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"DISABILI NEL CORPO, ABILI NEL CUORE"

Benvenuti a tutti i nuovi amici. Le nostre strade si incrociano, provengono da diverse esperienze, da diversi passati, da diversi ...

venerdì 8 dicembre 2017

A VOLTE SIAMO CAROGNE E CI COMPORTIAMO DA COGLIONI



Questa è una nota particolare, dedicata ad un amico che non conosco e non ho mai conosciuto di persona, ma attraverso Facebook. Non esporrò il nome con cui è conosciuto, lo chiamerò semplicemente Amico, lui capirà che sto parlando di lui e con lui.
Questa nota tratta di morte, di desiderio di morire, di tentativi di suicidio, di sofferenza, di dolore.
Caro Amico, il dolore non ha nome. Che sia fisico, psichico, mentale, noi noi abbiamo bisogno di etichette. Quelle le lasciamo ai medici che ne hanno bisogno per "curarci" fisicamente, ma tra di noi, abitanti dell'Isola della Sofferenza circondati dal mare dell'Indifferenza, non servono.
Il dolore e la sofferenza ci uniscono perchè parlano lo stesso linguaggio. Forse qui sta la differenza tra noi due...io non considero il mio dolore come quello "più forte", nè sono convinta che lo sia. Ho capito che quello che ti ha fatto star male, tanto male, è stato il mio parlare di compiere "un gesto eclatante" per attirare l'attenzione delle autorità, ma il mio parlare era dettato dalla disperazione di sentirsi inascoltata da chi, invece, avrebbe il dovere di accogliermi e di mettere in atto tutto ciò che serve a far star meglio non solo me, ma tutti quelli che soffrono.


Caro Amico, mi hai sgridata per questo, e ti ringrazio di ciò, anche perchè sei stato l'unico che ha mantenuto dentro di sè queste parole, e le ha "sentite" come un pugno nello stomaco, come un "tradimento", perchè sei l'unico tra quelli che conosco che ha questo rapporto con "Sorella Morte" così prossimo, così presente…ti alita sul collo, e tu l'accogli, ti soffia tra i capelli e senti l'alito del Suo fiato, l'hai cercata tante volte e tante volte, proprio perchè tua Amica, ti ha ributtato indietro, non eri ancora pronto. Sorella e aguzzina, Serva e Padrona. Sta con Te, sempre, perchè La invochi come liberatrice del dolore lancinante che hai dentro, che ti riporta al passato, ad un presente che non senti tuo, a un Amore che non c'è più.

Mi hai implorato di non scrivere più quelle cose. Non le scriverò, stai tranquillo, ma il mio era un esempio su un fatto eclatante accaduto qualche giorno prima, una sfida, il cui guanto è stato gettato, ma dall'altra parte l'hanno lasciato cadere, vigliaccamente.
A Te, Amico mio, dedico queste parole perchè so che tu comprenderai...

Ci sono momenti nella vita che lasciano in te tracce, solchi, momenti che ti cambiano e dopo non sarai più come prima. Niente sarà più come prima.
Possono essere legati ad una gioia immensa o, al contrario, ad un dolore, forte, di quelli che sono pugni nello stomaco, che ti riempiono di rabbia che sfoghi sul primo che ti dice qualcosa, qualsiasi cosa. Il primo che ti capita a tiro. A me succede. E' successo. A volte di essere parte attiva, a volte passiva.


E' giusto, non è giusto...tutti siamo bravi a dirlo, tutti sappiamo così bene interpretare e giudicare come agiscono "gli altri", ma noi...noi abbiamo sempre ragione, per un motivo o per l'altro, siamo così bravi a trovarci tante scuse per essere carogne e altrettanto crudeli, ci arrampichiamo nella  nostra torre e ci comportiamo da coglioni offesi.
Sarà "spirituale" coglioni? Probabilmente no, anche se penso che il Cristo, guardandoci da lassù lo pensi milioni di volte al giorno. Milioni, o sarebbe meglio dire miliardi.
Non so come mi sento, mi sento e basta. Quasi in catalessi. Ho strappato il cerotto di morfina che bruciava terribilmente, ma ora sono senza copertura ed ho male dappertutto.
Che strana giornata è la vita. Una incredibile giornata di comune follia. La Vita continua perchè tende a replicare sè stessa.
Il dolore o la gioia sono stati mentali, certo, ma anche fisici. Di dolore si può morire, di Amore si può morire come vivere la Gioia più immensa, puoi toccare il cielo o sprofondare negli abissi. Quello che fà la differenza è la "comprensione", il prendere in sè. Comprendere che tutto ha un senso anche se a noi manca quel senso, sul momento siamo troppo coinvolti e non in grado di vederlo.
Ma il tempo ci porterà a comprenderlo se solo avremo occhi per "vedere" e orecchie per "sentire".
Quando mi si dice che "pensando" di star bene il dolore svanisce rispondo che il "Cristo" sulla Croce ha avuto un momento di debolezza legato al dolore, che nel Getsemani sudò sangue pensando a ciò che lo attendeva, perchè era qui incarnato, e la nostra carne viene ferita, colpita, oltraggiata.
Ma come la carne anche i sentimenti vengono feriti, colpiti, oltraggiati.
E' un lavoro grande quello di riuscire a com-prendere il perchè di quello che ci sta accadendo, che cosa ci sta insegnando, che sia Vita o che sia Morte.
Perchè ogni cosa ci parla, ogni avvenimento, ogni accadimento porta con sè la lama che forgia e che provoca dolore o le braccia che ci cingono le spalle e ci donano Amore, siano esse di un compagno, di un amante, di un figlio, di un'amico.

Gabriella Fogli


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