RENE' GUENON - LE ORIGINI DEL MORMONISMO



Jesse Smith


* Études Traditionnelles, 1940. 

Fra le sette religiose o pseudo-religiose diffuse in America, quella dei Mormoni è sicuramente una delle più antiche e delle più importanti, e noi crediamo che non sia senza interesse esporne le origini.
All’inizio del XIX secolo viveva nella nuova Inghilterra un pastore presbiteriano chiamato Salomon Spalding, che aveva lasciato il suo ministero per il commercio, in cui non tardò a fallire; dopo questo insuccesso, si mise a comporre una specie di romanzo in stile biblico, intitolato il Manoscritto Ritrovato, su cui contava, forse, per recuperare la sua fortuna. Ma in ciò si sbagliava, poiché morì senza essere riuscito a farlo accettare da nessun editore. L’argomento di questo libro si riferiva alla storia degli Indiani dell’America del Nord, che vi erano presentati come i discendenti del Patriarca Giuseppe; era un lungo racconto delle loro guerre e delle loro supposte migrazioni, dall’epoca di Sedecia, re di Giuda, fino al quinto secolo dell’era cristiana; e questo racconto si supponeva che fosse stato scritto da diversi successivi cronisti, di cui l’ultimo, chiamato Mormon, l’avrebbe deposto in qualche nascondiglio sotterraneo.
In che modo Spalding aveva avuto l’idea di redigere quest’opera, tra l’altro molto noiosa, prodigiosamente monotona e scritta in uno stile deplorevole? Non ci sembra assolutamente possibile dirlo, e ci si può domandare se questa idea gli venne spontaneamente o se gli fu suggerita da qualcun altro, poiché è lungi dall’essere stato il solo a indagare su quanto era avvenuto delle dieci tribù perdute d’Israele e a tentare di risolvere questo problema a suo modo. Si sa che alcuni hanno voluto ritrovare le tracce di queste tribù in Inghilterra, e vi sono Inglesi che tengono molto a rivendicare per la loro nazione l’onore di questa origine; altri sono andati a ricercare queste stesse tribù molto più lontano e fino in Giappone. Ciò che è certo è che esistono in alcune regioni dell’Oriente, particolarmente a Cochin, nell’India meridionale, ed anche in Cina, delle colonie ebraiche molto antiche, le quali pretendono di essersi ivi stabilite dall’epoca della schiavitù di Babilonia. L’idea di una emigrazione in America può sembrare molto più inverosimile e tuttavia essa è venuta ad altri oltre che a Spalding; è questa una coincidenza abbastanza singolare.
Nel 1825, un Israelita di origine portoghese, Mordecai Manuel Noah, ex-console degli Stati Uniti a Tunisi, acquistò un’isola chiamata Grand Island, situata nel fiume Niagara, e lanciò un proclama che impegnava tutti i suoi correligionari a venire a stabilirsi in quest’isola, cui diede il nome di Ararat. Il 2 settembre dello stesso anno, si celebrò con gran pompa la fondazione della nuova città; ora, ed è questo che vogliamo segnalare, gli Indiani erano stati invitati ad inviare dei rappresentanti a questa cerimonia, quali discendenti delle tribù perdute d’Israele e dovevano anche trovare un rifugio nel nuovo Ararat. Questo progetto non ebbe alcun seguito, e la città non fu mai costruita; una ventina di anni più tardi, Noah scrisse un libro nel quale auspicava il ristabilirsi della nazione ebraica in Palestina e, per quanto il suo nome sia oggi abbastanza dimenticato, lo si deve guardare come il vero promotore del Sionismo. L’episodio che abbiamo riferito è anteriore di quasi cinque anni alla fondazione del Mormonismo: Spalding era già morto e non pensiamo che Noah sia stato a conoscenza del suo Manoscritto Ritrovato. In ogni caso, non si poteva prevedere allora la straordinaria fortuna che era riservata a quest’opera, e Spalding stesso non aveva probábilmente mai sospettato che doveva arrivare un giorno in cui sarebbe stata considerata da molti come una nuova rivelazione divina; in quest’epoca non si era ancora arrivati a comporre in modo premeditato degli scritti che si dicevano “ispirati”, come la Bibbia di Oashpe o il Vangelo Acquariano, bizzarre elucubrazioni che trovano presso gli Americani dei nostri giorni un ambiente atto a riceverli.
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C’era a Palmyra, nel Vermont, un giovane dalla cattiva reputazione, chiamato Joseph Smith. Costui si era innanzitutto segnalato all’attenzione dei suoi concittadini durante uno di quei periodi d’entusiasmo religioso che gli Americani chiamano revivals, diffondendo il racconto di una visione di cui pretendeva essere stato favorito: poi si era fatto «cercatore di tesori», vivendo del denaro che gli consegnavano i creduloni ai quali prometteva di indicare, grazie a certi procedimenti divinatori, le ricchezze nascoste nel suolo. Fu allora che entrò in possesso del manoscritto di Spalding, dodici anni dopo la morte del suo autore; sembra che questo manoscritto gli fosse stato regalato da uno dei suoi compari, Sydney Rigdon, che l’avrebbe rubato in una tipografia in cui faceva il suo apprendistato; resta il fatto che la vedova, il fratello e l’ex-socio di Spalding riconobbero ed affermarono formalmente l’identità del Libro di Mormon con il Manoscritto Ritrovato. Ma il «cercatore di tesori» asseriva che, guidato da un angelo, aveva estratto questo libro dalla terra in cui Mormon lo aveva nascosto, sotto forma di lamine d’oro coperte di caratteri geroglifici; aggiungeva che l’angelo gli aveva fatto pure scoprire due pietre traslucide, le quali non erano altro che l’Urim e il Thummim che si trovavano sul pettorale del sommo sacerdote d’Israele[1], il cui possesso, che procurava il dono delle lingue e lo spirito di profezia, gli aveva permesso di tradurre le lamine misteriose. Una decina di testimoni dichiararono di aver visto queste lamine; tre di loro affermarono anche di aver visto l’angelo, che li aveva poi avvinti e presi sotto la sua protezione. Fra questi ultimi vi era un certo Martin Harris, che vendette la sua fattoria per sopperire alle spese di pubblicazione del manoscritto, malgrado i pareri del professor Anthon, di New York, a cui aveva sottoposto un campione dei pretesi geroglifici, e che l’aveva messo in guardia contro quella che gli sembrava essere solo una volgare soperchieria. È da supporre che Smith si fosse procurato alcune lamine d’ottone e vi avesse tracciato caratteri presi a prestito da diversi alfabeti: secondo Anthon[2], c’era soprattutto una mescolanza di caratteri greci ed ebraici, come una grossolana imitazione del calendario messicano pubblicato da Humboldt. È d’altra parte estremamente difficile dire se quelli che aiutarono Smith ai suoi inizi fossero le sue vittime o i suoi complici: per ciò che concerne Harris, la cui fortuna fu gravemente compromessa dallo scarso successo che ebbe subito il Libro di Mormon, non tardò a rinnegare la nuova fede e a rompere l’amicizia con Smith.
Questi ebbe ben presto una rivelazione che metteva il suo sostentamento a carico dei suoi fedeli; poi, il 6 aprile 1830, un’altra rivelazione lo creò profeta di Dio, con la missione di insegnare agli uomini una religione nuova e di creare la «Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni» (Church of Latter-Day Saints), nella quale si doveva entrare con un nuovo battesimo. Smith ed il suo socio Cowdery si somministrarono l’un l’altro questo battesimo; la Chiesa non contava allora che sei membri, ma, in capo a un mese, ne aveva una trentina, fra i quali il padre ed il fratello di Smith.
Questa Chiesa, insomma, non si differenziava dalla maggioranza delle sette protestanti; nei tredici articoli di fede che furono allora formulati dal fondatore, vi è solamente da segnalare la condanna del battesimo dei fanciulli (art. 4), la credenza «che un uomo può essere chiamato a Dio con la profezia e con l’imposizione delle mani» (art. 5), e che i doni miracolosi come «profezie, rivelazione, visioni, guarigione, esorcismo, interpretazione delle lingue», si sono perpetuati nella Chiesa (art. 7), l’aggiunta del Libro di Mormon alla Bibbia come la «parola di Dio» (art. 8), infine la promessa che Dio rivelerà ancora grandi cose «che riguardano il Suo Regno» (art. 9). Citiamo ancora l’art. 10, così concepito: «Noi crediamo alla riunificazione vera e propria d’Israele e alla restaurazione delle dieci Tribù; noi crediamo che Sion sarà ricostruita su questo continente, che il Cristo regnerà personalmente sulla terra e che la terra sarà rinnovata e riceverà la gloria paradisiaca». L’inizio di questo articolo ricorda curiosamente i progetti di Noah; il seguito esprime un «millenarismo» che non è assolutamente eccezionale nelle chiese protestanti, e che, in questa stessa regione della Nuova Inghilterra, doveva far nascere, verso il 1840, gli «Avventisti del Settimo Giorno». Infine Smith volle ricostruire l’organizzazione della Chiesa primitiva: Apostoli, Profeti, Patriarchi, Evangelisti, Anziani, Diaconi, Pastori e Dottori, più due gerarchie di pontefici, l’una secondo l’ordine di Aronne, l’altra secondo l’ordine di Melchisedek.
I primi adepti della nuova Chiesa erano persone pochissimo istruite, per la maggior parte piccoli fattori o artigiani; il meno ignorante fra loro era Sydney Rigdon, che aveva probabilmente procurato a Smith il possesso del manoscritto di Spalding; lui stesso fu incaricato, da una rivelazione, della parte letteraria dell’opera, e gli si attribuisce la prima parte del libro delle Dottrine e Alleanze, pubblicato nel 1846, e che è pressappoco il Nuovo Testamento dei Mormoni; del resto non tardò ad obbligare il profeta, a cui si era così reso indispensabile, ad avere un’altra rivelazione che facesse loro spartire la supremazia. Tuttavia, la setta cominciava ad ingrandirsi e a far conoscere la sua esistenza all’esterno; gli Irvigiani inglesi, che credono anche alla perpetuazione dei doni miracolosi nella Chiesa, inviarono a Smith una lettera firmata da un «concilio di pastori» esprimente la loro simpatia. Ma il successo stesso suscitò a Smith degli avversari che non mancarono di ricordare il suo passato poco onorevole; così, dal 1831, il profeta ritenne prudente cambiare residenza: da Fayette, nella contea di Seneca, stato di New York, in cui aveva fondato la sua Chiesa, andò a stabilirsi a Kirtland, nell’Ohio; poi fece con Rigdon un viaggio esplorativo nei paesi dell’Ovest, e, al suo ritorno, emise una serie di rivelazioni che ordinavano ai «Santi» di recarsi nella contea di Jackson, Missouri, per costruirvi una «Santa Sion». In pochi mesi, milleduecento credenti risposero a questo richiamo e si misero a dissodare il terreno e ad erigere la «Nuova Gerusalemme», ma i primi occupanti della regione fecero loro subire ogni sorta di vessazioni, ed infine li espulsero da Sion. In questo periodo, Joseph Smith, residente a Kirtland, vi aveva fondato una casa commerciale e bancaria, dalla cui cassa, come ci insegna la sua autobiografia, lui stesso e la sua famiglia avevano un diritto illimitato di attingere a piene mani; nel 1837 la banca fu dichiarata fallita, e Smith e Rigdon, minacciati di incriminazione per truffa, dovettero fuggire dai loro fedeli del Missouri. Quattro anni erano già trascorsi dal momento che questi erano stati cacciati da Sion e si erano ritirati nelle regioni vicine, ove avevano acquistato nuove proprietà; Smith, dal suo arrivo, dichiarò loro che era venuta l’ora in cui avrebbe «calpestato i suoi nemici sotto i piedi». Gli abitanti del Missouri, avuta conoscenza del suo atteggiamento, ne furono esasperati e le ostilità iniziarono quasi subito; i Mormoni, vinti, dovettero capitolare ed impegnarsi a lasciare il paese senza perdere tempo; il profeta, consegnato alle autorità, riuscì a sfuggire alle sue guardie e a raggiungere i suoi discepoli nell’Illinois. Là, i «Santi» ricominciarono a costruire una città, la città di Nauvoo, sulla riva del Mississippi; dei proseliti vi arrivarono, anche dall’Europa, poiché una missione inviata in Inghilterra nel 1837 aveva amministrato diecimila battesimi, ed una rivelazione ingiunse a questi nuovi convertiti di accorrere a Nauvoo «con il loro denaro, il loro oro e le loro pietre preziose». Lo stato dell’Illinois accordò alla città una carta di incorporazione; Joseph Smith ne fu fatto sindaco, ed organizzò una milizia di cui fu fatto generale; da allora, comparve spesso a cavallo ed in uniforme. Il suo consigliere militare era un certo generale Bennet, che aveva servito nell’esercito degli Stati Uniti; questo Bennet aveva offerto i suoi servigi a Smith con una lettera in cui, pur professando una completa incredulità quanto alla sua missione divina, e trattando anche come «allegra mascherata» il battesimo mormone che aveva ricevuto, prometteva al profeta «un’assistenza devota e le apparenze di una fede sincera». La prosperità crescente della setta portò la vanità di Smith a un punto tale che questi osò, nel 1844, porre la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti.
È in questo periodo che la poligamia fu introdotta nel Mormonismo; la rivelazione che l’autorizzò è datata luglio 1843, ma fu per molto tempo tenuta segreta e riservata a un piccolo numero di iniziati; il fatto è che in capo a una decina d’anni questa pratica fu confessata pubblicamente dai capi mormoni[3].
Solamente, per quanto si tacesse la rivelazione, i risultati erano stati conosciuti malgrado tutto; un movimento di opposizione, formato nel seno stesso della setta, fece sentire le proprie proteste in un giornale chiamato «The Expositor». I partigiani del profeta rasero al suolo la tipografia di questo giornale; i redattori fuggirono e denunciarono alle autorità Joseph Smith e suo fratello Hiram come perturbatori dell’ordine pubblico. Un mandato di cattura fu spiccato contro di loro e, per farlo eseguire, il governo dell’Illinois dovette fare appello alla milizia; Joseph Smith, vedendo che non poteva resistere, giudicò prudente consegnarsi; fu rinchiuso con suo fratello nella prigione della contea, a Carthage. Il 27 luglio 1844 una folla in armi invase la prigione e fece fuoco sui detenuti; Hiram Smith fu ucciso sul posto e Joseph, volendo fuggire per la finestra, saltò male e si schiantò alla base del muro; aveva trentatré anni. È poco verosimile che degli assalitori si siano riuniti spontaneamente davanti alla prigione; non si sa da chi furono diretti o almeno influenzati, ma è molto probabile che qualcuno abbia avuto interesse a far scomparire Joseph Smith nel momento preciso in cui egli vedeva realizzarsi tutte le sue ambizioni.
D’altra parte, se questi fu incontestabilmente un impostore, per quanto alcuni abbiano cercato di mostrarlo come un fanatico sincero, non è sicuro che abbia lui stesso immaginato tutte le sue imposture; ci sono troppi casi più o meno simili, in cui i capi apparenti di un movimento furono spesso solo gli strumenti di ispiratori nascosti, che essi stessi non conobbero forse mai; e un uomo come Rigdon, per esempio, potrebbe benissimo avere svolto un ruolo d’intermediario tra Smith e tali ispiratori. L’ambizione personale che era nel carattere di Smith poteva, unita alla sua assenza di scrupoli, renderlo idoneo alla realizzazione di disegni più o meno tenebrosi; ma, al di là di certi limiti, rischiava di diventare pericoloso, e, come al solito, in simili casi lo strumento è stroncato ferocemente; è proprio quello che capitò a Smith. Noi indichiamo queste considerazioni a puro titolo d’ipotesi, non volendo stabilire alcun raffronto; ma ciò basta per mostrare che è difficile dare un giudizio definitivo sugli individui, e che la ricerca di vere responsabilità è molto più complicata di quanto non l’immaginino quelli che si attengono alle apparenze esteriori.
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Dopo la morte del profeta, quattro pretendenti, Rigdon, William Smith, Lyman Wight e Brighman Young, si disputarono la sua successione; fu Brighman Young, ex-operaio carpentiere e presidente del «Collegio degli Apostoli», che prevalse infine e fu proclamato «veggente, rivelatore e presidente dei Santi degli Ultimi Giorni». La setta cominciava ad accrescersi; ma si apprese ben presto che gli abitanti di nove contee si erano coalizzati con l’intenzione di sterminare i Mormoni. I capi di questi decisero allora una emigrazione in massa del loro popolo in una regione lontana e deserta dell’Alta California, che apparteneva al Messico; questa notizia fu annunciata da una «epistola cattolica» datata 20 gennaio 1846. I vicini dei Mormoni acconsentirono a lasciarli tranquilli, dietro loro promessa di partire prima dell’inizio dell’estate seguente; i «Santi» approfittarono di questo termine per completare il tempio che stavano costruendo sulla sommità della collina di Nauvoo, cui una rivelazione aveva ricollegato certe benedizioni misteriose; la consacrazione ebbe luogo in maggio. Gli abitanti dell’Illinois, vedendovi una mancanza di sincerità e il segno della volontà dei Mormoni di tornare, cacciarono brutalmente dalle loro dimore quelli che ancora vi si trovavano e il 17 settembre si impossessarono della città abbandonata. Gli emigranti iniziarono un viaggio penoso, molti rimasero sulla strada, alcuni morirono di freddo e di privazioni. In primavera, il presidente andò avanti con un corpo di pionieri; il 21 luglio 1847 raggiunsero la vallata del Gran Lago Salato e, colpiti dai rapporti della sua configurazione geografica con quella della terra di Canaan, decisero di fondarvi una «base di Sion» (Stake of Sion), attendendo il momento in cui avrebbero potuto riconquistare la vera Sion, vale a dire la città della contea di Jackson che le profezie di Smith assicuravano dover essere la loro eredità. Quando la colonia fu riunita, contava quattromila persone; essa aumentò rapidamente e, sei anni più tardi, il numero dei suoi membri arrivava già a trentamila. Nel 1848 il paese era stato ceduto dal Messico agli Stati Uniti; gli abitanti domandarono al Congresso di potersi costituire in Stato sovrano, con il nome di «Stato di Deseret», tratto dal Libro di Mormon, ma il Congresso eresse solamente il paese a Territorio, con il nome di Utah, il Territorio potendo diventare Stato libero solo quando la popolazione avesse raggiunto la cifra di sessantamila uomini, il che impegnò d’altra parte i Mormoni a intensificare la loro propaganda per arrivarvi al più presto e poter così legalizzare la poligamia e le loro altre istituzioni particolari; frattanto, il presidente Brighman Young fu nominato governatore dell’Utah. A partire da questo momento, la prosperità materiale dei Mormoni andò sempre aumentando, come il loro numero, malgrado alcuni episodi sfortunati, fra i quali bisogna notare uno scisma, che si produsse nel 1851: quelli che non avevano seguito l’emigrazione costituirono una «Chiesa Riorganizzata» che aveva la sua sede a Lamoni, nello Yowa, che si dichiarava la sola legittima; collocarono alla loro testa il giovane Joseph Smith, il figlio del profeta, che era domiciliato a Indipendence, nel Missouri.
Secondo una statistica ufficiale del 1911, questa «Chiesa Riorganizzata» contava allora cinquantamila membri, mentre il ramo dell’Utah ne contava trecentocinquantamila.
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Il successo del Mormonismo può sembrare stupefacente; è probabile che sia dovuto all’organizzazione gerarchica e teocratica della setta, molto abilmente concepita, bisogna riconoscerlo, più che al valore della sua dottrina, per quanto la sua stessa stravaganza sia capace di esercitare un’attrazione su certi spiriti; in America soprattutto, le cose più assurde in questo genere riescono in modo incredibile. Tale dottrina non è rimasta quella che era all’inizio, e ciò si comprende senza fatica, poiché nuove rivelazioni potevano modificarla ad ogni istante: è così che la poligamia era chiamata nel Libro di Mormon «un abominio agli occhi del Signore», il che non impedì a Joseph Smith di avere un’altra rivelazione con la quale diventava «la grande benedizione dell’Ultima Alleanza». Le innovazioni propriamente dottrinali sembra che siano state dovute soprattutto a Orson Pratt, sotto il cui dominio intellettuale Smith era caduto verso la fine della sua vita, e che aveva una conoscenza più o meno vaga delle idee di Hegel e di alcuni altri filosofi tedeschi, volgarizzati da scrittori come Parker e Emerson[4].
Le concezioni religiose dei Mormoni sono del più grossolano antropomorfismo, come provano questi estratti di uno dei loro catechismi.
«Domanda 28: Che cosa è Dio? ‑ Un essere intelligente e materiale, avente un corpo e delle membra».
«Domanda 38: È anche capace di passione? ‑ Sì, mangia, beve, odia, ama».
«Domanda 44: Può abitare parecchi luoghi contemporaneamente? ‑ No».
Questo Dio materiale abita il pianeta Lolob; ed è anche materialmente che egli è il Padre delle creature e le ha generate, e il profeta dice nel suo ultimo sermone: «Dio non ha avuto il potere di creare lo spirito dell’uomo. Questa idea diminuirebbe l’uomo ai miei occhi, ma io so di più di questo». Quello che sapeva o pretendeva di sapere, è questo: innanzitutto il Dio dei Mormoni è un Dio che «si evolve»; la sua origine fu «la fusione di due particole di materia elementare» e, con uno sviluppo progressivo, raggiunse la forma umana: «Dio, è inutile dirlo, ha iniziato con l’essere un uomo, e, per mezzo di una continua progressione, è diventato quello che è, e può continuare a progredire nello stesso modo eternamente e indefinitamente. L’uomo, egualmente, può crescere in conoscenza e in potere finché vuole. Se dunque l’uomo è dotato di una progressione eterna, verrà certamente un tempo in cui ne saprà come Dio ne sa ora». Joseph Smith dice ancora: «Il più debole figlio di Dio che esiste ora sulla terra, possiederà a suo tempo più dominio, sudditi, potenza e gloria di quanto ne possegga oggi Gesù Cristo o suo Padre, mentre il potere e l’evoluzione di questi saranno accresciuti nella stessa proporzione». E Parly Pratt, fratello di Orson, sviluppa così quest’idea: «Che farà l’uomo quando questo mondo sarà troppo popolato? Farà altri mondi e s’involerà come uno sciame d’api. E quando un fattore avrà troppi figli per la sua porzione di terra, dirà loro: Figli miei, la materia è infinita; createvi un mondo e popolatelo». Le rappresentazioni della vita futura sono d’altra parte le più materiali possibile, e comportano particolari tanto ridicoli quanto le descrizioni del Summerland degli spiriti anglosassoni: «Supponete, dice lo stesso Parly Pratt, che della popolazione della nostra terra una persona su cento abbia parte alla resurrezione felice; quale porzione potrebbe avere ognuno dei Santi? Rispondiamo: ognuno di loro potrebbe avere centocinquanta acri di terra, il che sarebbe pienamente sufficiente per raccogliere la manna, costruire splendide abitazioni, ed anche per coltivare dei fiori e tutte le cose che l’agricoltore e il botanico prediligono». Un altro «Apostolo», Spencer, cancelliere dell’Università di Deseret e autore dell’Ordine Patriarcale, dice anche: «La residenza futura dei Santi non è per niente una cosa figurata; come qui, avranno bisogno di case per loro e la loro famiglia. È da intendersi letteralmente che chi è stato spogliato dei suoi beni, case, terreni, moglie o figli, ne riceverà cento volte di più... Abramo e Sara continueranno a moltiplicare non solo qui, ma in tutti i mondi a venire... La resurrezione vi renderà la vostra moglie, che conserverete per l’eternità, e voi alleverete dei figli della vostra carne». Certi spiriti, è vero, non attendono neanche la resurrezione per parlarci di «matrimoni celesti» e di «figli astrali»!
Ma non è ancora tutto: dall’idea di un Dio «che diviene», che non è esclusivamente loro e di cui si può citare più di un esempio nel pensiero moderno, i Mormoni son ben presto passati a quella di una pluralità di dei che formano una gerarchia indefinita. In effetti, fu rivelato a Smith «che la nostra attuale Bibbia era soltanto ormai un testo mutilo e pervertito, che egli aveva la missione di ricondurre alla sua purezza originale», e che il primo versetto del Genesi doveva essere interpretato così: «Il Dio capo generò gli altri dei con il cielo e la terra». Tra l’altro, «ognuno di questi dei è il Dio speciale degli spiriti di carne che abita nel mondo che ha formato». Infine, cosa ancora più straordinaria, una rivelazione di Brighman Young, nel 1853, ci insegna che il Dio del nostro pianeta è Adamo, e che lui stesso è solo un’altra forma dell’Arcangelo Michele: «Quando nostro padre Adamo venne nell’Eden, condusse con sé Eva, una delle sue donne. Portò il proprio aiuto all’organizzazione di questo mondo. È lui Michele, l’Antico dei Giorni. È nostro padre e nostro Dio, il solo Dio con il quale abbiamo a che fare».
In queste storie fantastiche ci sono cose che ci ricordano certe speculazioni rabbiniche, mentre, da un altro lato, non possiamo impedirci di pensare al «pluralismo» di William James; i Mormoni non sono fra i primi ad aver formulato la concezione, cara ai pragmatisti, di un Dio limitato, «l’Invisibile Re» di Wells?
La cosmologia dei Mormoni, per quanto se ne possa giudicare secondo formule abbastanza vaghe e confuse, è una sorta di monismo atomista, in cui la coscienza o la intelligenza è considerata come inerente alla materia: la sola cosa che sia esistita da sempre è «una quantità indefinita di materia in movimento e intelligente, di cui ogni particola che esiste ora è esistita in tutte le profondità dell’eternità allo stato di libera locomozione. Ogni individuo del regno animale o vegetale contiene uno spirito vivente e intelligente. Le persone non sono che dei tabernacoli in cui risiede l’eterna verità di Dio. Quando diciamo che c’è solo un Dio e che è eterno, non designano alcun essere in particolare, ma questa suprema verità che alita in una grande varietà di sostanze». Questa concezione di un Dio impersonale, che vediamo qui comparire, sembra essere in contraddizione assoluta con la concezione antropomorfica ed evoluzionista che abbiamo indicato precedentemente; ma senza dubbio occorre fare una distinzione ed ammettere che il Dio corporeo che risiede nel pianeta Lolob è solo il capo di questa gerarchia di esseri «particolari» che i Mormoni chiamano anche dei, ed ancora dobbiamo aggiungere che il Mormonismo, i cui dirigenti passano attraverso tutta una serie di «iniziazioni», ha verosimilmente un exoterismo e un esoterismo. Ma continuiamo: «Ogni uomo è un aggregato di individui intelligenti che entrano nella sua formazione di particole di materia». Qui noi troviamo qualche cosa che ricorda ad un tempo il monadismo leibnitziano, inteso d’altra parte nel suo senso più esteriore, e la teoria del «polipsichismo» sostenuta da certi «neospiritualisti». Infine, sempre nello stesso ordine di idee, il presidente Brighman Young, in uno dei suoi sermoni, proclamò che «la ricompensa dei buoni sarà una progressione eterna, e la punizione dei cattivi un ritorno della loro sostanza agli elementi primitivi di tutte le cose». Nelle diverse scuole di occultismo, si minaccia egualmente di «dissoluzione finale» quelli che non potranno pervenire ad acquistare l’immortalità; e ci sono pure alcune sette protestanti, come gli Avventisti in particolare, che ammettono per l’uomo solo una «immortalità condizionale».
Pensiamo di aver detto abbastanza per mostrare ciò che valgono le dottrine dei Mormoni, ed anche per far comprendere che, malgrado la loro singolarità, la loro apparizione non costituisce un fenomeno isolato; esse rappresentano insomma, in molte loro parti, delle tendenze che hanno trovato molteplici espressioni nel mondo contemporaneo, e il cui sviluppo attuale sembra pure il sintomo abbastanza inquietante di uno squilibrio mentale che rischia di generalizzarsi se non si vigila accuratamente; gli Americani hanno fatto all’Europa, sotto questo aspetto, degli spiacevolissimi regali.



[1] Esodo XXVIII, 30. Queste due parole ebraiche significano «luce» e «verità».
[2] Lettera a Howe, 17 febbraio 1834.
[3] La rivelazione di cui si parla è stata pubblicata nell’organo ufficiale della setta, «The Millenary Star» (La Stella Millenaria) nel gennaio del 1853. Le altre rivelazioni che abbiamo menzionate precedentemente sono tutte state raccolte nelle Dottrine e Alleanze. Noi non abbiamo creduto necessario indicare, per ognuna di esse, il numero della «sezione» in cui si trova.
[4] Orson Pratt pubblicò nel 1853 un organo chiamato «The Seer» (Il veggente), da cui prendiamo a prestito una gran parte delle citazioni che seguono.