Capodanno cibi e riti propiziatori


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La superstizione nella civiltà contadina era una forma di interpretazione magica della realtà, che valutava eventi, azioni o fenomeni come rilevanti ed efficaci a modificare negativamente o positivamente il destino.
La superstizione operava mediante varie forme: analogia, antipatia, coesistenza, contatto, dipendenza, repulsione, somiglianza. Genericamente la base interpretativa voleva che tutto quello che era vitale, turgido, pieno, portasse bene; mentre ciò
che era mortale, vuoto, cavo, abbandonato, portasse male.
Tutt'oggi sono presenti diverse superstizioni legate alla tavola. D’indiretta matrice religiosa è malaugurante: il sedere a tavola in tredici, perché si ricollega all’ultima cena di Cristo con gli Apostoli, o l’invitare ospiti a pranzo di venerdì, giorno nefasto che coincise con la morte di Gesù. Superstizioni di magia simpatica consistono nel credere d’impazzire se si mangia la testa dell’oca, e nel convincimento che posare il pane capovolto sulla mensa, rovesci gli interessi della famiglia. Da ragioni d’ordine pratico hanno origine altre superstizioni, come il credere infausto rovesciare l’olio o il sale, con il connesso scongiuro di buttarsi il sale dietro le spalle. A motivi di buon comportamento si riconduce l’idea che porti male il mescere una bevanda o il porgere un piatto con la mano sinistra. Invece porterebbe bene rovesciare il vino, se poi ciascuno dei commensali v’intinge il dito e si bagna la nuca per essere partecipe di un’immancabile fortuna.
In Italia esistono molti rituali propiziatori da fare nella notte di San Silvestro.
In Sicilia, la sera di capodanno nessun lavoro manuale va iniziato o deve rimanere in sospeso perché si rischia di non terminarlo o di concluderlo malamente. Il fuoco è simbolo della luce del sole portatrice di energia e salute, per questo nella notte di San Silvestro s’accendono fuochi. In Friuli i ragazzi saltano sui falò, purificatorio rito pagano di origine celtica, propiziatore di virilità e fecondità.
Importante è anche quello che si mangia quella notte; innanzi tutto, occorre mangiare molte lenticchie perché portano soldi. In Val d’Aosta, nelle Marche mentre scocca la Mezzanotte è di buon augurio mangiare 12 acini d’uva nera, mentre in Toscana, Umbria e Romagna va bene l’uva di qualunque colore o altra frutta che si sgrana, come il melograno. In Abruzzo, a cena, non debbono mancare 7 minestre di 7 legumi diversi, anche loro portatrici di ricchezza.
Altro elemento fondamentale del cenone dovrà essere la frutta secca, simbolo di prosperità: se in Francia la tradizione ne esige 13 tipi diversi, da noi ne bastano 7: noci, nocciole, arachidi, zibibbo, mandorle, fichi, datteri.
Indispensabile ovunque il brindisi con lo spumante o del vino frizzante che, stappato a mezzanotte esatta, faccia il botto: questo rumore, come quello di petardi e similari serve a scacciare gli spiriti malevoli.
Per sapere cosa il nuovo anno porterà in famiglia, in alcune zone della Calabria c'era la bizzarra usanza di far cadere una grossa pietra sul pavimento della cucina: se non procurava alcun danno, era buon auspicio; se scheggiava le mattonelle, prediceva accadimenti sfortunati. Usanza tipicamente laziale è quella di lanciare fuori dalla finestra tre grossi vasi di coccio pieni dell’acqua servita in precedenza a lavare pavimenti, insieme a oggetti e panni sporchi e rotti, per gettare fuori casa tutte le magagne e le tristezze dell’anno passato.
Per fare previsioni meteorologiche, i contadini della Sardegna posavano 12 chicchi di grano uno per mese - su un mattone rovente: quelli che bruciavano segnavano bel tempo, quelli che saltavano via indicavano pioggia e vento.
Nella tradizione rurale anche sulle tematiche amorose era possibile fare pronostici: nel Lazio le nubili infilavano in 3 aghi 3 fili diversi: bianco (amore felice), nero (amore infelice) rosso (zitellaggio) - poi ne sceglievano uno a occhi chiusi. In Puglia si mettono 2 chicchi di grano in un bicchiere d’acqua: se restano uniti, matrimonio entro l’anno. 

MACRO

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