UNA PAGINA DI UN MIO RACCONTO...



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Non si parlavano più da tanto tempo. 
Non saprebbe dire da quanto, ma certamente era troppo tempo se non si ricordava più l'ultima conversazione avuta insieme.
Ora è rimasto solo il grugnito del tempo: si, no, forse, va bene, dopo. Buongiorno e buonanotte.
Fine della conversazione. Non si sa perchè è cominciata, nè se ne vede la fine.
E' una agonia lenta, che ti distrugge un po' alla volta.
Il sospetto c'era. Si sa...la prima cosa a cui pensi ,tra un dilungarsi del tempo in ufficio e l'altro, è a una storia con una collega.
E le sue erano colleghe da urlo, di quelle che prima di uscire di casa stavano un'ora in bagno per completare la trasformazione: da donna a azzanna-mariti. Delle altre, ovviamente....
Lulù stava davanti allo specchio e si osservava...si era messa nuda, (non lo faceva da una vita) con l'intenzione di guardarsi spietatamente, senza scuse, nè pancere, nè solleva chiappe.
Nuda. Come mamma l'aveva fatta, anche se allora era molto più piccola e il problema del peso non esisteva.
Ma ora...il seno non dava segni di vita, afflosciato senza scampo sulla pancia, e quando indossava il ferretto doveva fare dele contorsioni da odalisca per piazzarlo tutto dentro la coppa. E poi aveva il coraggio di esplodere ancora! La pancia aveva un grembiule di ciccia che scendeva a coprire le parti intime...pudicamente...mettiamola così, ma chi vuoi prendere in giro?
Le braccia aperte davano l'effetto pipistrello, con quella ciccia svuotata che pareva librarsi in volo...magari...ma chi l'alzava da terra? Ci voleva una gru !
Il mento aveva due strati perchè uno solo non bastava e i lineamenti del viso cadevano in modo da darle un aspetto triste nonostante tutte le creme rafferma-viso applicate quando si ricordava.
Le palpebre tendevano al basso pure loro e le righe di espressione (i solchi, per l'esattezza) segnavano la pelle del viso.
Insomma...una tragedia greca...le dita a salsicciotto gonfie sembravano degli enormi wurstel e più volte il cane dei vicini aveva cercato di azzannarle...
Lulù si senti demoralizzata...non era un bello spettacolo quello che vedeva, ma non poteva ridursi tutto a un bel paio di chiappe o a 2 metri di gambe con tacco a spillo.
Le aveva indossate una volta...appena era uscita di casa e preso il vialetto in terra battuta erano sprofondate dentro e per poco non volava lunga distesa. Da quel giorno si disse basta.
Solo scarpe comode, basse e con la pianta larga.
Aveva provato anche con il "balconcino" che, nella sua misura trovata su un catalogo on-line specializzato in taglie forti, era diventato un balcone con tanto di terrazzo. E poi i ferretti...che incubo! 
Dopo poco le tagliavano la pelle e il ferretto bucava il tessuto e spuntava fuori pronto ad azzannarla come uno spiedino. Dio, quanto era faticoso apparire belle....continua...
Gabriella Fogli

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