamente alla propria tesi negativa.

È quest’ultima considerazione, principalmente, che ci ha suggerito ora l’idea di dare ai lettori della «Rivista di Studi Tradizionali» l’opportunità di giudicare da se stessi sulle posizioni di «Le Sphynx», fornendo loro la possibilità di accostarsi ai testi integrali di Guénon sul tema dei Superiori Incogniti attraverso una traduzione italiana rispettosa dello spirito che animò tutta la sua opera; cosa che non crediamo sia mai stata fatta finora.

Volendo ridurre per così dire all’osso la complessa questione dibattuta negli articoli che presenteremo (intendiamo gli argomenti trattati sia nella «France Anti-Maçonnique» da «Le Sphynx», sia nella «R.I.S.S.» dai suoi contraddittori), si può dire che da quest’ultima parte si trovano alcuni personaggi ( di cui due si fondono in uno solo, essendo il Martigue e il Nicoullaud lo stesso scrittore che si presenta sotto due nomi diversi) che affrontano l’argomento dei Superiori Incogniti come se essi non fossero altro che il prodotto di una mistificazione paragonabile a quella, più recente, dei Mahâtma della «Gran Loggia Bianca», elaborata dai «teosofisti» sulla base di dati tradizionali più o meno abilmente manipolati (a difetto di una vera conoscenza); tale mistificazione gli scrittori della «R.I.S.S.» l’attribuiscono alla Massoneria del secolo XVIII, riducendo perciò quest’ultima a non essere altro che una forma di «occultismo», o peggio.

Dall’altra parte si erge «Le Sphynx», il quale, parlando con piena conoscenza di causa (come provano certe sue affermazioni) delle realtà soggiacenti a ogni tipo di iniziazione (e perciò anche alla forma iniziatica massonica), sostiene, con i piedi ben piantati a terra, che i Superiori Incogniti, per quanto estremamente difficili da conoscere se non da iniziati veri, possono benissimo essere stati «degli uomini in carne ed ossa», formanti «delle "gerarchie spirituali" di cui tutti i gradi potrebbero benissimo essere occupati da iniziati viventi, in modo analogo a quello che troviamo, in particolare, nell’esoterismo musulmano».

Questa schematica ricostruzione, con la quale abbiamo voluto sintetizzare il tenore del lungo scambio tra i collaboratori della «R.I.S.S.» e «Le Sphynx» per facilitarne la comprensione globale ai lettori, se trascura un gran numero di particolari che hanno di per sé una rilevante importanza, fa però capire come da un lato si ritrovi l’incompetenza in fatto di iniziazione dei rappresentanti della mentalità occidentale, i quali si nascondono spesso dietro il paravento di un nozionismo pseudoscientifico, e dall’altro la chiara espressione (4) di un possesso autentico delle realtà toccate.

Cosicché, anche in questa specifica occasione e sconfessando pienamente le insulsaggini di genere eminentemente «exoterico» emesse al proposito da Jean Reyor  nel «Documento confidenziale inedito», si può affermare a colpo sicuro che il «passaggio» di Guénon attraverso gli ambienti della «France Anti-Maçonnique» obbedì al criterio, che gli fu costantemente proprio, di smantellare l’errore tutte le volte che veniva a trovarsi in contatto con qualche intrapresa antitradizionale. Nel caso di questo periodico, il cui titolo rappresentava di per sé lo spirito che lo animava (5), quello che si trattava di scongiurare era il potere negativo di quel prefisso «anti» di cui si fregiava la rivista: se esso si adattava con una certa proprietà e giustificazione allo stato d’animo che animava coloro che della Massoneria si riferissero esclusivamente ad alcune apparenze esteriori, corrispondenti a un accumulo di errori e deviazioni di cui l’avevano coperta nel tempo i suoi stessi aderenti, non si addiceva però alla realtà profonda veicolata dalla forma tradizionale massonica, iniziatica in senso proprio; ma chi esisteva, in Occidente, che fosse dotato della competenza necessaria a operare la discriminazione del vero dal falso in questo campo se non l’essere che assunse in tale circostanza la denominazione, – quanto mai appropriata! – di «Le Sphynx»?

Fu dunque questo uno dei primi compiti visibili che si assunse il «giovane» René Guénon, e ciò senza che gli fosse necessario scrivere una sola parola di sapore «agiografico» per l’organizzazione che rappresentava la forma iniziatica massonica; è dello svolgimento di tale compito iniziale che offrono testimonianza gli articoli che presenteremo. Tutto quel che è indispensabile, oggi come ieri, per seguire il filo – anche rigorosamente logico – delle enunciazioni di Guénon in merito ai Superiori Incogniti, è però – naturalmente – una sufficiente dose di acume intellettuale, di perseveranza nel tener dietro al fluire dell’esposizione e, anche questo è assiomatico, di interesse per la materia trattata e di consapevolezza della sua importanza.

Accessoriamente faremo notare la totale padronanza che degli eventi storici l’autore di queste pagine dimostra di possedere, sia che scriva sotto il nome di «Le Sphynx» o sotto nessun nome: anche questo particolare – che a qualcuno potrebbe sembrare a torto insignificante – ha ai nostri occhi la sua notevole importanza. Come affermano i taoisti cinesi, «anche la verità storica non è conclusiva se non quando deriva dal Principio»; ma quando essa – come a noi appare rileggendo le pagine che proponiamo qui ai nostri lettori – si presenta sotto queste condizioni, diventa, al pari di tutte le altre considerazioni che soggiacciono a simile legge, una forza fra le più potenti per lo smantellamento di errori e pregiudizi.

Quest’ultima nostra affermazione può parere esagerata se applicata agli scritti «giovanili» di Guénon di cui si troverà nella «Rivista di Studi Tradizionali» la traduzione a partire dal n° 93; per darle una spiegazione esauriente e per aiutare a capire in qual modo tali scritti vadano letti perché siano intesi secondo tutta la loro portata e producano le loro naturali conseguenze, ci serviremo di una citazione dall’opera successiva dello stesso Guénon.

Concludendo il suo libro «La Crise du Monde moderne» (pag. 124 della riedizione francese del 1946; la prima edizione del libro risale al 1927) egli diceva, a quello che a ben vedere è lo stesso proposito: «[....] Non abbiamo d’altro canto avuto la pretesa di esaurire l’argomento, di trattarlo in tutti i suoi particolari, né di svilupparne completamente tutti gli aspetti senza trascurarne nessuno; i princìpi ai quali ci ispiriamo ci obbligano del resto a presentare vedute essenzialmente sintetiche, e non analitiche come quelle del sapere "profano"; sennonché tali vedute, precisamente in quanto sintetiche, vanno molto più lontano, nel senso di una vera spiegazione, di quanto non possa fare una qualsiasi analisi, la quale in realtà non può avere se non un semplice valore descrittivo. In tutti i casi, pensiamo di averne detto abbastanza da permettere, a coloro che sono in grado di comprendere, di trarre da soli, da quanto abbiamo esposto, una parte almeno delle conseguenze che vi sono implicitamente contenute; ed essi devono convincersi che tale lavoro sarà per loro ben altrimenti profittevole di quanto non sarebbe una lettura che non lasciasse nessun spazio per la riflessione e la meditazione, per le quali, ben al contrario, abbiamo voluto soltanto fornire un appropriato punto di partenza, un supporto sufficiente per elevarsi al di sopra della vana moltitudine delle opinioni individuali». 
Tratto da Rivista di Studi Tradizionali  n. 93, Luglio - Dicembre 2001
  1. Più tardi (dal 1923) Boulet. Cfr. «L’ésotériste René Guénon» in La Pensée Catholique, annata 1962, n. 77, pag. 23.
  2. In «Rivista di Studi Tradizionali», n. 87, luglio-dicembre 1988, pag. 96, nota 6.
  3. Cfr. «Esotérisme et Christianisme autour de René Guénon», pag. 134. A partire dalla pag. 131 dello stesso libro, M.-F. James si esprime, in modo deliberatamente sprezzante sulle posizioni di Guénon, nei termini seguenti: «[...] Qui, come per il seguito, in un insieme di articoli che intendono essere di interesse propriamente documentario [?!], Guénon si mostra altrettanto parsimonioso quanto Clarin de la Rive per ciò che riguarda l’analisi critica dei testi presentati – sposando in tal modo il dubbio metodo patrocinato da Copin-Albancelli: "[...] gli antimassoni dovrebbero cercare in tutte le direzioni e chiamare il pubblico a giudice delle loro scoperte"... come se il pubblico fosse in grado di discernere il vero dal falso, la verità dall’impostura, in questo inestricabile groviglio all’interno del quale gli stessi specialisti [!?] hanno difficoltà a non perdersi. [...] Tutti i documenti, teosofici, gnostici, ecc., che [Guénon] presenta, tutti gli scritti, numerosi e anonimi, discernibili per lo stile e il contenuto [...], sono scelti con gran cura [triés sur le volet] e sottilmente organizzati in funzione di una prospettiva deviata. Ingarbugliatore di piste... le sue esposizioni non intendono essere se non una struttura di sottintesi, un pensiero nebuloso tendente a neutralizzare nel suo pubblico qualsiasi giudizio elaborato, a tenere in sospeso ogni interrogazione; tattica velata mirante alla formazione di un nuovo "stato d’animo"; [...]».
    Una bella serie di... complimenti, come si vede, tutti indirizzati a concludere che «l’apporto [di Guénon] non favorirà per nulla un discernimento cristiano della problematica massonico-occultistica»! Quel che, alla fine di questa acrimoniosa sfilza di false imputazioni, non è facile da capire per un lettore distratto, è che il «discernimento cristiano» a cui allude la James corrisponderebbe a un’interpretazione progressistica, e per ciò stesso antitradizionale, della dottrina occidentale; quell’interpretazione, quindi, sulla quale è stato costruito tutto il mondo moderno e che è stata «sposata» entusiasticamente dagli attuali esponenti del Cattolicesimo per pochezza intellettuale e amore della «potenza»...
    Ma la più ignobile delle insinuazioni che siano contenute in questo passo del libro della James è ancora un’altra, ed è quella che corrisponde al tentativo di qualificare l’intenzione di Guénon soggiacente alla sua esposizione della natura e dell’azione dei Superiori Incogniti come «surrettizia» (è così che noi traduciamo la sua espressione «non avoué», pag. 132); questa nostra presentazione degli articoli originali riguardanti l’argomento avrà perciò, oltre che lo scopo di cui diremo tra poco, la virtù di mostrare come nulla fu più chiaro e dichiarato dell’azione di Guénon «giovane» nella fattispecie.
  4. Occorre riconoscere che questa espressione non poteva fare a meno di essere altresì molto prudente, come testimonia qui l’uso di un condizionale, necessitato dall’inusitatezza della materia trattata per l’ambiente nel quale erano esposte per la prima volta simili considerazioni.
  5. Abbiamo detto «che lo animava»; avremmo dovuto dire «che avrebbe dovuto animarlo», perché qui interverrebbe (cosa di cui è ben cosciente la James...) la considerazione della complessa figura del suo direttore, Clarin de la Rive, che costituisce tuttora un serio problema per gli ambienti ai quali la scrittrice canadese appartiene (così come lo ha costituito per l’«autore» del «Documento confidenziale inedito»); ma non è questa la sede per trattare di questo argomento.