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sabato 28 luglio 2018

ACCETTARE I FATTI PER CIO' CHE SONO: UNA STRADA PER LA SERENITA'



Una antica storia zen racconta di un monaco che viveva in un villaggio. La figlia dei suoi vicini si casa rimase incinta e ai suoi genitori, rosi dalla rabbia, disse che era stato il monaco. Il padre della ragazza si recò dal monaco, lo ingiuriò per ciò che aveva fatto a sua figlia e gli disse che, una volta nato il bambino, avrebbe
dovuto prendersi cura di lui. Davanti alle accuse, offese, ingiurie e richieste dell’uomo, il monaco rimase impassibile. L’unica frase che uscì dalla sua bocca fu: “ah. È così?”
Passarono i mesi, la ragazza partorì e il bambino fu portato dal monaco, che lo crebbe con amore. Un giorno la ragazza, rosa dal senso di colpa, confessò ai suoi genitori di aver mentito, il padre del bambino non era il monaco ma il garzone del macellaio.
I genitori della ragazza si recarono dal monaco per chiedergli perdono per aver pensato male di lui e per riprendersi il bambino così da sollevarlo da obblighi che non gli competono.
Il monaco porse il fagottino contenente il bambino ai genitori della ragazza e disse nuovamente: “ah! È così?”
Cosa ci dice questa storia? Essa viene spesso utilizzata come aneddoto per indicare il modo corretto di reagire agli eventi, ovvero accettando i fatti “per ciò che sono”, sviluppando un punto di vista neutro in cui l’ego non è coinvolto.
Immaginate cosa sarebbe successo se la vicenda fosse stata gestita dal punto di vista dell’ego! Probabilmente sarebbero subentrate delle dinamiche basate su orgoglio, risentimento e rancore. Permettere agli eventi di influenzare i nostri stati d’animo vuol dire dargli il potere di gestire la nostra vita. Diventiamo schiavi dell’ambiente, il mondo esterno decide cosa dobbiamo pensare o come dobbiamo reagire. E ciò ci depotenzia, ci annulla, mortifica le nostre vite. Se invece riuscissimo a sviluppare un atteggiamento da “osservatore” dei fatti, in cui ci si limita a testimoniare ciò che sta avvenendo senza coinvolgimento emotivo, la nostra vita ne trarrebbe immensi benefici. Se riusciamo a dire o pensare “ah!è così?”in presenza di un evento che ci riguarda, riusciamo a riportarlo nella sua giusta dimensione. Gli eventi non sono piacevoli o spiacevoli. Sono “quel che sono”. È l’ego a dargli una coloratura emotiva. Se riusciamo a distaccarci dal giudizio, e quindi dall’ego, riusciamo a vedere i fatti “per ciò che sono”.




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