IL CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA


Introduzione


Cosa spinge, ogni anno, folle di pellegrini a mettersi in viaggio sui diversi percorsi designati in Europa per raggiungere la città di Santiago di Compostela, nella regione spagnola della Galizia? Sono persone di ogni età, provenienza e, addirittura, religione che affrontano, a piedi o in bicicletta, gli 800 e passa chilometri per raggiungere uno dei santuari più famosi del mondo, quello edificato sulla tomba dell'apostolo Giacomo.

Per cercare di capirlo, dovremo fare un tuffo nel passato, agli inizi dell'era medievale, quando alcuni uomini in un'istituzione già potente come quella della Chiesa cristiana si diedero un gran daffare per "pianificare", quasi a tavolino, il Cammino, tracciando strade, edificando punti, ostelli, chiese e cattedrali, "obbligando" migliaia e migliaia di pellegrini a seguire il percorso da loro tracciato.

Da un punto di vista strettamente religioso, sono tre i più grandi ed importanti luoghi di pellegrinaggio nel mondo: Roma, sulla tomba dell'apostolo Pietro, Santiago di Compostela e, naturalmente, Gerusalemme, dove si trova il Santo Sepolcro. Nessuna di queste, però, è costellata di un'aura quasi magica di sacralità e di mistero come il cammino di Santiago, con tutta l'organizzazione che vi è dietro, le tappe e i sentieri ben segnalati, la pletora di ostelli ricoveri e locande cosparse su tutto il percorso, la cordialità della gente verso il pellegrino ed infine i luoghi designati per ricevere il timbro e per riempire, tappa dopo tappa, la Compostela, il documento ufficiale che comprova la partecipazione al pellegrinaggio.

Il cammino di Santiago è un'esperienza straordinaria, che lascia in chi lo compie un segno indelebile. Si tratta, ovviamente, di qualcosa di più complesso di un semplice pellegrinaggio religioso, qualcosa di più simile ad un cammino iniziatico. In effetti, guardando il Cammino da un punto di vista simbolico, esso si snoda lungo un percorso che va da oriente ad occidente. Per gli antichi, l'occidente rappresentava simbolicamente la Morte, e la meta finale del pellegrino è una tomba (quella dell'apostolo Giacomo). In Galizia questo senso simbolico è acuito dal fatto che per gli antichi, prima della scoperta dell'America, oltre la costa galiziana si trovava la fine del mondo conosciuto. La località di Fisterra, che si affaccia sull'Oceano Atlantico, ben testimonia, nel suo nome, questa antica credenza: Fisterra è, infatti, una contrazione della locuzione latina "finis terrae", cioè la "fine del Mondo". Tutto il viaggio, dunque, viene compiuto al fine di raggiungere una morte simbolica. Ma non si tratta, beninteso, di un decesso fisico: è, invece, la cosiddetta "morte mistica", quella fase di passaggio dopo la quale si rinasce completamente rinnovati, illuminati ed elevati su un piano spirituale superiore.


Il Codex Calixtinus


La fonte più autorevole e citata per la documentazione sul Cammino e sul culto del santo di Compostela è il medievale "Liber Sancti Jacobi" (Libro di San Giacomo), un insieme di testi di varia provenienza redatti all'inizio del XII sec. e compilati insieme dal 1139 al 1173. Una bolla di papa Innocenzo II, apposta in appendice al manoscritto originario, ne attribuisce l'autorità a papa Callisto II, ragion per cui il codice è anche chiamato "Codex Calixtinus". In realtà, come hanno scoperto in seguito gli studiosi che lo hanno analizzato, la bolla e l'attribuzione papale sono un falso ben congegnato, preparato probabilmente per favorire l'ambiente politico dei Duchi di Borgogna, alla famiglia dei quali apparteneva il papa Callisto, e l'ambiente benedettino cluniacense, la cui potenza era in quel periodo in forte ascesa, soprattutto in Francia.

In termini di prestigio personale, ne giovò soprattutto il chierico Aymeric Picaud (Americo di Picaud), proveniente dall'Abbazia francese di Vézelay, che in quel periodo stava passando, appunto, ai Cluniacensi, il quale fu nominato custode del codice presso il santuario composteliano. Molti, di conseguenza, attribuiscono a lui la vera paternità del codice anche se oggi la maggior parte degli studiosi è propensa a considerarlo come un lavoro di gruppo nato nell'ambiente cluniacense dello scriptorium di Santiago.

Il Codice si compone di cinque libri. Nel primo di essi, intitolato "Anthologia liturgica (hymni et homiliae)", viene descritto un vero corpus liturgico di inni, sermoni e preghiere studiati per preparare adeguatamente il pellegrino, nonché un calendario di celebrazioni e ricorrenze da celebrare in onore del Santo. Il secondo manoscritto, "De miraculis Sancti Jacobi", narra di 22 miracoli attribuiti al Santo che sono stati compiuti in diversi luoghi, anche molto lontani dalla Spagna. Il terzo volume, "Liber de translatione", racconta in dettaglio le tradizioni legate alla traslazione delle spoglie del Santo da Gerusalemme, dove era morto, fino in Galizia, dove era miracolosamente approdato. Questo codice fu probabilmente tra le fonti cui si ispirò Jacopo Da Varagine per compilare l'agiografia di San Giacomo nella sua famosa "Legenda Aurea". Il quarto libro, intitolato "Historia Karoli Magni et Rotholandi", ma più comunemente noto come "Historia Turpini", è una curiosa cronaca romanzesca ispirata alle "chansons de geste" e al "ciclo carolingio" dell'epoca. Raccontata da Turpino, il leggendario arcivescovo di Reims che era tra i dodici pari di Carlo Magno, la cronaca racconta di come San Giovanni sia apparso in sogno a Carlo Magno, rivelandogli l'esistenza del proprio sepolcro, e di come l'imperatore sia partito per andare a liberarlo dall'occupazione dei pagani.

L'ultimo libro è quello più interessante dal punto di vista simbolico: si tratta dell'"Iter pro peregrinis ad Compostellam, Aymeri Picaud ascriptum", una guida al pellegrinaggio attribuita, come si evince dal titolo, ad Americo di Picaud. In esso non solo vengono descritte in dettaglio le varie tappe e le località interessate dal Cammino, ma vi sono anche delle considerazioni di carattere filosofico e simbolico che spiegano, tappa dopo tappa, la sua importanza dal punto di vista dell'evoluzione spirituale. 



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