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"DISABILI NEL CORPO, ABILI NEL CUORE"

Benvenuti a tutti i nuovi amici. Le nostre strade si incrociano, provengono da diverse esperienze, da diversi passati, da diversi ...

lunedì 5 febbraio 2018

IL DOLORE NON MI RENDE "SANTA"



Vi incollo il post qui sotto, ma permettetemi una osservazione. Ieri ho avuto una giornata di quelle dove il dolore mi impedisce di fare qualsisasi cosa. Ho cercato di applicare questo concetto, ma confesso che non ci sono riuscita. Quando provi dolore puoi osservarlo da tutte le parti che vuoi, ma sempre dolore rimane e, nonostante lo accetti, faccio fartica a concentrarmi su qualsiasi cosa perchè prevale lui, invadente, destabilizzante, e quando


lo "osservo" prevale ciò che sento, cioè l'incapacità di fare qualsiasi cosa e mi sento impotente di fronte a "lui", di fronte al "dolore".  Non parlo di "sofferenza", quella è un'altra cosa. Parlo di materia, di fisico, e chi non prova continuamente dolore alle ossa, ai nervi, ai muscoli può  affermare "penso". Io non "penso" perchè so in cosa consiste.  Ho perso mio padre di cancro qualche giorno prima di Natale e, per fortuna, gli hanno somministrato medicinali "palliativi" ed è passato dal sonno alla morte senza rendersene conto. Assumo regolarmente forti antidolorifici prescritti dall'ambulatorio per la terapia antalgica, ma, molte volte, non funzionano e devo assumere altri antiinfiammatori oltre al cortisone.
Non credo che sopportare il male possa far bene alla mia anima, anzi, non mi interessa essere "santa" e non credo nella funzione di redenzione del dolore. Sono certa che esiste una forza "Padre e Madre" nell'Universo, ma un Padre ed una Madre non desiderano che il figlio stia male, anzi, soffrono e lottano con tutti i mezzi disponibili affinchè ritrovi la salute. In questo credo. Il Male, il dolore, non provengono da Loro.
Gabry.



"Osservare il dolore in completo silenzio"
Dobbiamo considerare l’enorme problema del dolore che l’uomo non è mai riuscito a superare; può cercare di sfuggirlo bevendo o ricorrendo a molte altre vie di fuga, ma questo non significa superarlo, vuol dire semplicemente evitarlo. Siamo di fronte al fatto della morte e al fatto del tempo; potete osservarlo in completo silenzio? Potete osservare il vostro dolore in completo silenzio? Senza che qualcosa di straordinario, di estremamente complesso vi obblighi ad essere tranquilli, ma piuttosto il contrario; potete osservarlo, conoscendo la grandezza, la straordinaria complessità della vita, del vivere e del morire? Potete osservarlo in maniera oggettiva e in completo silenzio? Penso che questa sia la via d’uscita. Uso con molta esitazione la parola "penso", ma davvero questa è l’unica via. - Krishnamurti, Talks & Dialogues Saanen 1968, pp 81-82



I CONSIGLI DI GABRY

 

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