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"DISABILI NEL CORPO, ABILI NEL CUORE"

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Benvenuti a tutti i nuovi amici. Le nostre strade si incrociano, provengono da diverse esperienze, da diversi passati, da diversi presenti e....chissà, forse collaborando oggi, collaboreranno insieme nel futuro.
Ma di questo non ci preoccupiamo, sappiamo che tutto si gioca nell'oggi, perchè è ciò che oggi decidiamo che darà l'impronta al nostro futuro.
Discutiamo di tanti aspetti della vita, alcuni condivisi, altri meno, ma che importa....se non ci fosse un po' di pepe non saremmo reali, ed invece mi piace pensare che siamo persone e non solo nik non meglio identificati.
E' il mondo dei sentimenti, quelli più autentici. Questo blog rappresenta un sentiero, una Via che da tanto tempo percorro, il più delle volte da sola, altre con amici carissimi che il Buon Padre ha posto al mio fianco.
Gli argomenti affrontati sono molteplici, così come molteplici sono le strade che percorriamo ogni giorno. A volte sbagliamo il percorso, ma l'importante è avere …

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LA RETTA VISIONE È LA CONDIZIONE PER LA FELICITÀ





Percepire significa sempre percepire “qualcosa”. Noi crediamo che l’oggetto della percezione sia al di fuori del soggetto che percepisce, ma non è vero. Quando percepiamo la luna, la luna è noi stessi. Sorrido a un amico, l’amico è anche me stesso, perché è l’oggetto della mia percezione.

Le nostre percezioni portano con sé tutti gli errori generati dalla soggettività

Quando percepiamo una montagna, la montagna è l’oggetto della nostra percezione. Quando percepiamo la luna, la luna è l’oggetto della nostra percezione. Dire: «Posso vedere la mia coscienza nel fiore» significa che nel fiore possiamo vedere la nuvola, la luce del sole, la terra e i minerali. Ma come si fa a vedere la nostra coscienza in un fiore? Il fiore è la nostra coscienza; è l’oggetto della nostra percezione. 
Percepire significa percepire qualcosa. Percezione significa il venire in essere del percipiente e del percepito. Il fiore che stiamo guardando è parte della nostra coscienza. Deve essere rimossa l’idea che la nostra coscienza sia esterna al fiore: è impossibile che ci sia un soggetto senza un oggetto. È impossibile togliere l’uno conservando l’altro.

Spesso è proprio l’idea che abbiamo della felicità a impedirci di provarla davvero

La fonte della nostra percezione, il nostro modo personale di vedere le cose, si trova nella coscienza-deposito. Se dieci persone guardano una nuvola, ne avranno dieci diverse percezioni. Che vi si veda un cane, un martello o un soprabito, dipende dalla mente dell’osservatore, dalla sua tristezza, dai suoi ricordi, dalla sua rabbia. Le nostre percezioni portano con sé tutti gli errori generati dalla soggettività, quindi noi lodiamo, biasimiamo, condanniamo o protestiamo a seconda delle nostre percezioni. Ma le percezioni sono fatte delle nostre afflizioni: brama, rabbia, ignoranza, visioni distorte e pregiudizi. Essere contenti o soffrire dipende in gran parte dalle nostre percezioni. E importante osservare in profondità le nostre percezioni e conoscerne la provenienza.

Noi abbiamo una certa idea della felicità: crediamo che solo determinate condizioni ci renderanno felici. Spesso, però, è proprio l’idea della felicità a impedirci di provarla davvero. Dobbiamo guardare in profondità le nostre percezioni per liberarcene; allora ciò che era una percezione diventa comprensione risvegliata, una realizzazione del sentiero. Questa non è né una percezione né una non-percezione: è una visione chiara delle cose così come sono.

La nostra felicità e quella di coloro che ci circondano dipendono dal nostro grado di retta visione. 

Entrare in contatto profondo con la realtà — sapere che cosa sta succedendo dentro e fuori di noi — è la via per liberarci dalla sofferenza generata dalle percezioni erronee. 
La retta visione non è un’ideologia, né un sistema, né tantomeno un cammino: è la comprensione risvegliata della realtà della vita, una comprensione viva che ci riempie di chiarezza, pace e amore.

Da: Thich Nhat Hanh, Il cuore dell’insegnamento del Buddha, Neri Pozza, 2000.
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