I SERI PERICOLI NELL'USO STOLTO DELLA TAVOLA OUIJA


L'articolo che segue riguarda una drammatica esperienza di una giovane trentina che si è lasciata indurre da alcune amiche a sperimentare insieme l'evocazione degli spiriti attraverso l'uso della cosiddetta "Planchette" o "Tavola Ouija" e relativo strumento per indicare lettere e numeri. (Documentarsi QUI).
Purtroppo, molte più persone di quanto non si creda scelgono questa pratica oltremodo pericolosa per trascorrere magari una serata "insolita" tra il serio e il faceto, con un'incoscienza ed una superficialità da lasciare interdetti. (Cfr. QUI)
Il mondo invisibile si può indagare soltanto con animo puro e serietà assoluta senza secondi fini, ma soprattutto affidandosi ad una guida esperta (spiritualmente), proprio come si fa quando si desidera scalare una montagna che non si conosce.
Il piano eterico-astrale è popolato dalle più svariate insidie perché, essendo interconnesso con le basse vibrazioni del nostro livello fisico, vi gravitano entità involute ancora attratte dalle passioni terrene che, non avendo più il corpo fisico, affiancano gli sprovveduti, li ossessionano, o addirittura li possiedono per soddisfare i loro istinti. (Cfr. QUI, specialmente il paragrafo "Il Problema del Male"  e QUI).
Ma in tale piano non si trovano soltanto gli esseri appena descritti, ma tante altre forme di vita che in questo contesto diverrebbe molto complicato enumerare. È però indispensabile che io menzioni almeno quelle, tra le più subdole, dalle quali bisogna guardarsi se non si vuole rischiare un'infezione psichica.
Si tratta dei "gusci" e delle "larve" che infestano i bassi strati di quarta dimensione, specialmente in prossimità dei grandi centri urbani, abitati da migliaia e migliaia di persone.
 
 
I gusci sono i resti in disfacimento dei corpi astrali abbandonati da tutti coloro che, evolvendosi, sono passati ai livelli superiori e più sottili, peculiari al piano mentale.
Le larve sono il risultato dell'accorpamento di gusci e di forme-pensiero negative, prodotte dagli esseri umani e dalle entità di bassa evoluzione che, formando masse disgustose, grigiastre e dense più o meno vaste, fluttuano come alghe intorno a noi attirate da vibrazioni analoghe, allo scopo di "risucchiarne" l'energia per non esaurirsi del tutto.
Posso dire questo con precisione perché, tra le mie varie esperienze extra-corporee durante il sonno, le ho viste, e vi assicuro che sono veramente ripugnanti nella loro viscidità quando lambiscono il nostro corpo.
Solo il provvidenziale intervento degli spiriti di natura o elementali, i quali sono preposti a governare venti, temporali e scrosci di pioggia, può purificare anche etericamente i minacciosi agglomerati che ristagnano pesantemente sulle nostre città.
Ecco perché è pericoloso riunirsi per evocare gli spiriti quando non si ha contezza dell'insidia incombente, e si rischia perciò di uscirne devastati, confusi e depressi perché svuotati da ogni energia vitale!
Ai cerchi improvvisati di questo genere, infatti, è raro che si presentino vere e proprie entità trapassate, ma soltanto esseri maligni e soprattutto larve in agguato pronte a vampirizzare gli astanti.
Di conseguenza, il risultato sull'uso della "planchette o tavola Ouija" non sarà altro che un insieme sconclusionato di parole e di movimenti frenetici, recante in sé il grave rischio, come è successo alla protagonista del fatto qui descritto, di trasformarsi in un vero e proprio caso di "poltergeist".
 

A causa della tavoletta Ouija non dormo più...
intervista di Donata Ginevra
Quasi quotidianamente ricevo, sulla mia pagina face-book dedicata al blog, messaggi di utenti che mi chiedono informazioni riguardanti i post che scrivo: vogliono sapere con esattezza dove si trovano i luoghi di cui parlo, o se conosco altre storie "da brivido" da raccontare loro.

Circa una decina di giorni fa, ho ricevuto un messaggio da una persona, che chiameremo Giulia, la quale ha raccontato alcune cose che mi hanno molto colpita, e che, con il suo permesso, ho deciso di raccontare a mia volta.
Ecco la sua storia.
Donata: "Ciao Giulia, e benvenuta. Allora, raccontami un po' di te."
Giulia: "Ho 25 anni e vengo dal Trentino. Ti ho contattata perché ho letto il tuo blog, mi piacciono le storie di fantasmi e credo di poterti raccontare qualcosa che, se non altro, potrà dare a molta gente il senso di quello che fanno.

Fantasmi, paranormale, sono tutte cose belle, se vengono affrontate seriamente. Ho sempre amato questo mondo, ma per colpa di una stupidaggine fatta, adesso ne pago ancora le conseguenze, e sono passati due anni ormai da questo accadimento.

Voglio dunque approfittare del tuo blog per mettere in guardia le persone, poiché ci sono cose che non vanno attuate, visto il rischio troppo grande che si corre non valutando bene gli effetti delle proprie azioni."
Donata: "Di cosa stai parlando?"
Giulia: "Allora, come dicevo, i fantasmi mi sono sempre piaciuti e da sempre sono andata in cerca di case di cui si raccontava potessero essere infestate. Nel paese in cui vivo esiste una casa (ti ho mandato qualche foto) che ha una storia molto paurosa.

In pratica, vi abitava Adele, una donna della quale si diceva avesse la facoltà di parlare con i morti; non andava mai in chiesa però in casa aveva un altarino con tanti Santi e alcune statue della Madonna; accendeva candele e pregava sempre, però odiava la Chiesa e ciò che rappresenta.

Questa donna aveva perso la sua unica figlia, vittima in un incidente stradale, e siccome era rimasta vedova da poco e la ragazza era il suo unico affetto, si racconta che parlasse con lei praticamente sempre, perché la evocava di continuo fino a quando, si dice, sia stata la stessa figlia ad invitarla a smettere, poiché in quel modo le impediva di riposare tranquilla.

Così Adele terminò di evocarla direttamente ma volendo ella ugualmente sapere come stesse la figlia, interrogava altri spiriti, fintantoché il prete le proibì di parlare con i defunti, e per evitare che continuasse ad aprire la porta (quella che sta tra il mondo dei vivi e quella dei morti), benedisse la casa facendo mettere una statuetta di san Ciriaco, protettore degli esorcisti, sul muro esterno della casa.

La donna cessò le evocazioni ma poi, preda della follia, morì suicida appendendosi alle scale di casa sua e in quel luogo è sempre rimasta." 

Casa infestata


Donata: "L'abitazione dunque ha fama di essere infestata?"
Giulia: "Altroché! Tutti lo sanno in paese. Ci sono state molte famiglie che avrebbero desiderato acquistarla, famiglie provenienti da fuori, ma quando venivano a conoscenza di quanto vi era successo, se ne sono andate tutte. Così è disabitata da anni, e nemmeno gli zingari la vogliono abitare.

Pensa che qualche anno fa c'era un «senzatetto» che girava nei paraggi; tutti ipotizzavamo che volesse entrare per ripararsi là, ma lui ha detto: «Fossi matto, quella è una casa in cui vive Satana, non ne uscirei vivo se ci andassi»."
Donata: "E a questo punto, la fama della casa infestata vi ha messo in testa delle strane idee, a te e alle tue amiche..."
Giulia: "Esatto. Noi praticamente non volevamo fare nulla di male, soltanto entrarvi e vedere cosa c'era dentro, scattare qualche foto, qualche video da mettere su Youtube e basta. Però fin dal primo momento in cui vi siamo entrate abbiamo avuto una sensazione molto brutta e non desideravamo più tornare."
Donata: "Sarebbe stata una saggia decisione, e invece..."
Giulia: "E invece una di noi, Elisa, voleva a tutti i costi scoprire cosa ci fosse in quella casa, e siccome aveva molte più conoscenze di me, prese la decisione di portarci tutte dentro per evocare lo spirito della vecchia Adele e farci raccontare un po' di cose sul mondo dell'aldilà.

Eravamo in quattro quella sera: io, Elisa, Simona e Martina (i nomi sono di fantasia). Ma mentre noi volevamo solo scherzare, Elisa invece era molto decisa a comunicare davvero con lo spirito di Adele, ma non ce lo rese noto. Disse solo che ci saremmo divertite. Invece quella fu la notte che cambiò per sempre la mia esistenza."
Donata: "Raccontami cos'è successo."
Giulia: "Era la notte di Halloween, e avevamo voglia di spassarcela, come tutte le ragazze della nostra età. Elisa fu quella che ci propose per prima di passare una serata "diversa", andando a caccia di fantasmi.

Noi pensavamo che scherzasse o che comunque non dicesse proprio sul serio, che insomma saremmo andate vicino al bosco a vedere se qualcosa si fosse mossa, oppure al cimitero vecchio del paese.

Sai, davanti alla chiesa vecchia ci sono ancora delle tombe... tante, più di 200, e per arrivarci dovevi fare una salita, poi eri lì, scavalcavi il muretto, entravi nel cimitero e dovevi starci per un po', almeno finché il campanile non cominciasse a battere le ore.

Poi prendevi tre sassi dai vialetti e andavi a metterli nell'acquasantiera che era vicino al portale della chiesa, e per farlo dovevi attraversare tutto il cimitero...

Quella era la prova che attestava davvero l'attraversamento di tutto il luogo, perché la mattina dopo ci tornavi e dovevi dimostrare agli altri che i tre sassi erano lì. Però quella volta Elisa disse che voleva entrare nella casa della vecchia Adele per provare ad evocarla." 


Donata: "Elisa era una medium? Come avrebbe fatto a richiamarla?"
Giulia: "No, non era una medium, però si interessava di Wicca, quella religione pagana che ama gli alberi, le piante, gli animali. Evocare gli spiriti, però, non c'entrava nulla con essa, e infatti lei non ci disse mai come facesse a conoscere queste cose.

Ma ho il sospetto che avesse parlato con la stessa Adele. So che si conoscevano, perché sua nonna e Adele erano amiche. Poi ci riferì che a Trento aveva comprato una tavoletta in un mercatino dove l'avevano informata della potenzialità dell'oggetto, ideato proprio per contattare le persone decedute."
Donata: "Che tavoletta era?"
Giulia: "Era la tavoletta Ouija (o planchette; ndr). Io non l'avevo mai vista prima, ma ne avevo sentito parlare spesso. Avevo cercato più volte informazioni su cosa fosse, e volevo da sempre sapere come se ne potesse costruire una, come la si potesse usare...

Se l'avessi saputo non avrei mai preso parte a quella cosa, quella sera. Ma non lo sapevo e quando arrivammo alla casa e vidi che era la Ouija avrei tanto voluto andare via e tornare a casa, anche perché faceva davvero freddo, ma se l'avessi fatto mi avrebbero presa in giro. Così sono rimasta, e adesso mi rendo conto dello sbaglio che ho fatto."
Donata: "Spiegati meglio. Intanto, cos'è la tavoletta Ouija?"
Giulia: "Credo tu sappia meglio di me cosa sia. Per farla breve, è una tavoletta, sovente fatta di legno, su cui sono disegnate delle lettere alfabetiche, dei numeri, le parole SÌ ‒ NO e Arrivederci.

Quella che aveva portato Elisa era scritta in inglese, ed era piena di strani simboli, che poi ho capito essere i simboli dei pianeti. Nella parte più alta c'erano poi i disegni del sole e della luna, mentre sullo sfondo c'era un mascherone, che sembrava un teschio, o forse uno scheletro.

Metteva paura solo a vederla. La cosa più curiosa è che era antica, cioè si vedeva che era stata usata parecchio, da un lato la vernice era tutta venuta via e vicino alla parola NO c'erano alcuni graffi simili quasi a delle unghiate.

Elisa la estrasse da una scatola, anch'essa di legno; la tavoletta era avvolta da uno straccio nero. Come l'ho vista, ho avvertito una sensazione strana, come se il cuore mi si stesse fermando, e sentivo un peso allo stomaco. Ma non mi ci sono soffermata, perché secondo me si trattava solo del disagio che quell'oggetto mi suscitava." 


Donata: "Pensi davvero che sia stata la tavoletta in sé a spaventarti? Voglio dire che è solo un oggetto... come può intimorire?"
Giulia: "Non lo so, però mi spaventava parecchio, e se penso che adesso tutti possono farsene una o comprarla su internet per pochi euro mi viene da piangere, perché non sanno a cosa vanno incontro.

La tavoletta di Elisa, però, era davvero bella, e per quanto mi incutesse paura perché sapevo cosa fosse, era pur sempre qualcosa che mi attraeva, e attirava tutte noi. Insomma, in breve tempo ci ritrovammo lì, vicino alla casa di Adele, con quell'oggetto.

Siccome pioveva quella notte, non potevamo stare all'aperto, così ci sistemammo in un fienile lì vicino, la di cui porta era aperta perché veniva usato dai vicini per tenerci gli arnesi taglia-erba e cose del genere.

Insomma, noi quattro lì sedute per terra, la planchette in mezzo a noi, e un po' di candele accese vicino per farci chiaro, dato che non si vedeva nulla. L'atmosfera era perfetta e sentivamo che davvero c'era qualcosa di strano quella notte, ma nessuna ci fece caso veramente.

Poi Elisa prese dalla scatola un cuore nero, credo fatto di legno, che aveva nella parte centrale una piccola lente atta ad ingrandire le lettere, e lo posò sulla Ouija. Disse che si chiamava segnalino, e che per mezzo di esso saremmo riuscite a parlare con Adele, o con chiunque si fosse trovato lì in quel momento.

Dovevamo solo stare tranquille, rilassarci, mettere le dita su quell'attrezzo (che a volte è un piattino o un piccolo bicchiere; ndr) e fare le domande, e lo spirito ci avrebbe risposto."
Donata: "Già da questa tua descrizione mi sono venuti i brividi, e ce ne vuole! Ma vai pure avanti..."
Giulia: "Dunque, Simona e Martina erano le più entusiaste di un simile esperimento, la sola che aveva qualche perplessità ero proprio io...

Però sai, quando sei con le amiche non puoi tirarti indietro o tutte ti avrebbero poi schernito, dicendo agli altri che sei una paurosa ed escludendoti, così partecipai anch'io a quel gioco, mi sedetti proprio di fronte ad Elisa, e tutte e quattro mettemmo le dita sul cuore di legno, che ella aveva nel frattempo posato al centro della tavoletta.
 
 
Poi facemmo un respiro profondo ed Elisa domandò: «C'è qualcuno qui con noi?». Il segnalino rimase fermo, così Elisa ripeté la domanda, e Simona aggiunse: «Se sei un maschio, fatti avanti, se sei femmina, vade retro!» e tutte si misero a ridere, ma Elisa ammonì che non dovevamo burlarci così degli spiriti, perché li stavamo disturbando e non si può importunare uno spirito per poi prenderlo in giro.

Però continuava a non succedere nulla, così Elisa ci disse che si era dimenticata di fare una cosa, e bruciò un po' di incenso che portava nella borsa, dicendo che quello avrebbe sicuramente attirato gli spiriti.

Non so che incenso fosse, ma suppongo l'avesse mischiato con qualche sostanza allucinogena, altrimenti non mi spiego quello che vidi poi, ma andiamo con ordine.

Mentre l'incenso bruciava, Elisa pronunciò qualcosa che non ricordo, ma sembrava essere una specie di richiamo per le entità. In pratica disse loro che volevamo parlare con lo spirito di donna Adele essendo il nostro intento pacifico, ma se ci fosse stato pure qualcun altro lì presente, avremmo avuto piacere di parlare anche con lui.

Terminate di dire queste parole, nuovamente posammo le dita sull'indicatore, e ancora chiedemmo se ci fosse qualcuno. Ed esso vibrò."
Donata: "Come sarebbe, «vibrò»?"
Giulia: "Sì, emise delle vibrazioni, come un cellulare quando è in quella modalità, ma più attenuata, quasi un sussulto, che però sentimmo benissimo tutte ed Elisa urlò che per nessuna ragione avremmo dovuto togliere le dita dal segnalino, perché lo spirito c'era ed era in procinto di parlare con noi.

Nuovamente Elisa domandò: «C'è qualcuno qui con noi?», e l'oggetto su cui avevamo le dita si mosse velocissimo sopra la voce YES."
Donata: "Non ti è venuto il sospetto che sia stato qualcuno tra voi a spostarlo?"
Giulia: "All'inizio sì, ma era strano perché io mi sentivo senza forze, ed anche Simona  avvertiva d'essere  pressoché  svuotata;  quell'incenso  mi  faceva  bruciare gli occhi e la gola, e mi aveva saturato la testa dandomi una sensazione di galleggiamento.

Tuttavia, l'indicatore si era spostato: questo l'avevamo visto tutte. Poi Martina chiese: «Sei donna Adele?». L'oggetto cominciò a spostarsi verso il Sì poi, di colpo, deviò dirigendosi verso il NO, ma a metà strada si bloccò ancora spostandosi sulla lettera R." 


Donata: "R? Un'iniziale? Cosa significava?"
Giulia: "Non lo so, e difatti Elisa riformulò la domanda chiedendo ‒ «Sei donna Adele? Rispondi alla domanda» ‒ ma lo intimò quasi con cattiveria, non so perché...

Fatto sta che il cuore di legno vibrò di nuovo, e quella volta schizzò verso il NO, ma prima di posarvisi compì una serie frenetica di giri sulle lettere e sui numeri senza fermarsi su nessuno di essi, perché quando si arrestava lo faceva sugli spazi bianchi che non contenevano alcun simbolo.

Poi, andò dritto verso il NO e li si immobilizzò. A quel punto ero abbastanza spaventata, perché per quanto ci provassi, non riuscivo a staccare le dita dall'oggetto. Sembravano quasi incollate, pur essendo impossibile, ma la sensazione era quella.

Ricordo che in quel momento mi venne una forte nausea e dissi che volevo uscire perché mi veniva da vomitare, ma appena lo accennai quel maledetto segnalino si mise in movimento un'altra volta, e si fermò su alcune lettere..."
Donata: (Qui, Giulia si è interrotta, spezzando il filo del discorso... ma mi sono accorta che stava scrivendo, poi si è fermata, ha cancellato, e riscritto; si è fermata ancora, ha ricancellato, e di nuovo riscritto. L'imbarazzo era tangibile. Le ho chiesto se desiderava chiudere l'intervista così, ma ecco la sua risposta).
Giulia: "No, non voglio fermarmi. Quell'indicatore scrisse "R-E-S-T-A". Cioè, capisci? Si era rivolto a me! Io che avevo detto che volevo andarmene e lei, o lui, chiunque fosse quello spirito, voleva che restassi lì.

Elisa gli domandò: «Vuoi parlare con Giulia?». Il dispositivo restò immobile, poi andò sui numeri e si posò sul 5."
Donata: "Perché il 5?"
Giulia: "Non lo so. E Martina, che fino a quel momento era rimasta zitta, parlò e chiese «Hai cinque anni?». A nessuno di noi era venuto in mente di chiedere l'età allo spirito, ma il segnalino non si mosse da quel 5.

Allora Elisa ci avvisò: «Non possiamo porre tutte delle domande, deve essere una sola a farle, e sono io», ma l'indicatore si spostò verso il NO, e poi iniziò a posarsi su otto lettere, quelle che compongono il mio nome". (Per motivi di privacy, infatti, Giulia mi ha chiesto di non rivelare il suo vero nome).
 
 
Donata: "Cioè stai dicendo che lo spirito voleva che fossi tu a parlare con lui?"
Giulia: "Forse, a meno che il suo nome fosse come il mio, e allora si sarebbe trattato di una donna. A questo punto Elisa chiese all'entità come si chiamasse, e quella scrisse: T-H-U-V-A ‒ Thuva. Ma non sapevamo se fosse un maschio o una femmina, così Elisa glielo chiese, ma l'essere non rispose, perché l'indicatore si posò sul numero 5, ancora una volta.

Non sapendo cosa volesse dire, Elisa domandò se avesse cinque anni, e l'oggetto si mosse verso il NO. Allora chiese «Vuoi parlare con ***?» Il segnalino scrisse P-A-R-L-Y ‒ Cosa significasse non so, allora provai a domandarglielo io: «Vuoi che sia io a farti le domande?» Esso rimase fermo un istante, poi indicò: I-N-4."
Donata: "Cosa voleva dire? prima «parly», poi «in-4». Forse voleva ricevere domande da tutte e quattro?"
Giulia: "Non lo so davvero, perché per quanto noi ponessimo domande, ricevevamo sempre risposte senza senso. La sola a senso compiuto era stato il nome che lo spirito aveva svelato.

Simona poi gli chiese se fosse uno spirito buono o cattivo, e il puntatore si fermò prima sul simbolo della Luna che stava in alto in corrispondenza del NO, poi indicò le lettere I-O.

Non capivamo. Però io stavo male, la nausea non mi passava e in più mi sentivo soffocare, le candele sembravano bruciare più forte di prima... faceva molto caldo... e per giunta mi sembrava quasi che il cuore di legno si stesse sciogliendo.

Guardai in faccia le mie amiche, e vidi che Martina aveva gli occhi cerchiati, come se avesse le occhiaie... il che era strano perché fino a poco prima stava bene. Elisa allora riprese: «Quanti anni hai Thuva?»

E il segnalino schizzò verso lo YES, ma non aveva alcun senso, perché noi non gli avevamo fatto una domanda secca, ma avevamo chiesto una semplice informazione; poi, di scatto, dallo Yes andò verso altre lettere, componendo una serie di parole incomprensibili, e continuando ad indicare vocaboli senza un alcun costrutto logico.

Elisa ci guardò preoccupata dicendo: «Ragazze credo che la cosa ci stia sfuggendo di mano», e staccò le dita dal puntatore. Anche noi la imitammo subito, accorgendoci con orrore che erano rimaste le nostre impronte sul legno, come se ci fossimo tagliate le dita e il sangue avesse lasciato l'impronta."
Donata: "Adesso la paura l'hai messa anche a me..."
Giulia: "Non è ancora finita, perché come lasciammo il segnalino, sentimmo un rumore molto forte dietro le nostre spalle, e scorgemmo appena in tempo, prima che sparisse, un'ombra nera nell'angolo più lontano del fienile. In quel momento, alcune forche ed una falce caddero a terra con un gran boato." 



Donata: "Oddio!"
Giulia: "Sì. Perciò ci alzammo subito in piedi, con l'intento di scappar via da lì, ma Elisa ci disse che non potevamo, che prima avremmo dovuto chiudere la catena perché lo spirito era ancora presente, e se non lo avessimo fatto avremmo rischiato qualcosa di serio.

Dunque tornammo a sederci per terra, e questa volta Elisa suggerì di non usare l'indicatore, ma una semplice moneta, così usammo quella ed Elisa riprese: «Thuva ti ringraziamo per essere venuto qui, ora puoi tornare in pace», ma la moneta non si mosse.

Allora  Simona,  colei  che  all'inizio  aveva  deriso  gli  spiriti,  prese il cuore  di  legno che avevamo poggiato per terra è lo gettò con rabbia verso l'angolo dove c'era quell'ombra,  urlandole  di  smetterla di  spaventarci.  In  quel  mentre  la  moneta  si mise  a  scrivere:  L-E-F-I-N-E-S-I-A."
Donata: "Cioè?"
Giulia: "Non so cosa volesse dire, forse LE FINE SIA... non so... fatto sta che dopo queste lettere la monetina si posò sul Goodbye e non si mosse più. Non ho mai scoperto cosa volessero dire quelle lettere, eppure le ho ben impresse nella memoria. E non le scorderò mai."
Donata: "Cosa è successo poi?"
Giulia: "Abbiamo preso tutto, tranne l'oggetto che Simona aveva buttato via, e siamo scappate da quel fienile. Tra l'altro, quando Elisa afferrò la planchette, mi accorsi che nel retro qualcuno aveva scritto, incidendola sul legno, la parola THUVA e cancellandola poi con dei graffi, gli stessi che avevo notato in corrispondenza del NO. 

Quindi qualunque entità avessimo evocato, si trattava di qualcosa legato a quella sciagurata tavola Ouija, della quale a quanto pare si era impossessato.

Elisa tornando in paese la gettò in un bidone della spazzatura (che sarebbe stato meglio bruciare o gettare in acqua corrente; ndr) e da allora non ne parlò più, perché era stata lei a coinvolgerci in quella vicenda senza sapere cosa stesse facendo."
Donata: "So però che la tua storia non è finita così, vero? Lasciamo stare le tue amiche, dal momento che anche loro, come mi hai detto, sembra abbiano avuto dei problemi; parliamo invece di te, sempre che tu sia d'accordo, ovviamente."
Giulia: "Beh, la sola cosa che posso dirti è che mai più cercherò un contatto con il mondo dell'Oltre. Mai più. Mi è bastato quello che ho visto con quell'attrezzo, e posso confermare che corrisponde a verità il fatto che possa mettere in contatto con le anime, ma è uno strumento che non va usato, mai.

Capisco che molta gente voglia comunicare con gli spiriti, noi ad esempio volevamo parlare con Adele, ma ci ha risposto un altro essere che con Adele non aveva nulla a che fare, e del quale non siamo più riuscite a liberarci perché continua a tormentare tutte noi."
Donata: "In che senso??"
Giulia: "Nel senso che sono passati anni da quell'episodio, eppure io continuo ad avere incubi tutte le notti. Non riesco più a dormire se non prendendo degli antidepressivi.

Quando chiudo gli occhi vedo una luce fortissima che mi abbaglia e ovviamente non posso addormentarmi perché il disturbo è continuo. Odo sempre un fischio nelle orecchie, come se ci fosse qualcuno a parlarmi ad alta frequenza ed io non ne capisco le parole ma sento un grande fastidio.

Ho consultato diversi medici, ma nessuno riesce ad individuare il mio problema perché gli esami clinici attestano che sono sana. Ma è la mia mente ad essere malata...

Mia madre non sa nulla di questa storia... la mia fortuna fu quella di aver parlato col prete di una pieve (chiesetta parrocchiale; ndr) qui vicino; gli rivelai a cosa avessi partecipato e mancò poco che mi buttasse fuori dalla chiesa perché la Bibbia condanna da sempre chi tenta di comunicare con l'aldilà. Mi chiese se mi rendevo conto di cosa stessi facendo.

L'aldilà non è avvicinabile da nessun mortale, salvo rarissime circostanze in cui Dio permette che ciò avvenga, come per esempio nei casi di Padre Pio o Natuzza Evolo, ma per il resto ogni forma di contatto con le anime dei defunti non è nient'altro che un inganno diabolico.

(Non è certamente così, ma questa povera figliola non è davvero al corrente di tante cose; ndr).

Non sono i defunti quelli che parlano, sono dei demoni, anche se la gente pensa che non sia così, e io l'ho visto con i miei occhi, e continuo a vederlo. 


Incubi, continui incubi... scorgo sempre quello scheletro, disegnato sulla tavoletta, uscire dall'ombra e afferrarmi...

Non sai quante volte mi sono svegliata con segni di unghiate in tutto il corpo, che forse mi procuro da sola dormendo... non lo so, ma intanto non dormo più... e poi... ho sempre l'impressione che qualcosa, in quel fienile, si sia affiancato a noi e ci segua..."
Donata: "Che vuoi dire?"
Giulia: "Che casa mia, a quanto pare, sembrava diventata oggetto di strani fenomeni... rumori notturni inspiegabili, spostamento di oggetti, caduta di piatti, e una volta, trovai persino un bicchiere rotto dentro la cristalliera... insomma, succedevano cose troppe strane alle quali non ho mai potuto dare una spiegazione plausibile, e che ancora non comprendo.

Ed ho paura... Così parlai con questo prete, come ti dicevo, e lui mi disse che per quanto grave fosse stato il mio comportamento, non era tutto perduto: mi consigliò di confessarmi, poi di assistere alla Messa fino a quando quei disturbi non fossero passati...

Tuttavia all'inizio, non riuscivo nemmeno ad entrare in chiesa, non ce la facevo proprio,  era  come  se  qualcosa  mi  stesse  trattenendo.

Iniziai a portare sempre un Rosario al collo, di continuo, giorno e notte, sempre... sempre, e vedo che qualcosa comincia a migliorare, se non altro non accadono più cose strane in casa mia ‒ a parte ogni tanto qualche piatto rotto ‒ ma va leggermente meglio. Però, proseguo a non dormire la notte, perché vedo ancora la luce fortissima."
Donata: "Cosa ti senti di aggiungere a questo punto, riguardo a quello che hai raccontato?"
Giulia: "Beh, di non usare mai la tavola Ouija o altre cose per contattare i defunti... Se sono trapassati lasciateli in pace perché saranno loro a decidere di apparire, magari in sogno, ma non dovete essere voi ad andare in cerca di loro.

E se venite a contatto con la tavoletta Ouija o planchette che sia, fate in modo di allontanarvi da essa il più presto possibile. Sono cose sulle quali non si scherza..." 


Relazione, adattamento e cura di sebirblu.blogspot.it/