SEI FELICE AL LAVORO? DI MIKE GEORGE




IMMAGINE REPERITA NEL WEB

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Probabilmente sono poche le persone a cui piace andare a lavorare ogni giorno!

Il tuo è un lavoro d’amore o un lavoro di…fatica?

Il ‘mondo del lavoro’ si basa su un semplice scambio della tua energia
e competenza con del denaro!
Tuttavia, la sola idea di ‘lavoro’ richiama l’idea di faticoso e
gravoso. In altri termini, ‘una conquista senza gioia’ che non riceve
alcun aiuto dal fatto che c’è ovviamente bisogno di lavorare per
sopravvivere fisicamente. Perciò, lavoro e sopravvivenza sono
diventati sinonimi sia a livello mentale che nelle conversazioni e non
sorprende che ci sia pochissima gioia in tantissime persone nei
periodi dedicati a quella ‘attività lavorativa’ chiamata ‘lavoro’. Uno
dei migliori cliché che meglio sintetizza la routine quotidiana è
quando ci si riferisce al lavoro come ad un ‘male necessario’. Una
routine che va dalle 9 alle 17, e spesso ben oltre! Si tratta di una
mentalità che assicura un certo grado di infelicità in relazione al
lavoro e che segnerà tutta la nostra vita lavorativa. Ma si tratta di
un livello di infelicità che viene tollerato e al quale ci si adatta.

Per quelli che NON fanno quello che a loro piace in cambio dei soldi
di cui hanno bisogno, l’infelicità si manifesterà sotto varie forme
sia per quanto riguarda il lavoro vero e proprio che per il contesto
lavorativo. Si tratta delle ‘emozioni da stress’ chiamate ansia,
insicurezza, frustrazione e risentimento. Con ogni probabilità queste
si estenderanno a qualche ‘relazione difficile’ e, se pure non ci
saranno conflitti, i fremiti di risentimento saranno abbondanti.
Nell’insieme tutto ciò provoca squilibrio e decentramento. Ci porta
via le energie, influenzando sia l’esecuzione del nostro lavoro, che
le relazioni familiari e talvolta anche le migliori amicizie.

Come possiamo prosperare e non solamente sopravvivere durante il
periodo lavorativo della vita e del vivere? Che cosa possiamo fare per
rendere sia i compiti che il processo di ‘impiego’, le relazioni e i
compensi del lavoro più….remunerativi? E qui remunerativo non vuol
dire denaro, ma maggiore soddisfazione e significato.

Sentirsi bene e stare bene al LAVORO

Ecco sette spunti essenziali per trovare e mantenere la gioia,
alimentare l’entusiasmo e sentirti bene al lavoro. Vedi se ce n’è
qualcuno di adatto a te. Questi si possono applicare anche a tutte le
‘aree’ della tua vita.

1 - Accetta che sei responsabile al 100% dei tuoi pensieri e dei tuoi
sentimenti sempre e ovunque.

Se il corpo può sviluppare molti tipi di ‘dolore’ che chiamiamo
malattie, il ‘sé’ è affetto da molte forme di dis-agi che vengono
chiamati ‘sofferenza’! Alcuni dolori sono inevitabili, ma la
sofferenza è sempre opzionale. Il dolore è fisico e la sofferenza è
mentale/emotiva. Il dolore proviene inevitabilmente dal corpo, ma la
sofferenza è creata da te perché sei responsabile al 100% da ciò che
pensi e senti, indipendentemente da ciò che sta accadendo intorno a
te. Ciò vuol dire che tutto lo stress viene creato da noi stessi, dal
momento che lo stress comincia dai pensieri che creiamo nella nostra
mente.

Questo significa che non è l’altra persona, l’evento o le circostanze,
ad esempio il tuo lavoro, che ti rendono infelice. Sei tu! Ad alcuni
questa idea non piace, mentre ad altri piace moltissimo! Perché?
Perché si rendono conto che non hanno più bisogno di sentirsi più
vittime impotenti. Non devono attendere che gli altri o le circostanze
cambino, ma possono fare qualcosa riguardo al loro stress, alla loro
sofferenza, cambiando quello che si presenta nella loro coscienza. Ma,
come prima cosa, bisogna realizzare che ‘sono io, non gli altri’. E’
facile in teoria, ma non è altrettanto facile da tradurre in
azioni/comportamenti. Prima viene la teoria, poi la pratica e infine
la padronanza.

2 - Renditi conto che tu non sei responsabile della infelicità degli altri!

Offri la stessa torta al cioccolato a due persone ed una
dice:”Fantastico, grazie!”, mentre l’altra dice:”Che schifo! La
cioccolata non mi piace” Stessa torta, due persone, risposte diverse!
Non è facile da vedere, ma così come siamo responsabili in prima
persona della nostra felicità, allo stesso modo non dipende da noi
‘rendere’ felici gli altri! Suona ovvio in teoria ma considera per un
momento quanto spesso e quanto ti impegni a ‘compiacere’ gli altri!

Considera per un momento la semplice idea che ognuno rende felice se
stesso o meno, a seconda dei casi, e vedi se riesci a ‘cogliere’
questa verità! Anche se te ne rendi conto, è molto probabile che tutti
quelli che ti sono intorno non l’hanno realizzata…ancora! Perciò ti
tocca procedere con attenzione e cautela fino a quando non saranno
pronti.

Servi bene i clienti, ma non diventare dipendente dai loro
apprezzamenti verso di te solo perché ritieni di aver fatto un buon
lavoro. Continua ad essere gentile con i tuoi familiari, ma non
‘aspettarti’ che la tua gentilezza sia sempre ripagata da una felice
gratitudine. Le relazioni sono molto più complicate. Quando impariamo
a credere che gli altri ci rendono felici, e viceversa, le relazioni
diventano ‘confuse’. Si tratta solo di un dato di fatto finché non
avremo realizzato che ciascuno è responsabile della propria felicità.

3 – Smetti di far dipendere il senso del tuo valore dagli altri!

Quando siamo piccoli i genitori tendono ad insegnare (per sbaglio o
per altre ragioni) che abbiamo bisogno di essere approvati e ricevere
conferme da loro per conoscere e avere il senso del nostro valore.
Quando cresciamo, la figura autoritaria del genitore viene sostituita
da un capo in un contesto formale o da una forte personalità in un
contesto informale. Perciò abbiamo loro come riferimento per quanto
riguarda il nostro valore. Quando quando ci accorgiamo di non ricevere
più quella approvazione/affermazione, cominciamo a sentirci inadeguati
e sottostimati. Da qui si passa facilmente al risentimento e forse
alla rabbia verso queste figure semplicemente perché abbiamo imparato
a credere che il loro compito sia quello di farci sentire che valiamo.

Questo può fare del luogo di lavoro una condizione di estrema
infelicità per alcuni e un contesto non molto felice per altri. Molti
di noi si collocano più o meno in qualche punto di questo spettro.
Tutto questo significa che dipendiamo dagli altri per la nostra
auto-stima. Si può imparare a trovare il nostro valore a partire da
dentro e non dall’esterno? Certo che si può! Ma, come prima cosa hai
bisogno di decidere che dovrai ‘dis-imparare’ e disfarti del tuo stato
di bisogno!

4 - Usa le tu relazioni più difficili come insegnanti!

A volte incontri qualcuno che, sin dall’inizio, ti fa scattare o ti
prende per il verso sbagliato o ti dà semplicemente sui nervi! E’ un
tuo insegnante! Ma non dirglielo! Chi ha premuto i tuoi pulsanti? Chi
è che crea i sentimenti di resistenza nei loro confronti? Sei tu,
naturalmente. La domanda successiva è: perché? Guardati dentro e
scoprirai che, alla fine, sei tu che sei abituato ad innervosire te
stesso! Perciò scrivi questa frase in cima ad ogni pagina del tuo
diario: “L’altra persona non è mai il problema”! Leggila un centinaio
di volte al giorno finché non sarà entrata dentro.

Ma hai ragione. Non è facile capirlo dopo una vita in cui abbiamo
imparato a credere che sono sempre ‘loro’ che mi fanno sentire così!”
Non appena vedrai ‘l’altro’ come un tuo insegnante e ti domanderai
quale lezione devi imparare in questa relazione, cambierà la tua
visione e il tuo comportamento nei suoi confronti. E questo
influenzerà il suo comportamento verso di te. Ecco perché la vera
scuola è la vita e l’aula è la tua coscienza, cioè TU! Gli altri sono
le tue lezioni. Ci sono esami ogni giorno fino a quando non sarai
promosso! Allora potrai uscire a giocare!

5 - Ricorda che sei stato tu a scegliere il lavoro che fai perché hai detto SI!

Qual il tuo primo pensiero quando ti svegli? Suona più o meno: “Oh
Dio, un altro giorno di lavoro!”? Oppure ti svegli con “Si, un altro
giorno fantastico: lavoro, relazioni, allegria”? Penso di no. Eppure
alcuni lo fanno! Ecco dove probabilmente si commette l’errore più
comune riguardo al lavoro che si fa: dimentichiamo che l’abbiamo
SCELTO. Dimentichiamo prima di tutto che abbiamo detto SI accettando
quel lavoro. Quindi, se vuoi attrarre la giusta energia quando ti
svegli, se vuoi portare l’energia dell’entusiasmo al lavoro, riafferma
la tua scelta di fare quello che fai… ogni giorno! Oppure va a fare
qualcosa di diverso!

Ricorda che ogni volta che dici ‘devo’ riguardo a una cosa o a una
persona, significa che vivi la vita controvoglia! E’ cose se avessi
ricevuto il dono della vita e, ad occhi bassi dicessi:”Beh, suppongo
che mi tocca ‘viverla’!

6 - Smetti di prendere tutto personalmente

Hai ragione, neanche questo è facile! Ma è possibile. Talvolta
incontriamo persone che hanno quella che chiamiamo la ‘pelle dura’.
Gli puoi dire qualsiasi cosa e non se la prendono personalmente, non
reagiscono emotivamente, né interiormente né esternamente. Per la
maggior parte di noi è vero il contrario. Siamo estremamente
suscettibili ai commenti degli altri. Anche solo cogliere
un’espressione diversa sul volto di qualcuno e cominciamo a fare mille
congetture nella nostra immaginazione credendo che è perché abbiamo
detto o fatto qualcosa e ce la prendiamo personalmente. Poi abbiamo
bisogno di un ‘tempo di recupero’ per placare l’agitazione interna.

E’ tempo, quindi di smettere di commettere errori di interpretazione
e/o di preoccuparsi di ciò che gli altri pensano di noi. In realtà non
si può mai sapere che cosa passa veramente nella testa di un altro. E’
una perdita di tempo e di energia.

E poi, che ti importa di che cosa gli altri pensano di te? Perché ti
interessa tanto? E’ perché vai alla ricerca del senso della tua
identità e della tua autostima dagli altri. Forse è tempo di
riscoprire chi sei e quale ricchezza si nasconde già dentro di te.
Nessuno può portartela mai via. Ne perdi solo la consapevolezza. Se
hai bisogno di aiuto a riguardo, mandami una email. Oppure mettititi
con un paio di amici e discutete in maniera informate per esplorare e
comprendere più in profondità perché diventiamo così ‘suscettibili’ e
come ci si può fare il callo…si fa per dire! Tu conosci già il perché
e il come! Renditene conto e sii libero.

7 - La gioia nella tua vita passa attraverso la creatività: Coltivala!

E’ vero, dobbiamo riconoscere ed accettare che la maggior parte dei
lavori non sono stati creati perché qualcuno fosse ‘creativo’. Molti
lavori sono creati per essere produttivi e raggiungere degli
obbiettivi entro un dato periodo di tempo. E’ per questo che tante
persone pensano e sentono di NON trarre molta ‘soddisfazione dal
lavoro’. La cosa più ‘profondamente ‘soddisfacente’ per qualsiasi
essere umano è quella di essere creativo. E’ quello che siamo venuti a
fare qui – non ‘farsi’ una vita, ma ‘crearsi’ una vita. Perciò il
trucco per trarre soddisfazione dal lavoro è quello di vederlo come
un’opportunità e un processo. Successivamente si possono trovare
modalità per rendere il tuo modo di lavorare il più creativo
possibile. Per esempio se ti hanno dato un ruolino di marcia, mettilo
da parte e ‘createne’ uno che si adatti con precisione a te e al
lavoro. Sarà molto probabile che finirai per adottarlo.

Prendi un foglio di carta e fà uno schema del lavoro che fai. Poi
prendi ogni aspetto e ‘crea’ altri modi possibili per farlo o
migliorarlo. Non chiedere permessi, ma fallo e piano piano
familiarizzati a ‘creare’ il modo in cui TU fai il lavoro. Poi noterai
una soddisfazione diversa che proviene da te verso l’esterno, mentre
prima ti aspettavi che fosse il lavoro a portartela dall’esterno verso
l’interno. La vita non funziona così. E’ solo che la maggior parte di
noi è così che ha imparato. Il lavoro non è pensato per ‘darti’
soddisfazione. E’ come fai il lavoro che ti dà soddisfazione. E’
chiaro adesso?

Ecco perché rafforzare il tuo Sé, ritornare ad essere padrone dei tuoi
pensieri e sentimenti, rinnovare coscientemente la scelta di fare
quello che fai e riscoprire la tua scintilla creativa, NON vuol dire
imparare, quanto DISIMPARARE la maggior parte di ciò che ti è stato
insegnato a credere!

Ma non credere a me. E’ tempo di svegliarsi e rendersi conto di come
stanno realmente le cose, di vedere e conoscere in prima persona.

Domanda: Quale dei punti precedenti ti risuona di più?

Riflessione: Che cosa potresti cambiare/migliorare circa il tuo modo
di lavorare per potrebbe generare più entusiasmo da dentro verso
l’esterno?

Azione: Che cosa puoi fare per rendere il tuo lavoro più creativo?

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