I TRE FIGLI

I TRE FIGLI


Quante volte noi mamme elogiamo i nostri figli e le loro qualità, spingendoli a volte a seguire strade che noi vorremmo aver compiuto e nella loro bellezza, nei loro doni, esaltiamo, consciamente o inconsciamente, noi stessi e le nostre aspettative
deluse. Ma abbiamo veramente insegnato ai nostri figli ad essere uomini o donne del futuro? Gli abbiamo insegnato il rispetto per la propria e l'altrui proprietà, la coscienza dei propri errori e che ogni azione comporta una reazione? Li abbiamo resi forti, capaci di imparare dalle traversie della vita invece di esserne schiacciati? Sia chiaro, sono domande che personalmente rivolgo a me stessa, perchè con i figli non ci vengono fornite le "istruzioni per l'uso", essere genitori è un compito difficile e certamente il primo figlio è diverso dagli altri perchè è su di lui che le nostre ansie erano più forti, i timori più grandi, le incertezze più acute. Almeno, per me è stato così.
Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate, e, dopo aver letto il racconto sotto, quali sono i vostri pensieri in merito.
Gabry Fogli






I Tre Figli

Tre donne andarono alla fontana per attingere acqua. Presso la fontana, su una panca di pietra, sedeva un uomo anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro discorsi.
Le donne lodavano i rispettivi figli.
"Mio figlio", diceva la prima, "è così svelto ed agile che nessuno gli sta alla pari".
"Mio figlio", sosteneva la seconda, "canta come un usignolo. Non c'è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella come la sua".
"E tu, che cosa dici di tuo figlio?", chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio.
"Non so che cosa dire di mio figlio", rispose la donna. "E' un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale...".
Quando le anfore furono piene, le tre donne ripresero la via di casa. Il vecchio le seguì per un pezzo di strada. Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle.
Ad un certo punto si fermarono per far riposare le povere schiene doloranti.
Vennero loro incontro tre giovani. Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dopo l'altro.
Le donne lo guardavano estasiate: "Che giovane abile!".
Il secondo giovane intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell'aria come un usignolo.
Le donne lo ascoltavano con le lacrime agli occhi: "E un angelo!".
Il terzo giovane si diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla, camminando accanto a lei.
Le donne si rivolsero al vecchio: "Allora che cosa dici dei nostri figli?".
"Figli?", esclamò meravigliato il vecchio. "Io ho visto un figlio solo!".

"Li riconoscerete dai loro frutti" (Matteo 7,16).

Autore: Bruno Ferrero - Libro: Solo il Vento lo sa
Casa Editrice: ElleDiCi

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