La seconda freccia – Thich Nhat Hanh

Il dolore può anche essere inevitabile, ma il fatto di soffrire o meno dipende da te. Soffrire è una scelta, tu scegli se soffrire o meno. Nascita, vecchiaia e malattia sono naturali. È possibile non soffrire a causa loro, quando hai scelto di accettarle come parte della vita.
Puoi scegliere di non soffrire benché vi siano dolore o malattia. Come vedi la vita e la tua particolare situazione dipende dal tuo modo di guardare.



Lotus - Loto


Se osserviamo a fondo la nostra sofferenza
possiamo chiederci cosa abbiamo fatto, o stiamo tuttora facendo, per contribuirvi. Questo non significa che la nostra sofferenza non sia reale, solo che possiamo attenuarla invece di accentuarla e possiamo persino trasformarla.
Il Buddha ha detto che non dovremmo amplificare il nostro dolore esagerando la situazione. Ha usato l’immagine di qualcuno che viene colpito da una freccia. Quando arriva anche la seconda freccia, il dolore non solo raddoppia, ma può essere dieci volte più intenso. Dunque, quando siamo in preda alla sofferenza, fisica o mentale che sia, possiamo riconoscerla come tale ma non abbiamo bisogno di esagerarla.
Possiamo respirare insieme con essa.
Inspirando so che sto soffrendo.
Espirando sorrido alla mia sofferenza.
Possiamo benissimo fare amicizia con la nostra sofferenza, nell’ambito del nostro sforzo per trasformarla. Se riusciamo a riconoscerla e a chiamarla con il suo vero nome possiamo fare pace con essa e smettere di soffrire così tanto.
Quando vediamo il dolore nel mondo causato da tutta la sofferenza che c’è, proviamo il desiderio di aiutare il mondo a soffrire meno. Ma cominciamo con noi stessi. Prima dobbiamo creare pace in noi stessi e alleviare la sofferenza dentro di noi, perché rappresentiamo il mondo. Pace, amore e felicità cominciano con noi.
La sofferenza che vediamo fuori, nel mondo, si riflette nella sofferenza, paura e rabbia all’interno. Perciò quando ci prendiamo cura di noi stessi stiamo facendo il primo passo verso il prendersi cura del mondo.
(Da: “Le quattro verità dell’esistenza”, Thich Nhat Hanh) 

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