SIRIA: LA VERITA' DI UN PRETE




PADRE MAES
Padre Daniel Maes ha 78 anni, è belga e dal 2010 opera nell’antico monastero di Mar Yakub a Qara, a 90 km a nord di Damasco.
È stato chiamato lì direttamente da Madre Agnes-Mariam della Croce, la controversa suora accusata in Occidente di essere un agente al soldo di Assad per la sua attività di contro-informazione sulla guerra in Siria.
Quella di Padre Maes è una figura importante dei cristiani siriani
(sopratutto della comunità cattolico-melchita) non solo per la sua attività pastorale, svolta anche nei momenti più terribili della guerra, ma anche perché il suo sguardo è quello di un europeo che ha vissuto con i propri occhi quello che in questi anni è accaduto in Siria.
Qualche settimana fa è stato intervistato dal giornale olandese AD (Algemeen Dagblad) per raccontare la “sua” verità su questa guerra.
Padre Maes parla delle rivolte di piazza che, come in uno schema riprodotto già in Tunisia, in Libia e in Egitto, nel 2011 avrebbero dato origine alla guerra civile: “L’idea che una rivolta popolare abbia avuto luogo contro il presidente Assad è completamente falso. Sono a Qara dal 2010 e ho visto con i miei occhi come agitatori provenienti dall’esterno della Siria hanno organizzato proteste contro il governo e reclutato i giovani; e quello che loro giravano veniva trasmesso da Al Jazeera per dare l’impressione che una ribellione fosse in atto. Ho visto gli omicidi commessi da terroristi stranieri contro le comunità sunnite e cristiane nel tentativo di seminare discordia religiosa ed etnica tra il popolo siriano”.

UN PAESE ARMONIOSO
Spiega che prima della guerra, la Siria era “un paese armonioso: uno stato laico in cui le diverse comunità religiose vivevano fianco a fianco in pace”. Uno Stato autoritario certo, repressivo spesso come tutti i regimi mediorentali, ma una nazione dove la libertà della minoranza cristiana era garantita.
E che la Siria di Assad fosse uno dei paesi più avanzati del Medio Oriente, uno dei pochi con una classe media intraprendente e benestante, con servizi sociali all’avanguardia per gli standard della regione, è cosa risaputa.
Ora la guerra ha distrutto tutto. Come ha documentato Razziye Akkoc sul Telegraph, il paese che aveva uno dei tassi di alfabetizzazione più alti del Medio Oriente ora vede il sistema scolastico a pezzi con oltre il 45% dei bambini che non possono più frequentare le scuole (a causa del conflitto o perché distrutte) con un impatto drammatico sulle future generazioni; il paese che aveva uno dei sistemi sanitari più avanzati del mondo arabo oggi ha la metà degli ospedali distrutti e i medici costretti a fuggire, con l’aspettativa di vita scesa a 55 anni (era del 70 nel 2010).

I RIBELLI MODERATI
Padre Maes ricorda quando i famosi “ribelli moderati” esaltati dall’Occidente occuparono la sua città, Qara: erano in “migliaia, venivano dai paesi del Golfo, dall’Europa, dalla Turchia, dalla Libia e c’erano molti ceceni. Hanno formato una forza di occupazione straniera, tutti alleati di al Qaeda e di altri gruppi terroristici. Armati fino ai denti dall’Occidente, ci hanno letteralmente detto: «questo paese appartiene a noi ora»”.

LA PIÙ GRANDE MENZOGNA
L’intervistatore lo incalza: “Lei dice che l’esercito siriano protegge i civili, ma ci sono diversi rapporti sui crimini di guerra commessi dalle forze di Assad, come ad esempio i bombardamenti con bombe a botte”.
La risposta di Padre Maes non lascia adito a dubbi:“Non capite che la copertura mediatica sulla Siria è la più grande menzogna del nostro tempo? Hanno venduto pure assurdità su Assad. Voi pensate che quello siriano sia un popolo di stupidi? Che la gente faccia il tifo per Assad e Putin perché costretta? Gli americani hanno responsabilità in tutto questo per impossessarsi delle risorse naturali (…) e Arabia Saudita e Qatar per creare uno stato sunnita in Siria, senza libertà religiosa”.
E ancora, rivolgendosi all’intervistatore: “Sai, quando l’esercito siriano si stava preparando per la battaglia di Aleppo, alcuni soldati musulmani sono venuti da me per ricevere una benedizione. Tra musulmani e cristiani non c’è mai stato problema. I massacri sono compiuti da quei radicalisti islamici, ribelli sostenuti dall’Occidente, tutti di Al Qaeda e Isis. Tra loro non ci sono “combattenti moderati”.
Possono sembrare i deliri di un vecchio prete venduto ad un dittatore se non avessimo continua prova dei processi di manipolazione mediatica costruiti a tavolino.
L’ultimo è quello uscito qualche giorno fa sulle “presunte” esecuzioni di massa compiute dal regime nel carcere di Saydnaya: tra i 5000 e i 13000 civili tra il 2011 e il 2014. Un rapporto costruito su prove inesistenti e numeri dedotti da calcoli e proiezioni; basato su testimonianze anonime di personaggi reclutati tra le organizzazioni anti-Assad finanziate dai servizi segreti occidentali e sauditi. Eppure questo rapporto pubblicato da Amnesty International è diventato Verbo sui media occidentali (per chi volesse approfondire gli argomenti di confutazione rimandiamo a questo articolo).

DOV’È DIO IN QUESTA GUERRA?
Non è la prima volta che un cristiano di Siria racconta una verità scomoda per le nostre coscienze imbevute di manipolazione.
Padre Maes ci aiuta a capire il senso del tempo che stiamo vivendo; il velo di falsità e di bugie che attraversa l’Occidente, che violenta spesso la nostra idea del mondo o almeno, quella che ci viene imposta. E nella sua incredibile umiltà, questo vecchio prete fiammingo rimasto a Qara a proteggere cristiani e musulmani quando l’orda dei mercenari jihadisti occupò la città, apre anche uno squarcio, per molti sicuramente incredibile, sulla manipolazione di ciò che chiamiamo democrazia.
Trovo un suo vecchio scritto  pubblicato un anno fa in cui racconta una giornata di incontri, speranze e amicizie tra islamici e cristiani. Ad un certo punto un musulmano gli si avvicina e gli domanda: “Padre, dov’è Dio in questa guerra?”; e lui risponde: “negli uomini di buona volontà”.
Comunque la pensiate, Padre Maes è uno di questi uomini.

Su Twitter: @GiampaoloRossi