sabato 9 marzo 2013

ALTRO SIMBOLISMO DEL CORVO

Cornacchia e Corvo:
Il simbolismo della cornacchia e quello del corvo sono molto simili nella tradizione celtica e verranno quindi trattati assieme. In genere sia la cornacchia che il corvo vengono associati alle dee irlandesi della battaglia Nemain, Bodb-Macha e Morrigan-Modron e alla dea gallese Branwen, mentre il corvo è un uccello tipico degli dèi Bran e Lugh e di Nantosuelta (detta anche «dea della colomba»).
Diverse leggende di molti popoli anche distanti fra loro narrano che in origine il colore delle piume del corvo fosse bianco. Un corvo bianco appare nel mito celtico gallese che parla di Branwen, sorella di Bran, ed esiste un racconto irlandese a questo proposito riferito a Lugh, dio accompagnato da due corvi.
Si narra che il corvo, in origine dal piumaggio bianco, era l'uccello favorito del dio Lugh e che questi gli aveva lasciato il compito di sorvegliare una giovane fanciulla incinta, amante del dio, affinché nessun mortale potesse giacere con lei. Ma durante l'assenza del dio la giovane passò la notte fra le braccia di un pastore e chiese al corvo di passare sotto silenzio il suo tradimento. L'uccello acconsentl e al ritorno di Lugh, interrogato sugli eventi intercorsi durante la sua assenza, il corvo mentì e il dio della divinazione, colui che sapeva tutto, si infuriò e condannò l'uccello ad avere il piumaggio nero come la notte e a ubbidirgli ciecamente.
Il corvo perse così la libertà e il suo piumaggio bianco, e fu sottomesso alla volontà di Lugh. Questa leggenda cela !'insegnamento riguardante la coscienza umana che, separata dal principio spirituale che la anima, pur essendo la rappresentante della divinità nella personalità, può rendersi la nera consigliera di quest'ultima prestandosi ad appoggiare la menzogna.
Lugh veniva considerato il dio della profezia e il corvo, uccello prediletto del dio e, come abbiamo visto, sottoposto al suo volere, appare quindi come un animale profetico. Presso i Celti le persone preposte alla divinazione traevano auspici riguardanti il futuro osservando la direzione e la modalità di volo dei corvi e fu un volo di corvi sopra una particolare altura a fornire le indicazioni per la fondazione della città di Lione, l'antica Lugdul1Unz, «collina del corvo» o «collina di Lug».
L'espressione irlandese «possedere la conoscenza del corvo» si riferisce a colui che detiene la conoscenza suprema. Questa forma di sapere eccelso non deriva semplicemente dalla divinazione ma dalla focalizzazione della coscienza individuale sul piano spirituale, nel piano del Superconscio (il cui Signore e simbolo è il dio Lugh Samildanach), dove ogni cosa è conosciuta. Il corvo, essendo un attributo di Lugh, viene ritenuto un uccello celeste e solare, anche se per il suo piumaggio nero è connesso anche con le regioni profonde e oscure, sia interiori che esteriori. Ricordiamo che spesso Lugh rappresenta la luce segreta del sole, invisibile a occhio nudo, che irradia dal lato nascosto dell' astro simbolo della luce spirituale. Nel 1873 Eugene O'Currey pubblicò un libro, basato su un vecchio opuscolo conservato al Trinity College di Dublino, intitolato On the Manners and Customs oJ the Ancient Irish in cui viene citato un tipo di divinazione fondata sul verso dei corvi. Dice che il gracchiare di un corvo sopra un letto chiuso all'interno della casa annunciava la visita di un ospite importante, laico o ecclesiastico. Per riconoscere la funzione di chi stava per giungere era necessario ascoltare Il verso dell'uccello se assomigliava a bacach! bacach! l'ospite sarebbe stato un laico, se era gradh! gradh! e sul far della sera, sarebbe stato un religioso più precisamente il corvo avrebbe annunciato l'arrivo di un poeta satirico o di un soldato con un grog! grog! o un gradh! gradh! gracchiando alle spalle di chi ascoltava e dalla direzione da cui sarebbero giunte le persone in visita.
Il simbolismo del corvo è quindi ambiguo: da un lato accompagna dei solari, e indice di longevità, portatore di profezie che indicano dove fondare città ed è protettore del popolo, ma dall'altro è associato alle dee della guerra e della morte, un uccello portatore di sventure. Sembra che nelle culture dei cacciatori-raccoglitori il simbolismo del corvo fosse stato positivo e che fosse mutato in negativo quando i popoli divennero, sedentari. Secondo una tradizione del folklore celtico scozzese i corvi avrebbero potuto assumere forme di esseri fatati quando hanno cattive intenzioni nel confronti degli esseri umani, forse una credenza derivata dalla leggenda delle dee Morrigan e Bodb e della loro azione nei confronti dell' eroe irlandese Cù Chulainn.
La prima volta che Cù Chulainn incontra la Morrigan (nella mitologia celtica a volte è la dea Bodb), essa appare come una donna vestita di rosso a cavallo di un destriero rosso che gli offre la propria compagnia sessuale, rifiutata. dall' eroe. La dea allora scompare e Cù Chulainn sente il gracchiare di un corvo provenire da un ramo su cui è appollaiato un uccello nero realizzando che è la dea a celarsi sotto quell' aspetto.
Morrigan inizierà a perseguitarlo senza sosta e al momento della sua morte gli si poserà sulla spalla nelle sembianze di un corvo.
La cornacchia e il corvo assumono in questo caso una valenza negativa, simboleggiando le energie femminili orientate verso la rovina piuttosto che per la creatività, l'uso della sessualità per scopi distruttivi piuttosto che procreativi. Tuttavia questo uccello, così come il corvo, è legato. alla luce, !orse quella notturna, che lo rende guida delle anime verso il regno del morti.
Il corvo e la cornacchia, quindi, sono due uccelli associati alla funzione guerriera e con le loro sembianze le dee apparivano sul campo di battaglia per incitare i contendenti allo scontro, eccitare gli animi, accompagnare gli Spiriti del caduti nell' Altromondo. Ricordiamo le tre donne che su una nave portano Artù lontano dal luogo dell'ultimo combattimento verso l'Isola di Avalon.
La presenza sui campi di battaglia della dea Morrigan sotto forma di corvo veniva Invocata tramite il gracchiare dei carnyx che imitavano il verso dell'uccello. Per quanto riguarda le altre due dee della triade si fa derivare il nome della dea Macha dalla parola «cornacchia», adeguandosi all'interpretazione del Book of Lecan, e lo stesso significato si attribuisce al nome (o forse esso era un semplice soprannome) della dea Bodb, la cui corrispondente gallica è Cathubodhua, la «cornacchia del combattimento».
Nella tradizione cristiana vi sono alcuni santi rappresentati in compagnia di corvi o cornacchie: san Benedetto, san Bonifacio, sant'Osvaldo, san Meinardo e san Vincenzo.

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