PASSATO PRESENTE. Due pagine del mio libro. Gabry




​Camminava all'interno del mercato avvolta nel suo sari dai colori stupendi come solo in India hai la fortuna di vederli. Lo portava con grazia estrema, era la personificazione stessa della grazia. Ogni movimento, il passo corto e leggero, le mani affusolate e lunghe, tutto in lei faceva pensare alla grazia. Il mercato esplodeva di profumi penetranti, di odore di spezie colorate, le donne stavano accovacciate sul terreno con le gambe accavallate e le verdure esposte sulla nuda terra.
Ma anche in loro vi era traccia della grazia, una grazia prettamente femminile, uno sguardo timido e sorridente, ma mai sfidante e aggressivo. Noi abbiamo il progresso, ma quanto ci è costato? Quanto abbiamo perso in femminilità? Noi donne dell'occidente andiamo da sole al bar a bere il coktail o l'aperitivo, vestite, o sarebbe meglio dire svestite, secondo i dettami della moda, truccate, a volte, troppo pesantemente. Quante ragazzine di 12 o 13 anni hanno già il viso dipinto e imbellettato (o sarebe meglio dire imbruttito) da pennellate di ombretti pesantemente accostati, camicette corte e pantaloni bassi, piccole donne in miniatura, ma dove già vive lo spettro di ciò che saranno in un futuro prossimo.
Ragazzine che giocano disinvoltamente con il sesso per procacciarsi i soldi per acquistare l'ultimo cellulare e genitori che fanno finta di credere alle loro giustificazioni o, peggio, che ci credono veramente perchè sanno di non avere il potere di intervenire. Si sono arresi.
Mia madre mi avrebbe presa a calci in culo e sberle da farmi girare su mè stessa se solo mi fossi presentata a casa con qualcosa che loro non mi avevano acquistato, e state pur certi che la verità doveva venire fuori. Ricordo una volta che ero una ragazzina di 14 anni e frequentavo una scuola privata a Torino, scuola il cui onorario incideva pesantemente sulle spese di famiglia.
Quel giorno saltai scuola perchè avevo conosciuto un ragazzo e mi era venuto a prendere lì davanti  con la macchina. Era grande per me, che ero una ragazzina senza esperienza, ma lusingata che un ragazzo con una così bella macchina si interessasse proprio a me.
Avevo i capelli molto lunghi e morbidi e il mio corpo era già formoso, con un seno 4° misura, stuzzicante non per i ragazzini della mia età, ma per quelli grandi. Ricordo che indossavo un tailleur color arancione con la giacca attillata e la gonna corta come si usava allora, corta, ma con le pieghe che si alzavano ad ogni passo che facevi lasciando indovinare il tutto.
Mio padre aveva trovato da ridire non poco, ma era la moda del momento e, in più, frequentavo una scuola esclusiva dove anche l'apparenza era importante. Così l'orlo era rimasto corto a metà coscia, ma lo portavo con naturalezza, senza malizia alcuna, con la grazia che, a quel tempo, ancora si leggeva nella donna. Ero completamente ingenua riguardo al sesso e quell'appuntamento fu un errore colossale. Ci avviammo verso un luogo poco frequentato, un parco sulle colline di Torino, e giunti lì non riuscivo a togliermi le sue mani che frugavano sotto la mia gonna. Opposi una strenua resistenza e mi andò bene che non successe ben di peggio, poteva violentarmi, non c'era nessuno nelle vicinanze, ma riuscì a farmi un "segno" sul collo e io non me ne accorsi. Lui mi riaccompagnò mugugnando e protestando a scuola e da lì presi il tram per rientrare a casa.
Mio padre era di turno il mattino, quindi era in casa quando tornai da "scuola". Mi domandò dove fossi andata e, soprattutto, con chi. Io mentii facendo finta di nulla e risposi "a scuola".
Bam...primo ceffone...poi il secondo,  e vi assicuro che ha le mani grandi e pesanti, e mi intimò di andare a specchiarmi e struccarmi in bagno. Fu così che nello specchio vidi il "segno" sulla gola e il bello è che non sapevo come si era fatto, questo per dirvi quanto fossi ignorante, nel senso proprio di "ignorare". Quello scherzetto mi costò un anno di scuola, nel senso che non mi mandarono più fino all'anno successivo perchè Torino era una città in cui le ragazzine come me, che venivano dalla provincia, potevano perdersi e finire in brutti giri. E non avevano torto.
Mi bruciano ancora quei due ceffoni, mio padre non mi ha mai messo le mani addosso, solo in quell'occasione venne meno alla sua regola. Ma per proteggermi non mi parlarono mai delle brutture del mondo, e fu un errore perchè ero una specie di Cappuccetto Rosso che poteva finire nelle zanne del primo lupo che avessi incontrato.
L'anno successivo ripresi la scuola, ma incaricarono la Direzione di segnalare ogni mia assenza.
Ma oggi chi lo fa? Oggi abbiamo la legge sulla Privacy che funziona dove non deve e non funziona dove serve. Oggi si inizia presto a fare sesso, ci si brucia in fretta la gioventù e a volte persino l'infanzia.
E la grazia? Adolescenti che si esprimono come scaricatori di porto, che ridono sguaiatamente, che vanno in discoteca fino al mattino e, se va bene, si ubriacano, se va male si impasticcano, oppure tutte e due. E  genitori dormono tranquilli.
Come è distante l'Oriente, con i suoi sari, con le sue Geisce, con la grazia anche in mezzo alla povertà più assoluta. Ormai anche lì i problemi di prostituzione infantile sono all'ordine del giorno, basta recarsi in Tailandia per il turismo sessuale.
Eppure, nonostante tutto, vibra in loro la grazia, dei movimenti, mai affrettati, dei sorrisi con gli occhi spalancati verso un mondo che le sfrutta invece di aiutarle.
Lì non sei nulla, non vali nulla e i tuoi stupratori non usano il profilattico e ti ritrovi infetta da malattie sessuali trasmissibili ed anche dal virus dell'HIV che a tua volta trasmetterai ai tuoi clienti che poi, a loro volta, infetteranno le loro mogli che nulla sanno e ignorano come si diverte il marito, padre rispettabile di figli della stessa età di quelli che ha violentato.
Maschi o femmine non fanno differenza. Quando peschi nel torbido trovi le aberrazioni più nefaste che nulla hanno a che fare minimamente con l'amore...
Gabry Fogli