LA NOSTRA VULNERABILITA' (di Pierre Lèvy)




Non si intraprende il cammino spirituale per sopprimere la sofferenza, per diventare invulnerabili. Alla fine del viaggio non si troverà un tipo di felicità paradisiaca e sdolcinata, la vita trasformata in un parco di divertimenti, una beatitudine da cartone animato. Si percorre il sentiero per vivere nella verità della propria vita, per rendersi presente
al mondo, per esserci. Ci si impegna sul cammino con l’intenzione di diventare sensibili, umani, compassionevoli.
I concetti ci separano dall’istante, dal flusso impermanente delle sensazioni. I concetti si basano sulla paura di soffrire. Distaccandoci dalla nostra esperienza, ci fanno smarrire. Essendo animati dal timore, sono illusori. Essendo illusori, generano sofferenza.
Il fondo della saggezza, l’intelligenza del cuore, la grande sensibilità, in fin dei conti non sono altro che la nostra vulnerabilità, molto umile e molto ordinaria, che può però brillare più intensamente di mille soli se decidiamo di ascoltarla e di onorarla. […]
Vivere le proprie emozioni significherebbe gustare molto lucidamente e nel minimo dettaglio tutti gli eventi della nostra esperienza, come onde transitorie nella corrente dell’esistenza, senza credere nemmeno per un secondo alla realtà degli oggetti che si presume suscitino queste emozioni, né a quella del soggetto che si presume le provi. Di fronte a questa miriade di eventi mentali, possiamo fossilizzare le cose, le persone, i significati, i valori, un «io» e irrigidirci nella sofferenza. Ma, se seguiamo l’impulso appropriato, possiamo anche lucidamente lasciarci andare al flusso, alla varietà di energie, al carattere climatico e mutevole dell’esperienza.
Senti la struttura, la qualità, l’intensità delle tue emozioni, invece di credere a ciò che ti rappresentano. L’emozione è perfettamente reale. Ciò che è illusorio è il nesso tra l’emozione e i suoi oggetti. Sei effettivamente avido, ma non hai bisogno veramente del bersaglio specifico del tuo desiderio. Sei sicuramente irritato, ma l’oggetto della tua irritazione non è la sua causa. Quando senti l’emozione, sei presente. Quando credi a ciò che essa rappresenta cadi nella trappola dell’illusione, sogni, sei assente.
Senti l’emozione completamente. Resta in lei. Non fuggire nei pensieri. (Non domandare perché fa male, da dove venga, cosa sia esattamente a far male, come vi si potrebbe mettere fine ecc.). Non fuggire nell’azione. (La maggior parte delle azioni stupide viene compiuta per sfuggire a un’emozione spiacevole: aggredire per evitare di sentire la collera; prendere per sottrarsi all’avidità o al senso di mancanza; stordirsi per dimenticare la sofferenza ecc.).
Se senti le tue emozioni negative completamente e onestamente, non le farai vivere agli altri. Avrai infranto, almeno per quanto ti riguarda, la fatale catena della trasmissione della sofferenza, ed è il più grande favore che tu possa fare al mondo”

(Pierre Lévy: Il fuoco liberatore)