ACCETTARE O NO LA MALATTIA ?




Prendo a prestito un aforisma pubblicato oggi che recita così: "Se hai superato grandi dolori e sei ancora in vita, vuol dire che sei sempre stato più grande dei tuoi dolori". Lo prendo come argomento di dibattito con un recente amico che, a proposito dell'aforisma, mi ha scritto: i dolori ci servono per capire che siamo vivi, ci si può convivere, si devono combattere, ma accettarli NO, con il NO scritto  grande a sottolineare con forza il proprio pensiero.
Mi permetto di dissentire su quel NO imponente, grande, deciso, e lo faccio dal mio punto di vista, quello di una persona gravemente ammalata, che da qualche anno dimora sull'isola della sofferenza circondata dal mare dell'intolleranza ed a volte anche dell'indifferenza.
Non starò qui ad elencare di cosa soffro, non interessa a nessuno e non è questo il punto.
Ma quelle patologie mi hanno procurato e continuano tutt'ora a procurarmi un grande dolore legati ai nervi, ai muscoli, ai tendini ed alle ossa.
Ogni mattina per alzarmi dal letto ho bisogno di aiuto per la rigidità totale delle articolazioni bloccate, specialmente un ginocchio che a volte mi fa scendere lacrime amare e gridare senza vergogna .
E questo è solo l'inizio della giornata.
Con rassegnazione mi lascio aiutare, e confesso anche con umiliazione perchè quella di oggi NON E' PIU' la donna che mio marito ha sposato...ogni giorno, compio una scelta e rinnovo una promessa; scelta e promessa coincidono perchè HO SCELTO di accettare la malattia e promesso di mettere al servizio del prossimo tutto ciò che imparo sperando possa essere utile a chi, come me, risiede in quell'isola...
Se ci rifiutiamo di accettare lo stato di malattia, inevitabilmente nasce risentimento, rabbia, ci si domanda "perchè io" e non, ad esempio, un delinquente.
Queste domande non possono trovare una risposta logica, la possiamo solo cercare nei meandri della Fede, ma in quella che io chiamo una Fede Viva, vissuta, e non subita, il che è ben diverso se ci presti attenzione.
Ho sempre ricercato delle risposte ai grandi "Perchè" della Vita elaborando una teoria personale frutto dell'esperienza fino ad allora accumulata. Ma erano parole, pensieri, riflessioni, mancava la "pratica". E' facile, quando sei in salute, dire ad un malato di "accettare" e di "amare" la propria malattia, ma come può crederti? Che ne sai tu ? E mi sono resa conto che in effetti si parla troppo spesso a vanvera, senza offrire veramente un supporto psicologico. Tendiamo una mano, ma l'altro non la afferra perchè quasi mai ci crede, non capta nella nostra voce il suono del cuore, dell'Anima. Ma se chi ti tende una mano è una persona che come te conosce il dolore, la perdita, l'umiliazione, l'incomprensione, allora cambia il modo in cui ti ascolta, anzi, a volte basta poco, molto poco  per fargli comprendere che ci sei e ci sarai per qualsiasi cosa.
Ho trovato nell'accettazione la forza di andare avanti.
Ho trovato nel dolore la coscienza di quanto è preziosa la famiglia, più di tutto.
E nell'accettare sorella malattia, compagna gelosa che mi segue sempre, ho trovato la serenità.
Il più grande dei miei nipoti, che  ha già conosciuto la morte di un nonno, mi ha detto che non vuole che io muoia. Allora gli ho ricordato che quando si va in cielo si accende una stella e di cercare quella più grande perchè, nel caso dovessi partire, mi servirà un posto bello largo e grosso e quindi sarà facile trovarmi, così ogni sera ci guarderemo e solo noi sapremo che quella stella che brilla più luminosa è una nonna che sta salutando il suo nipotino. Ma c'è tempo, gli ho risposto, solo che anche il nonno diventa vecchio e chi si curerà di noi? E lui risponde: Io,e sorrido di nascosto pensando a quando il suo interesse verso i nonni sarà dirottato, come è giusto, verso le ragazze.
Ti ringrazio della tua risposta chè mi ha dato l'opportunità di chiarire il perchè di una scelta non facile da comprendere, ma in cui credo fermamente.
Giusto? Sbagliato? Non lo so, e, onestamente, non mi interessa. Sono in pace.
A volte piango per il male, non mi vergogno a dirlo, ma mai una sola volta ho domandato che mi venisse tolto. Se devo bere questo calice, lo berrò fino alla fine.
Spero tanto che sia pieno di pane e nutella.
Gabry

post scorrevoli

Post più popolari