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Oggi è un giorno speciale... una canzone mi ha riportato alla mia gioventù, a quando, ragazzina, iniziavo a scoprire il mondo, il sesso e l'amore. Come ho già scritto ero molto ingenua ed ho dovuto imparare sul campo e non è stato facile.
La canzone è "Ho difeso il mio amore" dei Nomadi e mi ha riportato a una situazione vissuta con un ragazzo più grande di me, le mie forme attiravano gli studenti universitari, ma io avevo 14-15 anni in quel periodo ed ero molto sviluppata di seno e con un gran bel lato "b" come si usa dire oggi.
Le considerazioni non sono mie, ma dei miei "fidanzatini" dell'epoca. Naturalmente a casa non li portavo...ero in fase "figlia dei fiori" ma certo non potevo dirlo ai miei.  Una sola volta portai un ragazzo a casa ed a mio padre per poco non venne un infarto...aveva i capelli lunghi più dei miei che faceva dondolare ad ogni passo ed aveva quell'abitudine, che non sopportavo, di fare il gesto di toglierseli dagli occhi in continuazione. Era molto esibizionista e lo portai a casa per fare un dispetto a mio padre che si era rifiutato di comprarmi un maxi-cappotto nero lungo fino ai piedi che mi piaceva da morire, ma lui era stato inflessibile: "compra quello che vuoi, ma non quello, se passa di moda poi non lo metti più". A nulla erano valse le parole di mia madre che aveva risposto che se non si fosse più usato così lungo mi avrebbe rifatto l'orlo. Quel maxi cappotto nero con la minigonna scozzese sotto a pieghette rosse e i tacchi alti era uno sballo...per me...ma non per lui....e così rimase appeso nel negozio perchè mi ero impuntata e non avevo voluto altro al suo posto...voleva acquistarmi un cappotto color cammello...neanche morta!!!!
Il tipo con i capelli lunghi era la mia provocazione di adolescente con gli ormoni a mille che non sapevo gestire, ma che il mio corpo provava quando, ascoltando una canzone, mi veniva in mente il ragazzo con cui l'avevo ballata in discoteca. Le discoteche allora aprivano alle nove e chiudevano a l'una di notte, orari molto diversi da quelli di oggi, e mio padre veniva a prendermi perchè così non tornavo in macchina con qualche sbalestrato drogato, così la pensava lui, come se non avessi altri orari per incontrarli. C'erano le salette appartate in cui ci si chiudeva a baciarsi, ma per me tutto finiva lì, non mi rendevo conto che invece, per ragazzi di quella età, il bacio non era sufficiente e si aspettavano di più e faticavo non poco per farli rientrare nei ranghi.
Solo oggi mi rendo conto di quanto sono stata fortunata perchè non mi è mai accaduto nulla, e pensare che, con il senno di poi, ho rischiato parecchie volte di finire "male" e devo ringraziare un ragazzo della Facoltà di Architettura che si innamorò di me e mi tenne fuori da tutto ciò che, anche a quell'epoca, era diffusa, anche se non come oggi: la droga. Quando riiniziai la scuola dopo l'anno di sospensione a causa del segno sul collo non è che smisi di tagliare da scuola, però mi feci più furba, del resto ero di un anno più grande. Si andava in un locale aperto al mattino proprio per gli studenti che tagliavano da scuola ed era in una traversa di via Po, a Torino, vicino all'Università che oggi frequenta mia figlia. Lì girava di tutto, acidi, erba e altro, ma lui aveva dato ordine che nessuno si osasse vendermi qualsiasi cosa anche se lui, seppi dopo qualche tempo, era nel giro. Mi protesse da tutto perchè si rese conto della mia genuina ingenuità e si era preso una grande "cotta" per me che ero totalmente avulsa al suo mondo, forse gli ricordavo qualcosa che lui non era più. "Ho difeso il mio amore" era la nostra canzone, e mi difese veramente, soprattutto da mè stessa. Mi aspettava alla fermato del tram e mi accompagnava a scuola e poi mi veniva a prendere all'uscita e mi portava alla fermata del tram, quando, chiaramente, non aveva altri impegni, ma lo studiare era l'ultimo dei suoi pensieri. Era figlio della Torino Bene, pieno di soldi e spesso solo. Lo lasciai dopo otto mesi, ero troppo giovane per una relazione matura, inoltre avevo conosciuto un altro ragazzo più vicino alla mia età, meno complesso e complicato. A 16anni ti senti padrona del mondo e lì iniziò un altro periodo, quello delle lotte studentesche.
Ma questa è un'altra storia.
Gabry Fogli



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