I SEGRETI DELLA GRAN MADRE DI TORINO


Percorrendo via Po, noteremo un elemento che contraddistingue Torino più di ogni altra città al mondo: i portici. Hanno una lunghezza complessiva di 18 chilometri, 12 dei quali senza interruzioni che permetteva ai reali di Savoia di passeggiare senza mai preoccuparsi della variazioni climatiche: in estate riparati dal sole, in inverno protetti dalla pioggia e dalla neve. La stessa piazza Vittorio Veneto nella quale confluisce via Po, è la più grande piazza d’Europa interamente porticata.
 
 
 
Il ponte che da piazza Vittorio Veneto attraversa il fiume Po per raggiungere la chiesa della Gran Madre e le colline torinesi, fu fatto invece erigere per volere di Napoleone Bonaparte come regalo alla città sostituendo un precario ponte in legno già compromesso durante la piena del fiume del 1706.
La curiosità riguarda il fatto che, durante la sua costruzione iniziata nel 1810, fu murata all’interno del pilone centrale una cassa di piombo contenente a sua volta una cassetta in legno di cedro a custodire 88 medaglie e monete d’oro. Quando Napoleone fu infine esiliato a Sant’Elena, i lavori del ponte non erano ancora del tutto ultimati, ma la cassa faceva ormai parte integrante del pilone!
Attraversando il fiume, si giunge alla chiesa della Gran Madre e c’è chi afferma che sia stata volutamente fatta erigere nello stesso luogo dove primitive popolazioni celebravano il culto della dea Iside, chiamata anche Grande Madre.








Iside, dea della fertilità, era contraddistinta da una carnagione scura quasi ad emulare il Nilo che nei periodi di piena trasportava sulle rive una terra nera e fertile, il limo. Ad avvalorare questa tesi, forse il fatto che nei sotterranei della Gran Madre si celi proprio la statua di una Madonna nera.
I fatti comprovati dalla storia ci raccontano un’altra versione: la chiesa, il cui nome completo è Gran Madre di Dio, fu costruita nel 1814 per festeggiare il ritorno in patria del re Vittorio Emanuele I per l’esilio forzato in Sardegna a causa dell’occupazione napoleonica.
Sul timpano del tempio si legge chiaramente un epigrafe in latino:
ORDO POPULUSQUE TAURINUS OB ADVENTUM REGIS
il cui significato è ‘La nobiltà (o la città) ed il popolo di Torino per il ritorno del re’.
Secondo un’interpretazione esoterica, l’Ordo taurinus potrebbe però essere interpretato come un saluto ad un Ordine Taurino, il popolo celtico che viveva in queste terre prima dell’arrivo dei romani.
Infine, ai lati della chiesa sono state disposte due statue che rappresentano la Fede (che solleva un calice e tiene una Bibbia in grembo) e la Religione (che sorregge una croce). Gli esoteristi affermano che la statua della Fede nasconda un messaggio segreto che indichi dove sia celato il Santo Graal, il sacro calice utilizzato da Gesù Cristo durante l’Ultima cena. Una versione vorrebbe che il Santo Graal sia sepolto ai piedi della statua.




L’altra, ormai diffusamente conosciuta, asserirebbe che lo sguardo della Fede indichi il punto dove sia nascosta la sacra reliquia. Il problema è che la statua è stata scolpita priva di pupille e, quindi, determinare il luogo da lei indicato è praticamente impossibile.
Fede e religione sono i simboli per eccellenza dell’istituzione della Chiesa. Se si osservano le statue proprio sotto un profilo simbologico, si noteranno delle inesattezze. Se la statua reggesse realmente tra le mani il Sacro Graal, allora sarebbe corretto ipotizzare che la figura della Fede sia la personificazione di Maria, la madre di Gesù. Ma la Madonna in questo caso indossa un velo dalle fattezze e dal taglio romano, non certamente ebraico. Uno studioso afferma inoltre che la statua della Religione sieda sopra (o che abbia ai suoi piedi) una tiara, il copricapo papale simbolo della sovranità della chiesa.
Questo suggerirebbe l’imminente fine dell’istituzione della Chiesa. Teorie onestamente tirate un po’ per capelli, ma, a questo riguardo, è interessante citare un’interpretazione di una profezia di Nostradamus secondo la quale “il potere secolare della chiesa cadrà partendo da una città bagnata da due fiumi”. Facile fare un’associazione mentale con Torino, se si aggiunge anche che il veggente… la visitò di persona!
di William Facchinetti Kerdudo

Per approfondire:
William Facchinetti Kerdudo
TORINO, MISTERI E ITINERARI INSOLITI TRA REALTA’ E LEGGENDA
POLARIS