Vergine Madre, figlia del tuo figlio - Paradiso Canto XXXIII

Vergine Madre, figlia del tuo figlio - Paradiso Canto XXXIII 
Fra Angelico da Cortona (Beato Angelico), Madonna dell'Umiltà (1418) - The Hermitage, St. Petersburg  

Vergine Madre, figlia del tuo figlio


«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
  tu se' colei che l'umana natura
5   nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
  Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.
10     Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.
  Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
15   sua disianza vuol volar sanz'ali.
  La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
  In te misericordia, in te pietate,
20   in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.
  Or questi, che da l'infima lacuna
de l'universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,
25   supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l'ultima salute.
  E io, che mai per mio veder non arsi
più ch'i' fo per lo suo, tutti miei prieghi
30   ti porgo, e priego che non sieno scarsi,
perché tu ogne nube li disleghi
di sua mortalità co' prieghi tuoi,
sì che 'l sommo piacer li si dispieghi.
  Ancor ti priego, regina, che puoi
35   ciò che tu vuoli, che conservi sani,
dopo tanto veder, li affetti suoi.
  Vinca tua guardia i movimenti umani:
vedi Beatrice con quanti beati
per li miei prieghi ti chiudon le mani!».
40   Li occhi da Dio diletti e venerati,
fissi ne l'orator, ne dimostraro
quanto i devoti prieghi le son grati;
  indi a l'etterno lume s'addrizzaro,
nel qual non si dee creder che s'invii
45   per creatura l'occhio tanto chiaro.
  E io ch'al fine di tutt'i disii
appropinquava, sì com'io dovea,
l'ardor del desiderio in me finii.

Divina Commedia - Paradiso XXXIII Canto, Dante Alighieri

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