ANTHONY DE MELLO - DOVE NON OSANO I POLLI



Anthony De Mello EDIZIONI PIEMME S.P.A.

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"Accettare il perdono"

Con Dio, vige la stessa affettuosa inclinazione al perdono. Egli ha il
potere di ricavare il bene dal male. Accettate l'affettuosa
inclinazione al perdono di Dio e lasciate che risvegli il vostro "io
migliore".

C'e' una leggenda che riguarda Pietro, dopo che aveva rinnegato
Cristo. Si sentiva talmente in colpa per cio' che aveva fatto che
pensava che Gesu' noo n lo avrebbe mai potuto perdonare. Assillato da
questo pensiero, ando' a Gerusalemme e si confido' con la Madonna:
"Cosa puo' pensare Cristo di me? Ormai non posso piu' aspettarmi il
perdono". Maria rispose: "Ricorda, Pietro, cio' che ti ha detto lui
stesso. Non sette volte, ma settanta volte sette. Gesu' ti ha
perdonato da tempo. Ora sei tu che devi imparare a perdonare te
stesso."

Non permettete al senso di colpa di rendervi inermi.

Tony de Mello sottolineava che il senso di colpa e' egoistico,
egocentrico. E' l'orgoglio ribaltato. Significa rammaricarsi non tanto
del danno causato, quanto del fatto che si e' in colpa. Ricordate che
un peccato e' perdonato prima ancora di essere commesso. E dunque
perdonatevi, credete in voi stessi, sapendo che Cristo vi ha gia'
perdonati. La miscredenza piu' dannosa in assoluto e' il non credere
in se stessi. Se non si affronta questo aspetto, puo' annientare il
desiderio di risvegliarsi. Se amate la vostra vita, la vita vi amera'
a sua volta

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L'arciere infallibile

Quando l'arciere tira senza ambire a un premio particolare, mette in
mostra tutta la sua abilita'; quando tira per vincere una fibbia
d'ottone, comincia a diventare nervoso; quando tira per una coppa
d'oro, diventa cieco, vede due bersagli, e perde la testa. Le sue
capacita' non sono andate perdute, ma il premio lo turba. La tensione
della vittoria lo indebolisce, l'ambizione annebbia la sua vista

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L'amore piu' grande

Un ragazzo di otto anni aveva ucciso il padre e la madre. Potete
immaginare cosa puo' essere successo a questo ragazzo per diventare
cosi' violento nonostante la sua tenera eta'. Varie volte venne
arrestato per aver organizzato rapine a banche. La polizia non sapeva
cosa fare: era minore, non lo si poteva processare, o arrestare, e
neppure rinchiuderlo in un riformatorio, poiche' avrebbe dovuto avere
almeno dodici anni. Chiamarono il padre Flannagan (N.d.R: il fondatore
della famosa "Citta' dei ragazzi") e gli chiesero: "Accetta di
prendere questo ragazzo?". Il sacerdote rispose: "Chiaro! Mandatemelo
qui!". Molti anni dopo, il ragazzo scrisse la sua storia: "Mi ricordo
del giorno in cui stavo viaggiando alla volta della Citta' dei Ragazzi
in quel treno, con un poliziotto. Pensavo: "Mi stanno mandando da un
prete. Se questo tale viene a dirmi che mi ama, lo faccio Fuori"".

Ed era un assassino! Cosa avvenne? Arrivo' alla Citta' dei Ragazzi;
busso' alla porta di padre Flannagan che disse: "Avanti!". Il ragazzo
entro' e padre Flannagan gli chiese: "Come ti chiami?". E il ragazzo:
"Dave, signore". E padre Flannagan: "Dave! Benvenuto alla Citta' dei
Ragazzi. Ti stavamo aspettando! Adesso che sei qui, da' un'occhiata in
giro, tanto per conoscere il posto. Sai che tutti qui lavorano per
vivere? Qualcuno ti fara' vedere tutto. Forse potrai scegliere
un'attivita' che ti piaccia. Comunque, per ora va' a riposare. Prendi
visione del posto. Adesso puoi andare. Ci vedremo piu' tardi".

E il ragazzo disse che quei pochi secondi cambiarono la sua vita.
Sapete perche'? "Per la prima volta in vita mia guardai negli occhi un
uomo che, senza usare parole, non diceva che mi amava, ma: "Tu sei
buono, tu non sei cattivo, tu sei buono!""

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La risposta

Un discepolo disse al suo guru che sarebbe andato in un luogo lontano
per meditare, nella speranza di tornare illuminato. Cosi', ogni sei
mesi, il discepolo spediva al guru una lettera per riferirgli dei
progressi che stava compiendo.

La prima lettera diceva: "Ora capisco cosa significa perdere l'io". Il
guru straccio' il foglio e lo butto' nel cestino della carta. Dopo sei
mesi ricevette un'altra lettera, che diceva: "Ora ho raggiunto la
sensibilita' nei confronti di tutti gli esseri viventi". Il guru la
strappo'. Una terza lettera diceva: "Ora capisco il segreto
dell'unita' e della molteplicita'. Anche questa fu stracciata.

La cosa ando' avanti per quattro anni e poi non arrivarono piu'
missive. Dopo un po' il guru comincio' ad incuriosirsi e, dato che un
viaggiatore si stava dirigendo verso quel luogo lontano, il guru gli
chiese: "Perche' non vai a scoprire cosa ne e' stato di quel
discepolo?". Finalmente ricevette una lettera dal giovane. C'era
scritto: "Cosa importa?".

E quando il guru l'ebbe letta, esclamo': "Ce l'ha fatta! Ce l'ha
fatta! Finalmente ha capito!".

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La luna

Il grande maestro di Zen Riokan viveva una vita semplicissima ai piedi
di una montagna. Un giorno che lui non era in casa un ladro penetro'
nella sua capanna, ma non vi trovo' nulla da rubare. In quel momento,
il maestro rientro', trovo' il ladro nella capanna e disse: "Devi
essere venuto da molto lontano per incontrarmi, non te ne puoi andar
via a mani vuote". Cosiì ' gli diede le sue coperte e i suoi vestiti.

Il ladro, frastornato, prese coperte e indumenti e se la svigno'.
Quando se ne fu andato, il maestro sedette sulla soglia della capanna
e guardo' la splendida luna piena, pensando: "Poveretto, avrei voluto
potergli dare questa splendida luna!"

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Cogliere ogni attimo che viviamo

Di una cosa c'e' bisogno per essere vivi: essere ora. Cosa significa?
Anzitutto significa capire qualcosa che pochissime persone capiscono,
ovvero che tanto il passato quanto il futuro sono irreali, e che
vivere nel passato, o nel futuro equivale a essere morti. So bene che
il passato ha cose meravigliose; che dal passato possiamo imparare
molto; che il passato ci ha influenzato e plasmato, ecc. Perfetto! Ma
esso non e' reale! Noi dobbiamo progettare il futuro.

Infatti, se non aveste progettato il futuro, con ogni probabilita' ora
non mi stareste ascoltando. Il futuro pero' non e ' reale, e' una
nozione nella nostra testa. E nella misura in cui vivrete nel futuro,
o nel passato, non sarete ora, non sarete qui. Viviamo nella cultura
del futuro. La cultura del domani. Domani saro' felice; domani vivro'.
Quando saro' alle superiori, vivro', quando saro' all'universita',
vivro'. E quando si arriva all'universita' si dice: "Quando mi
sposero', vivro'".

E una volta sposati: "Quando i figli saranno cresciuti, vivro'".

Quando i figli saranno grandi, non saprete piu' cosa significa vivere!
Con ogni probabilita' morirete senza aver vissuto

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