BENVENUTI SU

"DISABILI NEL CORPO, ABILI NEL CUORE"

Immagine
Benvenuti a tutti i nuovi amici. Le nostre strade si incrociano, provengono da diverse esperienze, da diversi passati, da diversi presenti e....chissà, forse collaborando oggi, collaboreranno insieme nel futuro.
Ma di questo non ci preoccupiamo, sappiamo che tutto si gioca nell'oggi, perchè è ciò che oggi decidiamo che darà l'impronta al nostro futuro.
Discutiamo di tanti aspetti della vita, alcuni condivisi, altri meno, ma che importa....se non ci fosse un po' di pepe non saremmo reali, ed invece mi piace pensare che siamo persone e non solo nik non meglio identificati.
E' il mondo dei sentimenti, quelli più autentici. Questo blog rappresenta un sentiero, una Via che da tanto tempo percorro, il più delle volte da sola, altre con amici carissimi che il Buon Padre ha posto al mio fianco.
Gli argomenti affrontati sono molteplici, così come molteplici sono le strade che percorriamo ogni giorno. A volte sbagliamo il percorso, ma l'importante è avere …

Archivia

Mostra di più

"Sii comprensivo con i tuoi genitori esattamente come tu vuoi che lo siano con te." - (di Louise L. Hay)

 
LOUISE L. HAY
IL POTERE E' IN TE
AMORE, GIOIA, SERENITA'. SCOPRILI DENTRO DI TE PER VIVERE
IN PERFETTA ARMONIA - ARMENIA EDITORE

*****************

CAPITOLO DIECI

CRESCERE E INVECCHIARE
Sii comprensivo con i tuoi genitori esattamente come
tu vuoi che lo siano con te.

*Comunicare con i genitori*

L'adolescenza e' stato il periodo piu' difficile della mia vita:
avevo tanti interrogativi da risolvere, ma non volevo ascoltare
chi pensava di avere le risposte giuste, soprattutto gli adulti.
Volevo infatti imparare tutto da sola, non fidandomi delle
informazioni che mi venivano fornite dagli adulti.

Ero particolarmente ostile nei confronti dei miei genitori in
quanto vittima di maltrattamenti: non riuscivo a capire come
il mio patrigno potesse trattarmi tanto male, ne' come mia
madre potesse ignorare quanto accadeva. Mi sentivo ingannata
e incompresa ed ero convinta che la mia famiglia, in particolare,
e il mondo, in generale, fossero contro di me.

Quando iniziai a prestare opera di assistenza agli altri,
soprattutto ai giovani, mi resi conto che molte persone provano
le stesse sensazioni nei confronti dei genitori. Alcune parole
che gli adolescenti usano per descriverle sono, non a caso:
"intrappolato, giudicato, controllato e incompreso."

Ovviamente sarebbe stupendo avere genitori accomodanti
e comprensivi in ogni occasione: nella maggior parte dei casi
cio' non e' tuttavia possibile. Anche se i nostri genitori sono
esseri umani esattamente come noi, pensiamo spesso che
siano ingiusti, irragionevoli e che non capiscano quello che
stiamo passando.

Un mio paziente aveva grosse difficolta' a comunicare con
il padre: sentiva di non avere nulla in comune con lui e, quando
quest'ultimo gli rivolgeva la parola, era solo per denigrarlo
e criticarlo. Chiesi al mio paziente se sapeva come suo nonno
aveva trattato il figlio, cioe' suo padre, ed egli ammise di non
averne idea: il nonno era morto prima che egli nascesse.

Gli suggerii dunque di chiedere al padre notizie in merito:
all'inizio esito', sentendosi a disagio e temendo di venire
ridicolizzato o giudicato ma, in seguito trovo' il coraggio e
affronto' il padre.

Quando lo incontrai nel corso della seduta successiva, mi
confesso' di non aver mai immaginato che infanzia avesse
avuto suo padre: il nonno pretendeva che tutti i figli si rivolgessero
a lui chiamandolo "Signore" e che obbedissero al principio
secondo cui i bambini dovevano essere visti, ma non uditi. Se
osavano esprimere un'opinione contraria, venivano picchiati
duramente: non c'era quindi da stupirsi se il padre era critico!

Quando diventiamo adulti, ci proponiamo di trattare i
nostri figli in maniera diversa da quella dei nostri genitori: tuttavia,
influenzati dal mondo esterno, finiamo, prima o poi, per
parlare e agire esattamente come i nostri genitori.

Nel caso del mio paziente, il padre maltrattava verbalmente
il figlio come suo padre aveva fatto con lui, non necessariamente
perche' voleva cosi': agiva semplicemente in conformita' con i
principi che gli erano inculcati da piccolo.

Il mio paziente riusci' in tal modo a capire meglio suo padre
e, di conseguenza, a comunicare piu' liberamente con lui; per
quanto cio' sia difficile e richieda tempo e pazienza da entrambe
le parti, e' l'unico modo per avviarsi verso la stessa direzione.

Sono fermamente convinta della necessita' di scoprire
maggiori particolari sull'infanzia dei nostri genitori. Se sono ancora
vivi, proviamo a domandare loro: "Che cosa sentivi quando
stavi crescendo? Come era l'ambiente familiare? Come ti punivano
i tuoi genitori? Che tipo di pressione subivi all'epoca dai tuoi
coetanei? Ai tuoi genitori piacevano gli amici con cui uscivi?
Lavoravi nel periodo dell'adolescenza?"

Sapendo di piu' sui nostri genitori, possiamo comprendere
meglio gli schemi educativi che li hanno formati e il perche' ci
trattano in un determinato modo.

Quanto piu' ci avvicineremo a loro, tanto piu' li vedremo
in una luce nuova, positiva: potremo cioe' gettare le basi
per un rapporto piu' comunicativo e ricco di amore, di
rispetto e fiducia reciproci.

Se abbiamo difficolta' persino a parlare con i nostri genitori
iniziamo a farlo mentalmente o di fronte allo specchio:
immaginiamoci, mentre diciamo loro che c'e' qualcosa di cui
vogliamo parlare, ripetendo cio' per alcuni giorni. In tal modo
sara' piu' facile decidere che cosa dire e come dirlo.

In alternativa, possiamo meditare e parlare mentalmente
al padre o alla madre, cercando di risolvere i vecchi problemi;
perdonandoli e perdonando noi stessi, dicendo loro che li
amiamo; e' un'ottima tecnica per prepararsi a esprimere le
stesse idee a quattr'occhi.

Nel corso di una delle riunioni da me organizzate un giovane
mi disse di provare molta rabbia e di non avere fiducia negli
altri: in tutti i suoi rapporti interpersonali riciclava infatti
questo schema di sfiducia. Andando alla radice del problema
scoprimmo che era fortemente arrabbiato con suo padre
perche' non era il papa' che desiderava avere.

Ancora una volta e' importante ricordare che non e' compito
nostro cambiare le persone: in primo luogo, dobbiamo liberare
tutti i sentimenti repressi nei confronti dei genitori, perdonandoli
se non sono stati la mamma e il papa' che volevamo. Vorremmo
sempre che gli altri fossero come noi, pensassero come noi,
vestissero come noi, facessero quello che noi facciamo;
eppure, sappiamo tutti come siamo differenti gli uni dagli altri.
Per avere lo spazio necessario a essere noi stessi, dobbiamo
dare spazio alle altre persone: forzando i nostri genitori a
essere quello che non sono, ci precludiamo ogni forma di amore
e, inoltre, finiamo per giudicarli esattamente come fanno con
noi. Se desideriamo comunicare con loro, dobbiamo iniziare
a sradicare ogni preconcetto nei loro confronti.

Molti di noi continuano anche da adulti, ad avere un
rapporto di sfida e di lotta con i genitori: questi ultimi attaccano
incessantemente e noi, se vogliamo interrompere il conflitto,
dobbiamo assolutamente smettere di prendervi parte. E' tempo
di crescere e di decidere che cosa vogliamo; possiamo
iniziare, ad esempio, con il chiamare i genitori per nome.

Continuando, a 40 anni, a chiamarli mamma e papa', non facciamo
altro che rimanere imbrigliati nel ruolo di bambini. Iniziamo,
invece, a diventare adulti liberandoci del rapporto genitore-
figlio.

In alternativa, possiamo elaborare un "trattamento" basato
sulle affermazioni, specificando il tipo di rapporto che vorremmo
avere con nostra madre e/o nostro padre e iniziando a
ripetere dette affermazioni a noi stessi. Dopo un certo periodo
di tempo, riusciremo a parlarne a quattr'occhi; e se il genitore
ci attacchera' non lasceremo trasparire i nostri veri sentimenti:
abbiamo diritto ad avere la vita che desideriamo, a diventare
adulti. Non e' facile, lo so. Prima di tutto e' bene decidere di
che cosa abbiamo bisogno e in seguito comunicarlo ai genitori,
senza criticarli. Dobbiamo chiedere loro: Come possiamo
procedere insieme per ottenere cio'?

La comprensione si accompagna sempre al perdono, e il
perdono all'amore: se arriviamo al punto di amare e perdonare
i nostri genitori, significa che siamo sulla via giusta per instaurare
rapporti soddisfacenti con ogni altra persona.

*L'adolescente deve stimarsi*

E', a mio avviso, allarmante l'aumento dei suicidi fra gli
adolescenti: sempre piu' giovani si sentono sommersi dalle
responsabilita' della vita e, piuttosto di perseverare e vivere le
numerose avventure che essa ci offre, preferiscono rinunciarvi.

Gran parte di tali problemi e' dovuta al modo con cui noi
adulti ci aspettiamo che rispondano: non pretendiamo forse
che agiscano come noi? Non li bombardiamo di giudizi
negativi?

L'eta' compresa fra i 10 e 15 anni e' molto spesso critica in
quanto l'adolescente tende a conformarsi agli usi e alle abitudini
dei coetanei per essere accettato. In nome di questo bisogno
di accettazione, maschera frequentemente i propri sentimenti
temendo che, dimostrandoli apertamente, gli altri si allontanino
o lo disprezzino.

Le esperienze negative che io ho vissuto da adolescente
non sono nulla in confronto a quelle che si prospettano ai
giovani di oggi: eppure, a 15 anni, vittima di maltrattamenti
fisici e psicologici, me ne andai da casa e abbandonai la scuola.

Pensiamo un istante quale choc subiscono i ragazzi di oggi, posti
di fronte a problemi quali la droga, la violenza, le malattie a
trasmissione sessuale, e, su scala piu' vasta, la minaccia di una
guerra nucleare, i disastri ambientali, la criminalita'.

Come genitori possiamo discutere con i nostri figli dei lati
positivi e negativi che l'influenza dei coetanei, che si manifesta
fin dai primi anni di eta', ha su di loro: dobbiamo imparare a
controllarla evitando che ci influenzi troppo.

Analogamente, e' importante capire perche' i nostri figli
sono timidi, ribelli, tristi, lenti nell'apprendimento a scuola,
governati da istinti distruttivi... I bambini vengono influenzati
considerevolmente dai valori che la famiglia trasmette loro,
ed effettuano quotidianamente le loro scelte in base ad essi.

Se l'atmosfera familiare non ispira amore, fiducia e comprensione,
essi li cercheranno altrove, ad esempio, unendosi a gruppi
di giovani ribelli, le cosiddette bande in cui si sentono al
sicuro. Nella banda infatti vengono ricreati legami di tipo
familiare, anche se distorti e alterati.

Molti problemi potrebbero essere evitati se solo fossimo
capaci di indurre i ragazzi a chiedersi: Ma questo mi fara' sentire
meglio? Possiamo aiutare gli adolescenti a fare le loro scelte
in ogni situazione: scelte e responsabilita' conferiscono loro
nuovamente potere e controllo, liberandoli dalla sensazione di
essere vittime del sistema.

Riuscendo a far capire loro che non sono vittime e che
possono cambiare le loro esperienze assumendosi la
responsabilita' della propria vita, otterremo risultati
soddisfacenti.

E' indispensabile mantenere la comunicazione con i figli,
soprattutto nell'eta' adolescenziale. In genere, quando essi
iniziano a manifestare simpatie e antipatie, vengono investiti da
una serie di "non":

"Non dire questo, non fare quello, non sentirti
in quel modo, non essere cosi', non esprimere quell'idea,
non, non, non..." E alla fine cessano di comunicare e, talora,
scappano di casa.

Se vogliamo che i nostri figli crescano accanto
a noi e ci siano vicini nella vecchiaia, dobbiamo mantenere
bene aperti i canali di comunicazione fin da quando sono piccoli.
Plaudiamo alla loro peculiarita', consentendogli di esprimersi
secondo lo stile preferito, anche se bizzarro e stravagante:
non critichiamoli, ne' denigriamoli. Non dimentichiamoci che
anche noi abbiamo avuto le nostre bizzarrie e stravaganze!

*I figli imparano da noi*

I figli non fanno mai quello che suggeriamo loro, fanno
quello che noi facciamo: non possiamo dir loro di non fumare,
non bere o non drogarsi se noi per primi lo facciamo. Dobbiamo
fungere da esempio ai loro occhi e vivere la vita che vorremmo
loro vivessero. Quando i genitori sono disposti ad amare
loro stessi, l'intera famiglia vive in un'armonia quasi irreale:
i figli rispondono a quest'atmosfera stimandosi, rispettandosi
e avendo fiducia in se stessi.

Un esercizio utile da fare insieme ai figli per sviluppare la
stima di se stessi e' compilare una lista di obiettivi da raggiungere.
Chiediamo ai nostri figli di scrivere - mentre noi facciamo
lo stesso - come si immaginano fra dieci anni, fra un anno,
tra tre mesi, che tipo di vita desiderano, che tipo di amici
pensano sia bene avere... inducendoli a fornire brevi
descrizioni e stimolandoli a cercare di realizzare i loro sogni.

Conserviamo le liste di ognuno a portata di mano per
ricordarci piu' facilmente delle mete stabilite e, dopo tre mesi,
riesaminiamole insieme. Gli obiettivi sono cambiati? Non
dobbiamo lasciare che i nostri figli si abbattano se non hanno
progredito come volevano; le liste, del resto, possono essere
modificate. L'importante e' fornire loro qualcosa di positivo a
cui attenersi per andare avanti.

*Separazione e divorzio*

Se i genitori si separano e/o divorziano e' essenziale che
non cessino mai di esercitare con impegno il ruolo di genitore:
e' infatti estremamente negativo per un figlio sentir dire dal
padre o dalla madre che l'altro genitore non vale nulla.
Come genitori, dobbiamo volere bene a noi stessi anche
nei momenti di rabbia e di paura: a livello emotivo, infatti,
i figli dipendono da noi.

E' pertanto bene spiegare che i nostri problemi non hanno
nulla a che vedere con loro, ne' con il loro valore interiore.
Non lasciamo che essi credano che quanto succede sia
colpa loro, come molto spesso fanno: inviamo loro, invece,
messaggi di amore e disponibilita'.

Personalmente, in tali casi, raccomando di utilizzare ogni
mattina, insieme ai figli, la tecnica dello specchio, facendo
affermazioni positive che ci aiutano a uscire nella maniera piu'
indolore possibile da situazioni difficili e sfibranti e a liberare
le esperienze dolorose mediante l'amore.

Esiste un gruppo meraviglioso chiamato "The California state
task force to promote self esteem and personal and social
responsability (Il contingente californiano per promuovere la stima
di se stessi e la responsabilita' personale e sociale)", creato nel
1987 da John Vascocellos, che annovera fra i suoi membri
Jack Canfield ed il dr. Emmett Miller. Mi sono unita ai loro
sforzi per far si' che il governo introduca nelle scuole corsi atti
a promuovere la stima di se stessi; in altri Stati si stanno gia'
muovendo in questo senso.

Siamo, a mio avviso, sul punto di operare considerevoli
cambiamenti sociali, soprattutto nell'ottica di un piu' valido
riconoscimento del valore di ogni essere umano; se gli
insegnanti, ad esempio, riuscissero a utilizzare positivamente
la stima di se stessi, otterrebbero risultati fantastici con gli
studenti. I giovani, infatti, riflettono profondamente le pressioni
socio-economiche a cui noi stessi siamo sottoposti: qualsiasi
progetto di rivalutazione dell'individuo deve pertanto coinvolgere
studenti, insegnanti, genitori, nonch, associazioni e
organizzazioni di vario tipo.



post scorrevoli