LA FINE DI UN AMORE. COME SOPRAVVIRE ?



Dal momento che il nostro cuore spezzato potrebbe rifiutare qualsiasi forma di romanticismo, pensiamo alla fine di un amore come al decorso della febbre :  quando si tratta di ricominciare una punta di realismo medico non può far male. Ebbene, la nottata in balìa del nostro febbrone passerà velocemente se prendiamo i giusti accorgimenti: svaghi antidolorifici, impacchi freddi come la realtà delle cose e vitamine di buona compagnia.:


A cura della
Dott.ssa Maria Cristina Zezza 

La fine di un amore, la perdita della persona amata è un dolore che tutti, almeno una volta nella vita, si sono trovati a dover affrontare.
Gia dai tempi antichi i poeti latini cantavano odi all’amore perduto. La fine di un amore è tuttoggi una delle principali fonti di ispirazione per cantanti, scrittori e poeti.
E’ un dolore intenso che porta con se sentimenti di perdita, abbandono, paura e incertezza.
Cosa comporta la fine di
una relazione?
In un precedente articolo avevamo visto insieme quali fossero le fasi evolutive di una coppia e i passaggi critici che avrebbero potuto portare a una rottura della relazione. (http://www.mariacristinazezza.com/psicologia-di-coppia-come-nasce-e-finisce-un-amore/)
Oggi vedremo insieme quali sono le reazioni e i sentimenti che accompagnano l’elaborazione di questa separazione sia dalla parte di chi subisce la rottura sia da parte di chi l’agisce. Ricordiamoci che la fine di una relazione è una perdita e un lutto per entrambi i partner che si trovano a dover riorganizzare completamente la propria vita, ristabilire una propria identità ed elaborare la perdita. Se da un lato avremo sentimenti di abbandono, perdita, disperazione, dall’altra potremo trovare sentimenti di colpa, responsabilità, tristezza e dolore per la separazione avvenuta.
L’ elaborazione della perdita della persona amata avviene per diverse fasi:
La prima reazione è quella di shock o negazione. Non possiamo credere che la relazione sia veramente finita, che il nostro partner abbia deciso di lasciarci o che non ci ami piu. In questa fase è frequente la speranza di un riavvicinamento, anche quando la logica la smentisce. Il partner lasciato tenterà ossessivamente di entrare in contatto con la persona amata, direttamente o indirettamente. Cercherà spiegazioni, motivi e rassicurazioni. Perché? Perché è successo? Cosa ho fatto? Cosa è cambiato? Queste sono solo alcune delle domande che chi è stato lasciato tende a porsi guidato dall’erronea convinzione che il cercare, a tutti i costi, di capire sistemerà la situazione o che questo è l’unico modo per superare il senso di vuoto, di perdita provato. Se è vero che in alcune occasioni il cercare di razionalizzare possa rivelarsi utile, è altrettanto vero che ciò non accade quando in gioco ci sono i sentimenti; l’essere coinvolti offusca infatti così tanto la nostra mente che qualsiasi spiegazione possiamo darci non servirà ad alleviare il dolore. Dall’altro lato della coppia in questa fase sono presenti forti sentimenti di colpa e responsabilità, dubbi e dolore nel dover rifiutare i tentativi di riavvicinamento del partner.
Passata la fase di shock e negazione di quanto avvenuto possono insorgere sentimenti di rabbia nei confronti dell ex partener. Mentre nella prima fase tutte le colpe sono rivolte verso se stessi, adesso le colpe vengono attribuite al partner. Ci si sente vittime di una persona che ha rovintato la nostra vita e che non era degna di noi.                                         Tali sentimenti sono normali nell elaborazione della perdita, tuttavia se non vengono sufficentemente elaborati possono condurre a condotte violente oppure all’ isolamento sociale e al precludersi possibili future storie per la rabbia sperimentata.
Si arriva quindi alla fase del patteggiamento, della riparazione. Ci si chiede cosa avremmo potuto e cosa potremmo fare per riparare la situazione. I “se avessi fatto…”, “se mi fossi comportato/a…” diventano i tarli che ci perseguitano.
Ma non si può cambiare il passato e faticosamente dobbiamo guardare al futuro, arrivando alla fase della consapevolezza e della rassegnazione che ci avvolge e che non ci lascia possibilità, se non quella di arrenderci ad essa, aspettando che passi. Il dolore  va lasciato scorrere e spesso in questa fase si tende ad ignorarlo, pensando che in questo modo svanisca più velocemente. Si evita di pensare a lui/ lei, si evitano i posti che ci legano alla nostra storia, ci si butta a capofitto nelle attività quotidiane, ma in realtà più evitiamo, più rimaniamo legati, perché proprio evitando qualcosa ci ricordiamo che essa è sempre lì. E’ solo cominciando a soffrire che si smetterà di farlo. Solo toccando il fondo del nostro dolore sarà possibile risalire.
Per ultimo si giunge alla fase dell’accettazione, in cui finalmente diveniamo l’unica persona indispensabile a noi stessi, ci apriamo a nuove esperienze e a nuovi orizzonti, riprendiamo in mano la nostra vita e noi stessi. Si impara a bastarsi da soli e ad essere pronti a guardare il mondo.
Il processo di elaborazione della perdita non è semplice e richiede forza e impegno e dura all’incirca dai 6 ai 12 mesi. E’ importante concetrarsi su se stessi cominciando col coltivare attività appaganti e piacevoli, che magari erano state abbandonate o scoprirne di nuove. E’ necessario prendersi cura di se stessi e ripristinare la propria autostima che può essere stata minata dalla rottura con il proprio partner.
E’ infine importante, essere consapevoli che la fine di una storia non implica una mancanza del proprio valore, non vuol dire che siamo inadeguati o non siamo abbastanza. E’ difficile riuscire ad incastrare due mondi, a trovare il giusto incastro e questa non è colpa di nessuno.
Per concludere, vorrei sfatare alcuni miti riguardo alla perdita e al lutto:
Il dolore andrà via più in fretta se lo ignoriamo. FALSO
Cercare di ignorare il dolore lo renderà ancora più forte e ritarderà la nostra presa di consapevolezza necessaria al superamento della sofferenza. Come diceva Anthony De Mello: “Quando si combatte qualcosa le si è legati per sempre; finché la si combatte le si da potere”. Non combattiamo il dolore ma viviamolo consapevolmente.
È importante essere forti di fronte alla perdita. FALSO
Sentirsi soli, spaventati o tristi è una normale reazione alla perdita. Piangere non significa essere deboli ma mostrare i propri veri sentimenti.
Se non si piange vuol dire che non si sta male. FALSO
Il dolore non viene espresso allo stesso modo da tutti. Ci sono persone che hanno difficoltà ad esprimere i propri sentimenti e il loro dolore è profondo e muto. Stanno soffrendo e non riescono ad esprimerlo.

Ricominciare dopo la fine di una storia è possibile. Solo vivendo il dolore della separazione si potrà arrivare a conoscere veramante se stessi e ripartire più consapevoli di prima.


bibliografia:

kubler-ross e. 2005. la morte e il morire, assisi cittadella editore

andolfi m. 1999 la crisi nella coppia. raffaello cortina editore

scoppio v. lutto perdita separazione divorzio e abbandono.

algeri d. le cose dell’amore. superare la fine di una relazione. 

FONTE