Brano da: ANTHONY DE MELLO IL CANTO DELL'USIGNOLO








a cura di
Aurel Brys e Joseph Pulickal

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"La sofferenza non e' ne' positiva, ne' negativa: la sofferenza e' propria
della vita. E la vita e' crescita, e ogni crescita comporta la sofferenza
come uno dei suoi ingredienti essenziali".

Tony era solito ripetere tali affermazioni, soprattutto in situazioni
concrete di sofferenza, nelle quali ci vedeva lottare e spendere molte
energie. In questo modo mi ha portato a sviluppare una certa tolleranza
della sofferenza e delle contraddizioni della vita.

"Se mi immunizzo in tutti i modi contro la sofferenza, mi escludero' da
qualsiasi intimita' e crescita, mi escludero' dalla vita stessa".

Una volta capito che non dovevo evitare la sofferenza a ogni costo, iniziai
a respirare liberamente. Fui in grado di "esplorare" con facilita' i dolori
della mia vita, come la separazione dei miei genitori. Riconobbi l'energia
che viene liberata quando imparo ad accettare l'inevitabile: quei fattori
sui quali non ho alcun controllo.

All'inizio mi esercitai con Tony, che evidenziava questa verita' nei momenti
cruciali in cui ero piu' vulnerabile; divenuto consapevole, in seguito
continuai da solo e fui condotto nelle zone congelate della mia vita, le
quali ritrovarono, a poco a poco, vita e movimento.

Mi ripetevo sovente: "E' doloroso ma posso accettarlo, e' un atteggiamento
vitale".

"Puoi accondiscendere e non soffrire, ma essere morto. Puoi essere libero e
spontaneo e soffrire, ma essere vivo".

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Durante il nostro soggiorno a Sadhana, Tony mi disse: "Ti ho trovata viva,
vibrante e davvero molto matura sotto diversi punti di vista. Tuttavia, ho
avvertito un certo disagio e ora so il perche'. Mia cara, emotivamente sei
una tipica adolescente che seduce uomini a destra e a sinistra, di sopra e
di sotto, e ti chiedi perche' gli uomini cadono ai tuoi piedi a ogni passo".
Aveva colto nel segno, anche se non mi era facile accettarlo, dal momento che
e mi consideravo gia' prossima alla santita'...

Dalla seduta successiva, Tony fece di tutto per farmi notare le mie tattiche
di seduzione: sguardi, pose, scelta delle parole per comunicare i miei
sentimenti, atteggiamenti, ecc.

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Tony una volta mi disse: "A causa dell'enfasi posta, nella nostra formazione
di gesuiti, sul controllo delle emozioni, sei diventato un uomo d'acciaio.
C'e' un tale calore di sentimenti dentro di te, ma tu lo reprimi, non lo
esprimi mai, non sei veramente te stesso".

La sua osservazione mi infastidi'. "Lo so", risposi, "ma se lascio la
presa potrei perdere il controllo di me stesso: una volta che la diga e'
aperta, potrei essere trascinato via dalla piena dei miei sentimenti".

Tony replico' freddamente: "Dipende da te. Puoi scegliere se essere un
"uomo d'acciaio", o un individuo dal gran cuore".

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Dall'ultima lettera di Tony del 1­ giugno 1987, il giorno prima che morisse:

"Ritengo che tutti i miei interessi siano ora incentrati su qualcos'altro,
sul "mondo dello Spirito", e tutto il resto mi appare futile e assolutamente
irrilevante... Mai prima, nella mia vita, mi sono sentito cosi' felice,
cosi' libero..."

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Tony era stato in Spagna a studiare filosofia. Li' incontro' un gesuita,
padre Calveras, che anche in quei giorni prima del Concilio Vaticano,
sosteneva: "La preghiera dei gesuiti e' diventata troppo speculativa.
Ignazio dava grande importanza alle emozioni nella preghiera"!. Tony rimase
profondamente impressionato quando Calveras gli domando': "Come preghi?
Descrivi il tuo modo di pregare". Tony penso': " Ecco un vero guru" . Si
risvegliava in lui la guida spirituale.

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In una delle ultime sedute del mio corso, o soggiorno lungo, a Sadhana, Tony
ripete' un'idea che aveva gia' menzionato: "Se non fate progressi, non e'
perche' mancate di buona volonta', ma perche' non avete memoria... Non fate
affidamento sulle "conquiste" fatte: i loro benefici svaniranno a poco a
poco se non vi ricordate di rafforzarli attraverso la pratica quotidiana. I
vostri modelli nevrotici saranno con voi anche domani. Avrete delle crisi.

Allora ricordate cio' che avete capito su di esse e come ne siete usciti.
Continuate a esercitarvi nei nuovi modelli, nelle reazioni nuove, nelle
fantasie e negli esercizi che vi hanno aiutato. Col passare del tempo, la
stretta delle vecchie abitudini potrebbe allentarsi. In ogni caso non sarete
piu' gli stessi... se ricordate di fare pratica ogni giorno.

"Sarete come quell'uomo che, dopo il corso a Sadhana, diceva alla sua
comunita': " Entro ancora in crisi un sacco di volte, ma rido di piu' e
certamente mi sento molto piu' in pace"

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Tony mi ha portato a cercare consiglio e forza soprattutto in me stesso.

"Quando vedi chiaramente che una posizione che hai adottato, che un giudizio
che hai formulato e' puro, non influenzato dall'ego, avrai anche la forza di
agire di conseguenza".

Una volta mi scrisse: "Al momento non sperimenti la forza, perche' non ti
vedi chiaramente. La verita' ti rendera' libero. Conoscendoti cosi' come
sei, senza l'aggiunta di bugie, diventerai saldo. E allora potrai far fronte
a tutto e a tutti".

Penetrando in me stesso iniziai a scoprire cio' che stavo facendo con me
stesso: i miei modi disonesti di affrontare i miei pensieri e sentimenti, la
mia difficolta' ad accettare le osservazioni positive e negative su di me...
Tramite questa continua e onesta consapevolezza iniziai a godere di una
maggiore liberta' e serenita' nell'affrontare le situazioni sfavorevoli,
sempre sostenuto dalla calorosa comprensione di Tony e dal suo incitamento
amorevole e affettuoso.

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Ho avuto molte occasioni di trascorrere qualche momento tranquillo con Tony.
Il periodo piu' memorabile furono i due giorni che passai con lui a Sadhana,
di ritorno dall'ultimo seminario che tenne a Pune. Fu una settimana prima
della sua morte. Molte cose che disse allora, mi tornano alla mente ora. Le
ho applicate alla mia vita travagliata negli ultimi mesi e le ho trovate
molto efficaci; mi hanno dato tanta pace e felicita'.

1. Un cuore colmo di gratitudine non puo' mai essere infelice.

2. Ogni giorno, quando ti svegli, ricorda che potresti non vedere il domani.
Se farai cosi' godrai di ogni singolo giorno.

3. Pensa alla morte e inizierai a vivere. Noi non pensiamo mai alla morte;
percio', ci attacchiamo alle cose e alle persone e finiamo per condurre una
vita miserabile nel terrore di perderle.

4. Non attaccarti alle cose nella vita: godine finche' ci sono, ma ricorda
che un giorno dovrai lasciarle, non potrai portarle con te. Vale la pena
essere cosi' infelici nel tentativo di trattenerle?

5. Una cosa che mi disse quel giorno si staglia chiaramente nella mia
memoria: "Se dovessi morire domani e sapessi di dover morire, la cosa che mi
renderebbe molto felice sarebbe sapere di aver aiutato tante persone. La mia
esistenza su questa terra e' stata di qualche utilita' per l'umanita'".
Quante persone possono dire lo stesso della propria vita su questa terra?
Passiamo il tempo a fare cose per noi stessi, o ad aiutare gli altri?

6. Abbiamo sempre tutto cio' che ci serve per essere felici. Ma siamo
infelici, perche' ci concentriamo su cio' che vogliamo e non possiamo avere

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