LA PROVA DELLA PORTA




C'era una volta un gruppo di giovani che si preparavano a diventare Cavalieri della Tavola Rotonda, alla corte di Camelot. Tra loro c'era anche il figlio di Artù.

Re Artù teneva in grande considerazione la preparazione di tutti i ragazzi e ogni giorno chiedeva aggiornamenti e informazioni a Merlino:
- "Mi raccomando: sono loro il futuro di Camelot!"

Questi giovani venivano educati ai grandi valori, sottoposti a prove fisiche a volte estenuanti, e non mancavano le prove di intelligenza.

Arrivò il giorno dell'ultima prova: in sostituzione di Merlino si presentò un ragazzino, designato dal mago come suo personale assistente.

- "Come prova finale" - disse l'assistente di Merlino - "dovrete riuscire ad aprire questa porta senza sfondarla."

I giovani pensarono tutti che la prova era fin troppo facile, tanto che alcuni di essi scoppiarono in una risata. Ma dovettero ricredersi.

La porta si presentava senza serratura e senza chiave.

I giovani cominciarono allora a confrontarsi per escogitare assieme un modo di aprire la porta, ma non riuscirono a mettersi d'accordo: ognuno voleva prevalere e nessuno riuscì a esprimersi efficacemente, perché ciascuno parlava senza lasciare finire l'altro.

- "Troppe bocche e poche orecchie!" - pensò l'assistente di Merlino.

Il ragazzino cercò di aiutare i giovani che volevano diventare Cavalieri dando loro dei suggerimenti, ma nessuno volle dargli attenzione, proprio perché egli era solo un ragazzino.

Alla fine, sconfortati, si arresero tutti, eccetto il figlio di Artù, che ammise di non sapere più cosa fare e chiese aiuto all'assistente, che gli rispose:
- "Cosa fai quando vuoi farti accogliere in una casa che ha la porta chiusa?"

Il figlio di Artù allora capì e bussò. La porta si aprì.

- "Ma perché, non ce l'hai detto, prima?" - chiesero stizziti tutti.

- "Perché, solo ora, qualcuno ha deciso di ascoltarmi!"

Così dicendo, il ragazzino assistente rivelò la sua vera identità trasformandosi nel Mago Merlino.

Morale: ragiona sempre, con la tua testa, ma non dimenticare di ascoltare chi ti è accanto. 

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