Tatuaggi e piercing, infezioni per un ragazzo su quattro



Il 25% dei ragazzi con un tatuaggio o un piercing ha avuto un’infezione. Il dato arriva da una ricerca dell’Università Tor Vergata di Roma che ha preso in esame 2500 questionari anonimi di altrettanti studenti liceali.
Dai risultati emerge un quadro a tinte fosche sulle modalità con cui vengono realizzati piercing e tatuaggi e sulla consapevolezza degli studenti: solo il 17% dei ragazzi ha firmato un consenso informato, mentre poco più di uno su due è sicuro della sterilità degli strumenti utilizzati. Ancora, a fronte dell’80% dei ragazzi che ha affermato di essere a conoscenza dei rischi d’infezione, solo il 5% ha una chiara e corretta conoscenza delle malattie che possono essere trasmesse, sottolinea l’autrice della ricerca, la dottoressa Carla Di Stefano.

Quali sono i rischi di tatuaggi e piercing praticati non in sicurezza?

«C’è sicuramente un rischio di trasmissione di agenti infettivi, come il virus dell’epatite C o il Papilloma virus. Allo stesso modo c’è il rischio infezioni da micro-batteri. I piercing inducono sì infezioni, anche perché fatti in zone in cui già c’è una presenza considerevole di batteri come ombelico e genitali, ma il vero rischio è quello delle allergie», spiega il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia dell’Ospedale di Ricerca Humanitas.
«Per essere sicuro – aggiunge – il piercing deve essere in acciaio inox di tipo chirurgico e privo di nichel. Però questo materiale è un po’ più costoso e quindi in tanti usano altri materiali contenenti nichel che dopo un po’ di giorni possono provocare eczemi, prurito e allergie».
La ricerca dell’ateneo romano è stata presentata al secondo Congresso nazionale della Società italiana GastroReumatologia dove è stata ravvisata la necessità di un maggiore impegno a incoraggiare l’uso di materiale monouso e la corretta sterilizzazione degli strumenti.
«Anche se i tatuaggi vengono realizzati rispettando tutte queste prescrizioni, c’è sempre un fattore di rischio incontrollabile: quello dei coloranti iniettati. La produzione di questi coloranti non è disciplinata in alcun modo e così anche il tatuatore più esperto che opera in tutta sicurezza non sa quali sostanze sono state utilizzate per creare gli inchiostri. Ed ecco le frequenti infezioni e reazioni allergiche da pigmenti iniettati. Un rischio che non si può prevenire perché non si sa quali sostanze sono usate».

C’è qualche soggetto più sensibile?

«I cosiddetti soggetti atopici, come chi soffre di asma allergico o dermatite atopica è a maggior rischio di sviluppare una reazione allergica. Mentre piercing e tatuaggi sono assolutamente vietati per gli immunodepressi», conclude il professore.

http://www.humanitasalute.it/

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