OTTO MARZO - COSA NE PENSO IO




Come donna vengo a parlarvi di come lo vedo io l'otto marzo.
E' un mio pensiero personale e non vuole essere offensivo verso nessuno, ma io credo che vedere delle donne che in quella serata cercano di "rimorchiare", partecipano a spogliarelli maschili incitando come delle forsennate, non sia un quadro rispettoso verso la donna, verso la sua intelligenza, ma sia mortificante per tutte quelle che, come me, cercano da anni di portare avanti un discorso che riguarda noi stesse.
La nostra festa dovrebbe avvenire ogni giorno all'interno della propria famiglia, nel rispetto delle reciproche diversità perchè penso che non ci sia nulla di più aberrante che assumere gli atteggiamenti sbagliati di certi uomini.
La nostra festa dovrebbe essere tutto l'anno, e riguarda il posto di lavoro dove una donna, a parità di responsabilità, guadagna meno del collega maschio.
La nostra festa dovrebbe esssere un inno alla maternità,  e invece a volte si è costrette ad abortire per non perdere un posto di lavoro e questo è quanto di più orribile che questa società permette.
Se sei donna e rimani incinta fai un "torto" al tuo dirigente, diventi un peso, non puoi fare carriera, a meno che non rinunci a goderti i tuoi figli.
Io non festeggio l'otto marzo perchè, vero o falso che sia, è una data in onore di donne morte su un posto di lavoro, quindi che c'è da festeggiare?
L'ultimo otto marzo in cui sono uscita è stato con le mamme di bambine che andavano a scuola con la mia, io l'avevo portata, pensando che ci fossero anche le sue compagne, e invece mi sono ritrovata a tavola con donne che vedevo tutti i giorni ma che, per l'occasione, sbottonavano le camicette per farsi guardare dai camerieri che erano giovani e belli e ridevano sguaiatamente del loro imbarazzo.
Si, perchè gli uomini sapevano di essere l'argomento delle tavolate di donne, alcune di età non certo giovanile, e cercavano di fare il loro lavoro con professionalità nonostante l'ambiente "pesante".
Francamente l'ho trovato così patetico che non sono più uscita.
Mio marito mi porta la mimosa e stiamo tutti insieme in casa, senza tanti clamori e discoteche.
La vera donna è la colonna della propria famiglia, ma tante sono oggetto di violenze e abusi dentro quelle mura che dovrebbero costituire un rifugio protetto e che invece per loro sono una gabbia da cui non riescono a liberarsi.
In altri Paesi sono vendute come schiave, violentate, legate con catene e avviate alla prostituzione.
Sono "merce" che quando diventa "avariata" viene eliminata senza clamore. In silenzio.
Come in silenzio è stata la loro vita.
E a volte sono bambine, stuprate da bravi padri di famiglia disposti a pagare grosse cifre per farne quello che vogliono, l'oggetto dei desideri più lascivi e incoffessabili.
E poi, magari, vanno a messa alla domenica con moglie e figli.
Mogli che rischiano l'AIDS dai loro bravi maritini.
E ora chiudo. L'amarezza che provo quando parlo di questi argomenti è fortissima ed è pari solo alla rabbia di non potere fare nulla.
Ad ogni modo fate che ogni giorno della vostra vita sia una festa.
D'amore.

Gabry Fogli